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Inside Scientology: recensioni e intervista con l'autrice

Nel luglio 2011 è uscito il volume Inside Scientology: The Story of America's Most Secretive Religion di Janet Reitman. In questa pagina, le recensioni del gestore di Allarme Scientology e di Tony Ortega, redattore del Village Voice, e un'intervista dello stesso all'autrice.

© Traduzione a cura di Simonetta Po, agosto 2011.

 



Recensione di Simonetta Po (agosto 2011)

Ho appena finito di leggere Inside Scientology - the Story of America's most Secretive Religion di Janet Reitman, la giornalista di Rolling Stone che nel 2006 scrisse un eccellente articolo dallo stesso titolo. Articolo che poi è stato espanso fino a diventare questo notevole volume.

Sono 412 pagine (di cui 40 di note di approfondimento) che si leggono in un fiato. Quello della Reitman è un libro agile, avvincente, scritto con grande stile narrativo e altrettanta accuratezza. E, giusto per non farsi mancare nulla, comprende 8 pagine di bibliografia selezionata e ancora due pagine di ringraziamenti, tra cui quelli ai gestori di siti web e ai critici online il cui lavoro paziente e gratuito l'autrice ha potuto liberamente consultare [1] per cucire assieme quella che è senza dubbio la storia più completa e obiettiva mai scritta su Scientology.

Il libro è diviso in quattro parti e 17 capitoli.

I primi 6 capitoli (125 pagine) ripercorrono la storia di L. Ron Hubbard, la nascita di Dianetics, della Chiesa di Scientology, della Sea Org. La Reitman attinge grandemente a quelle che fino a ieri erano le pietre miliari della narrativa sul movimento: Bare Faced Messiah di Russell Miller (1987) [qui in italiano] e A Piece of Blue Sky di Jon Atack (1990) [qui in italiano].

Ciò che rende il lavoro della Reitman una nuova pietra miliare è l'aver magistralmente raccontato il periodo successivo, ripartendo là da dove Miller e Atack si erano fermati: Miller con la morte di Hubbard e Atack con l'ascesa al potere di Miscavige. La Reitman però ha consultato anche altri testimoni diretti del periodo e soprattutto ha il grande merito di aver contestualizzato storicamente le varie "fasi" di Scientology e i differenti motivi di fascino che ha esercitato sui giovani nei diversi momenti storico-sociali americani. Scientology ha sempre saputo "cavalcare l'onda" e reinventarsi, a differenza della grande maggioranza di movimenti religiosi giovanili nati nello stesso periodo e morti nel giro di pochi anni.

Per far meglio comprendere questi aspetti, l'autrice prende a emblema le storie personali di alcuni membri, non necessariamente fuoriusciti: Helen O'Brien [2] per gli anni '50, Jeff Hawkins per gli anni '60/'70, [3] Lisa McPherson per gli anni '80, le seconde generazioni per l'attualità.

La Reitman dimostra grande sensibilità nel narrare gli eventi, una sensibilità che secondo me mancava negli altri libri scritti sull'argomento: i giornalisti hanno sempre rincorso più la notizia che una reale comprensione del fenomeno, gli ex membri hanno a volte peccato di eccessivo "vittimismo", gli accademici (pochi in realtà quelli che hanno affrontato la materia) [4] hanno usato il freddo linguaggio della scienza sociale. Tutti a loro modo sono molto utili per fare il quadro generale, ma nessuno è stato in grado di far cogliere i diversi punti di vista e l'umanità dei protagonisti come ha fatto la Reitman.

Dopo aver analizzato la scalata di Miscavige fino alla definitiva presa di potere (e la sua narrazione fa comprendere molte cose mai prima così bene esplicitate), la Reitman dedica tutta la Terza Parte del libro (4 capitoli) a Lisa McPherson: la sua storia di donna, la sua storia di praticante di Scientology, la sua agonia al Fort Harrison, che cosa ha rappresentato la sua morte per Scientology e per Miscavige. E' un racconto vibrante e appassionato che, anche in questo caso, fa comprendere molto sui motivi dell'affiliazione, dell'appartenenza, dell'obbedienza. Al di là della "verità giudiziaria", nella storia di Lisa dobbiamo anche vedere una "verità umana" e una morale; la Reitman eccelle anche in questo senso dipanando la storia dall'inizio alla fine e dimostrando grande sensibilità verso tutti i protagonisti della vicenda (che non sono pochi e sono soprattutto degli scientologist dedicati).

La Quarta Parte affronta la strategia delle celebrità - con un capitolo intero su Cruise (nessun pettegolezzo alla Morton...) - e poi racconta le seconde generazioni, mettendo a confronto l'entusiasmo dei giovani nati in Scientology, il loro modo di vivere la loro realtà "data" (per loro non si tratta infatti di conversione, come lo fu per i genitori) fino a entrare ancora adolescenti nella Sea Org e, nel caso di alcuni, "l'amaro risveglio" dopo anni di fedele servizio a "INT", il quartier generale nel deserto della California e luogo di residenza di Miscavige. Alcuni dei protagonisti di queste storie sono nomi ormai noti, come Marc e Claire Headley, mentre altri sono inediti.

La narrazione non si avvale unicamente dei racconti degli ex, come è invece stato per altri libri, ma anche delle opinioni dei seguaci contenti e degli "indipendenti", la novità degli ultimi anni. Non che gli indipendenti non siano mai esistiti, [5] ma mai prima d'ora avevano potuto contare su uno strumento così potente come Internet per farsi sentire e per organizzarsi.

La Reitman precisa che la collaborazione della Chiesa di Scientology è stata abbastanza scarsa, benché all'inizio non fossero mancati momenti collaborativi, in particolare con Mike Rinder, all'epoca dei primi contatti ancora il portavoce internazionale della Chiesa di Scientology, poi a sua volta fuoriuscito nel 2007. E' per questo motivo che non ha potuto intervistare liberamente molti seguaci soddisfatti. I colloqui con gli "indipendenti" le hanno permesso di farsi un quadro più preciso della credenza in Scientology e in Hubbard, mentre ha scelto deliberatamente di non avvalersi della collaborazione degli "ex arrabbiati", o che erano già conosciuti ai media ("ex professionali") o che avevano cause in corso. Precisa che alcune delle sue fonti hanno avuto esposizione mediatica (o hanno scritto un proprio libro) solo dopo che lei li aveva già consultati e, in occasione dei suoi primi colloqui con loro, non avevano mai parlato prima in pubblico. [6] Le ricerche per il suo lavoro sono durate 6 anni e in un periodo così lungo molte cose sono destinate a cambiare.

Mark Rathbun non ha voluto farsi intervistare per il libro e l'autrice ha attinto ai post del suo blog. Lo stesso vale per Mike Rinder, che in veste di portavoce le aveva dato un grosso aiuto per comprendere alcuni degli aspetti più positivi di Scientology e di Hubbard.

Concludendo, "Inside Scientology" è un libro obiettivo e perciò di grande interesse, è frutto di un'accurata ricerca, è scritto molto bene e lo consiglio vivamente a chiunque voglia andare oltre il pregiudizio. E' possibile ordinarlo a prezzo scontato su Amazon, sono una ventina di euro molto ben spesi.

Note:

1. Ben diverso è stato il comportamento di alcuni autori, curatori, giornalisti, presunti esperti italiani che copiano a man bassa da Internet facendo passare per proprio il lavoro altrui e arrivando, in alcuni casi, a omettere deliberatamente i riferimenti che considerano "scomodi", come più volte documentato su free.it.religioni.scientology;

2. Ho tradotto in italiano il suo Dianetics in a Limbo;

3. Ho tradotto in italiano il suo Counterfeit Dreams, la migliore storia di ex che abbia mai letto, migliore nel senso che ti fa capire tanti "perché" altrimenti difficilmente comprensibili;

4. E' in uscita a settembre 2011 The Church of Scientology: a History of a New Religion di Hugh B. Urban, professore di studi religiosi alla Ohio State University. Nel 2009 è uscito invece Scientology a cura di James R. Lewis, un'apprezzabile raccolta di articoli accademici di vari autori;

5. Nel movimento hubbardiano ci sono stati altri "esodi di massa" a iniziare dai tempi di Dianetics. In seguito, la pubblicazione nel 1965 della HCO PL "Mantenere Scientology in funzione" risultò indigesta a parecchi, che in Scientology vedevano l'antitesi stessa dell'autoritarismo e a cui quella direttiva fece comprendere di appartenere invece a un gruppo fortemente autoritario e antidemocratico, per nulla "pacifico" o "pacifista". Infine, la presa di potere di Miscavige, lo smantellamento del network delle missioni, l'istituzione della "Polizia Finanziaria" provocarono l'uscita di migliaia di membri e la nascita del primo movimento indipendente strutturato, la Free Zone di David Mayo.

6. Tra cui: Jeff Hawkins, Marc e Claire Headley, Nancy Many, Steve Hall, Kendra Wiseman, Mark Fisher, Amy Scobee e altri.



Inside Scientology mantiene le promesse: David Miscavige ha di che preoccuparsi

© Di Tony Ortega, 13 giugno 2011. © traduzione di Simonetta Po.

Il mese prossimo il libro Inside Scientology di Janet Reitman arriverà in libreria e per gli osservatori di Scientology, per la stessa Scientology, il mondo non sarà più lo stesso.

Con il sottotitolo: storia della religione più elusiva d'America, il libro vi dà ciò che promette, e promette molto.

«Il mio intento era scrivere la prima storia moderna e obiettiva della Chiesa di Scientology», dice la Reitman nell'introduzione. «Obiettivo di Inside Scientology è tradurre [l'arcano] linguaggio di L. Ron Hubbard e distinguere il mito dai fatti.»

Progetto ambizioso. E alla fine delle sue 369 pagine vi convincerete che non solo la Reitman ha mantenuto fede ai suoi intenti, ma ha ripercorso in modo approfondito e lodevole la miglior storia su L. Ron Hubbard, David Miscavige, Scientology e il suo strano passato, presente e possibile futuro che sia mai stata scritta.

Detto questo, il sottoscritto osservatore di lungo corso di Scientology deve ammettere alcune iniziali perplessità sul vigoroso libro della Reitman. Poche pagine dopo la promessa di dare così tanto, a pagina 3 della copia preliminare l'autrice sbaglia l'anno di morte di L. Ron Hubbard (mi è stata promessa una copia finale del libro, e spero che questo errorino sia stato corretto [no, non lo è stato e l'anno di morte riportato è ancora il 1985, invece che il 1986 - N.d.T.]. Nelle pagine seguenti, dedicate ai primi anni di Hubbard, ci sono alcune evidenti omissioni che mi avevano preoccupato circa il suo approccio. Ma come, mi sono detto, citi la carriera universitaria di Hubbard senza sottolineare che questo auto-dichiarato "fisico nucleare" fu bocciato all'unico esame di fisica nucleare che provò a dare? Descrivi in parecchie pagine la nota collaborazione occulta tra Hubbard e lo scienziato del CalTech Jack Parsons, e non racconti la parte più bella, il loro eccentrico tentativo di creare un "moonchild"?

Poco a poco, però, le decisioni della Reitman su che cosa utilizzare diventano chiare. La sua ricostruzione è la migliore narrazione globale di Hubbard e della sua creatura dai tempi pionieristici di Russell Miller (Bare Baced Messiah - in italiano) e soprattutto del capolavoro di Jon Atack sui primi anni della chiesa, A Piece of Blue Sky [in italiano]. Entrambi, in particolare il lavoro di Atack, sono di difficile reperibilità. La Reitman invece sarà presto nelle librerie di tutto il paese, il che potrebbe rappresentare un grosso problema per l'attuale dittatore di Scientology, David Miscavige. Che da quel libro non esce per niente bene.

Se negli ultimi anni di vita Hubbard era diventato un patetico, elusivo e paranoico "germofobo" paragonabile all'ultimo Howard Hughes, lo scrittore di fantascienza era però almeno abbastanza avvezzo al mondo da rivedere le sue regole, piuttosto che alienarsi la lealtà dei seguaci. Miscavige, al contrario, ne esce come un caso di sviluppo interrotto, un dittatore incrollabile capace di terrorizzare legioni di seguaci e spingerli in ciò che la Reitman definisce un "esodo di massa".

Nel corso della narrazione la Reitman ripercorre tutte le fasi salienti della storia di Scientology; il suo lavoro di ricerca originale è eccellente, ha intervistato testimoni oculari di ogni singolo periodo dello sviluppo dell'organizzazione e ciò rende il suo libro una lettura assolutamente avvincente, indipendentemente da quanto sia arcana la materia.

Utilizzando i racconti personali di fuoriusciti recenti come Jeff Hawkins, Marc Headley e sua moglie Claire - tutti nomi familiari ai lettori del Voice - e di molti altri ancora, i periodi più lontani dell'evoluzione della chiesa vengono resi attuali ed eccitanti. Hawkins, per esempio, fornisce quel tocco personale che aiuta a spiegare perché Hubbard trasferì il centro della sua creazione da un grande maniero in Inghilterra a una nave che solcava il Mediterraneo e i Caraibi, per poi impossessarsi di una cittadina della Florida.

Per me il libro entra veramente a pieno regime con l'accurato e avvincente racconto della scalata al potere di David Miscavige, quando da giovane e fanatico membro della Sea Org architettò il suo percorso fino ai più alti livelli della chiesa, tanto da sbarazzarsi di quel Pat Broeker che, poco prima di morire, Hubbard aveva designato come suo successore. Quella storia non era mai stata raccontata con tale maestria e autorevolezza.

Con pari intelligenza la Reitman sceglie di parlare della fase successiva della storia di Scientology attraverso gli occhi di Lisa McPherson. Che sappiate molto o poco del destino ultimo della McPherson, questa parte del libro colpisce il lettore direttamente allo stomaco. Il suo caso è trattato in tre o quattro capitoli che ci illustrano come una seguace della chiesa come la McPherson può appassionarsi moltissimo a Scientology e come tutto possa andare nel modo peggiore. Mai prima d'ora un giornalista aveva saputo raccontare la storia della McPherson in modo così comprensivo e dettagliato, e nemmeno inchiodare Miscavige in modo così convincente al ruolo personale avuto nell'intera vicenda.

La Reitman ha ragione nel dire che Scientology, sotto Miscavige, non si è mai realmente ripresa dalla morte della McPherson. Ma nella Parte Quarta del suo libro cambia registro e si concentra sulle celebrità che tanto fanno per la visibilità di Scientology. Uno dei capitoli è interamente dedicato a Tom Cruise, e scopriamo presto il perché. Jason Beghe, altro coccolato attore scientologist che poi ha lasciato il movimento, mi ha raccontato che Cruise si allontanò dalla chiesa per un decennio, prima di tornare in grande stile come suo miglior proselitista. E ora la Reitman ci racconta tutta la storia di quell'allontanamento e della sua attuale fase quasi maniacale, dimostratasi così disastrosa per la chiesa.

Poi la Reitman cambia di nuovo registro e questa volta si concentra sull'opposto delle star coccolate: i ragazzi comuni, i giovani cresciuti nella chiesa. Contrappone il racconto di una ragazza innamorata di tutto ciò che Scientology le ha dato con quello di altre giovani donne che alla fine sono scappate dalla chiesa. In tutti i capitoli l'autrice si sforza di far comprendere agli outsider quale sia l'ambiente di Scientology, quali le pressioni esercitate sui membri affinché paghino grandi quantità di denaro, e allo stesso tempo riesce a tradurre il difficile linguaggio della "tecnologia" di Hubbard. Arrivati alla fine sarete in grado di pensare in termini di "withhold" e "scala del tono" come se fosse una vostra seconda natura.

Altrettanto formidabile è l'ultima parte del libro, in cui la Reitman ci accompagna a "Int", la misteriosa sede generale di Scientology situata nel deserto della California meridionale. Se avete letto l'eccellente racconto della fuga di Marc Headley, Blown for Good avrete già familiarità con l'austerità, la segretezza e la natura oppressiva del lavorare a "Gold", altro nome della base nel deserto. Ma la Reitman riesce quasi a farci piangere con la storia di una fuga dalla base di cui non ero a conoscenza. Il racconto che fa delle esperienze di Stefan e Tanja Castle vale da solo il prezzo del libro. La giovane coppia lavorava a Int, dove le regole severe e bizzarre di Scientology, che limitano il tempo libero e la libertà di movimento, rendono piuttosto difficile mantenere in vita un matrimonio. Tanja lavorava alle dirette dipendenze di Miscavige, a cui piace contornarsi di attraenti subalterni di sesso femminile. Nel corso del tempo l'irritazione di Stefan crebbe sempre più: non riusciva quasi mai a vedere la moglie. Sapeva però che esprimersi apertamente era pericoloso. Alla fine ne parlò con Shelly, la moglie di Miscavige (ora svanita nel nulla). Poco dopo si trovò deferito al RPF di Los Angeles, il tristemente noto campo di quasi prigionia della chiesa, dove avrebbe fatto lavori molto umili per quasi due anni. Nel frattempo Tanija subiva pressioni per divorziare dal marito.

Le cose peggiorarono quando Stefan "fece blow" - gergo scientology per "fuga" - e poi cercò di riunirsi alla moglie, la quale subì pressioni ancora più forti per divorziare. Il modo in cui, con l'aiuto degli Headley, Stefan riuscì a contattarla e ad architettare una fuga in piena notte beh... sarebbe un crimine non trasformare il libro della Reitman in un film.

Alla fine del volume l'autrice torna a Natalie Walet, la giovane donna felice di essere scientologist. Termina il libro con ciò che sembra essere un diretto monito a Miscavige: se il minuscolo leader di Scientology non riuscirà a trovare il modo per mantenere contenti i giovani come Natalie, non solo contenti della loro religione ma anche in grado di affrontare tutte le informazioni negative su di essa e, in qualche modo, di gestire i dubbi dei molti scientologist che stanno uscendo o stanno pensando di farlo, allora la Chiesa di Scientology è condannata.

Date le conclusioni, la scelta del materiale da utilizzare per il libro fatta dalla Reitman acquisisce molto senso. Ritengo che l'autrice speri sinceramente che gli attuali membri di Scientology lo leggano e riflettano sull'indirizzo che ha preso la loro organizzazione (in realtà, i sempre vigilanti operativi di Miscavige probabilmente istruiranno i pochi scientologist superstiti a non leggerlo).

Ma la cosa più importante è che le molte persone che ancora non sanno cos'è Scientology, nonostante decenni di denuncie, numerosissimi siti critici, gli episodi di South Park e montagne di articoli di giornale e blog, troveranno in un solo libro una incredibile visione di insieme del tutto: dall'adolescenza di L. Ron Hubbard negli anni '30 fino al blog anti-Miscavige di Marty Rathbun, che al momento sta dando al leader della chiesa numerosi grattacapi.

Inside Scientology è il frutto del lavoro di una giornalista coraggiosa e informata, sostenuta da un editore di primaria importanza che indubbiamente lo lancerà in grande stile: il libro della Reitman potrebbe presto diventare il maggior grattacapo di Scientology da molti anni a questa parte.




Janet Reitman: colloquio con l'autrice di Inside Scientology

© Di Tony Ortega, 24 giugno 2001. © traduzione di Simonetta Po.

Martedì abbiamo fatto una lunga chiacchierata con Janet Reitman, autrice dello straordinario nuovo libro Inside Scientology: The Story of America's Most Secretive Religion che sta ora arrivando nelle librerie e sarà lanciato ufficialmente a luglio [2011].

Inside Scientology è un capolavoro che racconta la storia di Scientology, dalla carriera di L. Ron Hubbard come autore di pulp fiction negli anni '30, fino agli eventi accaduti appena lo scorso anno, quando un movimento Indipendente si separa dall'attuale leader di Scientology David Miscavige. Nel farlo, la Reitman si concentra in modo brillante su persone come Jeff Hawkins, Nancy Many e Lisa McPherson per aiutarci a comprendere il fascino di Hubbard e della sua "tecnologia", oltre che le controversie che da decenni circondano il movimento.

Vorremmo sapere da lei: chi è Janet Reitman e come ha messo assieme un libro tanto straordinario?

«Sono stata per anni la tipica free lance che cercava di sopravvivere», mi dice mentre ci accomodiamo nella sala conferenze in un labirinto di piccoli uffici della DUMBO. Fece addirittura uno stage al Voice, mi fa sapere. Ma ciò che voleva veramente fare dopo essersi laureata al corso di giornalismo della Columbia University nel 1992 era l'inviato all'estero. Fu questo che, alla fine, la fece approdare a Rolling Stone, che la inviò in Iraq per buona parte del 2004. Dopo 8 mesi come inviata di guerra, disse ai suoi capi che per il 2005 voleva trovare qualcosa di diverso.

«Tom Cruise stava saltando sui divani, giusto?», aggiunge ridendo.«Credo che da molto tempo i miei capi volessero fare qualcosa su Scientology. Io sostanzialmente a quel punto ero la "ragazza della guerra in Iraq" e temevano che fossi incredibilmente scoppiata, che avrei sofferto di sindrome da stress post-traumatico, che avessi bisogno di fare altro. Il mio caporedattore me la buttò lì. "Ti mescolerai a loro. Perché non gli scrivi una lettera dicendo che ti piacerebbe osservarli dall'interno?" Ovviamente la Chiesa di Scientology rispose negativamente.»

Ciò che decise di fare è spiegato all'inizio del libro: «Andai all'org di New York [sulla 46esima...], fui sostanzialmente me stessa. Cambiai leggermente il mio cognome scambiando una lettera. Dissi che ero una scrittrice creativa, che mi ero appena laureata alla Columbia (ed è vero, ma era successo dieci anni prima). Raccontai qualche piccola frottola sulle circostanze. Parlai del mio ragazzo - voglio dire, non feci il suo nome, ma fui onesta. Dissi che volevo smettere di fumare e che in generale ero stressata.

«Quella fu la mia prima esperienza. Al termine di quella prima giornata continuavo a chiedermi: "che cos'è che non va in questo gruppo? Non vedo nulla di strano. Ha funzionato". Quella è una cosa che mi fece riflettere: se questa roba ha funzionato su di me, che sono una persona decisamente scettica, allora c'è qualcosa sotto oppure no?

«Dopo un paio di giorni mi sorbii una sfiancante conferenza introduttiva che mi fece un tizio. Nella stanza c'eravamo solo noi due. Cominciò a raccontarmi che cos'è Scientology, tutta la terminologia, tutti i dettagli di L. Ron Hubbard sugli engram. Alcune cose sembravano esistenzialiste, gli chiesi lui avesse mai letto i filosofi esistenzialisti ma ovviamente non l'aveva fatto. Mi fu sempre più chiaro che se vai all'università e fai studi umanistici ti rendi conto alla svelta che è qualcosa che si basa su un sacco di cose diverse, che è stata confutata in moltissimi modi. Alcuni dei suoi aspetti sono palesi bugie. Come gli psichiatri che sarebbero alla base dell'Olocausto. Capisci, ci sono delle palesi omissioni di fatti. Ma se sei uno che non ha quel tipo di educazione, allora tutto suona molto plausibile, veramente brillante.

«Le persone che ho incontrato in Scientology sono persone in gamba. Devono essere in grado di leggere quei libri, che non sono libri facili. Non sono degli stupidi. Semplicemente non hanno avuto i vantaggi che alcuni di noi hanno avuto.»

Dopo l'esperienza all'org di New York, la Reitman si recò a Clearwater, Florida, la sede spirituale della chiesa dove i membri vanno per l'addestramento di alto livello. «È una bolla, una campana di vetro, un universo parallelo», ci racconta la giornalista nel parlare del modo in cui gli scientologist si separano dal resto della società, anche se ci vivono in mezzo. «Appaiono del tutto laici, "normali". A Clearwater arrivano gli scientologist ricchi per fare i corsi di livello più alto. Non sembrano persone di una setta. Sono esattamente come tutti gli altri che incontri tutti i giorni.»

A Clearwater la Reitman ebbe accesso a diverse strutture Scientology e dice di essersi dovuta impegnare parecchio per cogliere il punto di vista della chiesa su diverse questioni. In tutto, il suo articolo per Rolling Stone le costò nove mesi di lavoro. Poi, nel gennaio del 2006 e poco prima di andare in stampa, la giornalista inviò un elenco di ulteriori domande a Mike Rinder, all'epoca portavoce principale della chiesa (ha lasciato Scientology l'anno successivo e da allora ne è diventato un suo importante critico).

La Reitman racconta che, al ricevimento del suo elenco, Rinder "uscì di testa" e le disse che non aveva ancora colto del tutto la versione della chiesa. A quel punto, Rolling Stone la mandò in California per una visita di tre giorni.

«Mike Rinder e Tommy Davis mi portarono in giro per tre giorni e per me fu un'esperienza straordinaria. È stato un accesso senza precedenti, ed è stato ciò che ha informato tutto il mio libro. C'ero andata per farmi guidare, ma parte del loro "guidarti" consiste nell'esauriti completamente, arrivano alle 8 del mattino e restano con te fino alle 8, alle 10 di sera, e tu sei rimbambita dal jet-lag

Rinder e Davis la accompagnarono nella base elusiva [ed esclusiva] di Hemet (nel deserto della California), in una importante scuola Scientology e al gruppo di facciata anti-psichiatrico di Scientology, il Cizitens Commission on Human Rights [in Italia, Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani - CCDU, che sostiene di non avere legami con la Chiesa di Scientology - N.d.T.]. Durante quelle visite - ci racconta - continuò a punzecchiare Rinder con domande difficili e riuscì ad ottenere risposte "non censurate". «Ebbi la sensazione che lui volesse dirmi molto più di quanto potesse: lo rispetto molto», racconta. «Mike Rinder ha informato ogni pagina del mio articolo che riporta il punto di vista di Scientology.»

Per il suo giornale l'articolo fu un gran colpo e il suo agente le disse che diversi editori erano potenzialmente interessati a ricavarne un libro. Scrisse una proposta e la vendette immediatamente. Le ho chiesto perché degli editori si sarebbero dovuti interessare a un nuovo libro su Scientology.

La Reitman ritiene che il suo accesso senza precedenti l'abbia aiutata a vendere il libro, ma che c'entri anche il modo in cui i media hanno modificato il loro approccio a Scientology. «Tom Cruise era fuori controllo. Ha fatto notizia, più di una volta... tutta la storia era bizzarra, affascinava la gente. E credo, immagino... che gli editori avvertissero che c'era interesse», mi dice.

Ma l'interesse principale della Reitman non erano le celebrità. Lei voleva scrivere un libro che cogliesse ciò che L. Ron Hubbard e Scientology significavano per i membri più prosaici di quella religione,voleva avere il loro punto di vista, non solo ripercorrere le molte controversie della chiesa.

«La miglior lezione che mi è stata insegnata da Jann Wenner di Rolling Stone è stata quella di eliminare ogni e qualsivoglia linguaggio pregiudiziale su qualunque cosa scrivessi, perché il materiale, in sé, è talmente ricco da parlare da solo. Ho fatta mia quella lezione», mi spiega. Nonostante si sia mantenuta su un tono di obiettività, non sa se gli scientologist si renderanno conto dei suoi sforzi.

«Non so nemmeno se riusciranno a leggere il mio libro», mi dice. Ma per lei era molto importante non ignorare il loro punto di vista. «Scientology significa qualcosa di diverso per ognuno di noi, perché siamo tutti diversi. Persone che ho incontrato mi hanno riferito quanto essa abbia funzionato per loro. Come Natalie Walet. Natalie è cresciuta nella chiesa, ma pensa con la sua testa. Sta per entrare alla facoltà di legge, ed è fantastico. Per lei Scientology funziona. Non mi permetto di giudicare. Io non sono religiosa, ma ho sicuramente incontrato persone che credono che l'estasi possa avvenire. Chi sono io per giudicare le credenze altrui?»

Ha trovato particolarmente impressionante le conversazioni avute con i giovani scientologist. «I bambini Scientology sono veramente notevoli», mi dice. Se è vero che per certi versi sono stati cresciuti nella "bolla", è altrettanto vero che impressionano per quanto sono concentrati e per come si presentano bene. «La maggioranza degli adolescenti non riesce a comunicare o a conversare, i ragazzini Scientology sì». Però, «ho incontrato questi adolescenti che per certi versi sono fantastici, ma che non ti sanno dire come è composto il nostro Parlamento. La loro istruzione è molto carente, e questa è una tragedia.»

Altro punto chiave per mantenere l'obiettività è stata la scelta delle persone da intervistare, dai cui racconti attingere per il suo libro. «Per me la scelta delle persone è stata fondamentale - ed è stata un'impresa difficile», mi dice. «Volevo soprattutto evitare quelli troppo esposti, i critici noti. Avrebbero diffamato la chiesa, perché hanno dei conti da pareggiare. Volevo trovare gente che non avesse conti in sospeso.»

Ma trovare quelle persone non era sufficiente - la Reitman era determinata ad avere la loro voce, con nome e cognome. «Con loro ho usato questo ragionamento: avete il potere del numero. Se tutti voi parlate apertamente con nome e cognome, non potranno darvi fastidio. Ma se lo fate nell'anonimato, allora vi potranno intimidire e nessuno accorrerà in vostro aiuto perché nessuno sa chi siete.»

Il libro della Reitman cerca di presentare il punto di vista della chiesa e anche quello dei suoi critici. Ma non evita di raccontare gli abusi sui membri, e le ho fatto domande in proposito.

«Per me, quando si parla di abuso si parla di abuso psicologico. L'abuso di pensare costantemente che il Grande Fratello ti sta controllando. Di non sapere di chi ti puoi fidare. Che i tuoi pensieri possono essere usati contro di te», mi dice.

Viceversa, la Reitman è abbastanza scettica sul fatto che il leader di Scientology David Miscavige abbia fisicamente maltrattato i suoi dipendenti. «Non ti so dire se li abbia picchiati o no. Non lo conosco. A me sembra il peggior Presidente del Consiglio (COB) che possa esistere.»

Però la giornalista non dubita del fatto che le donne membri della Sea Org - lo zoccolo duro dei dipendenti della chiesa, che vengono pagati pochissimo e firmano un contratto da un miliardo di dollari - siano state spinte ad abortire. «Mandi quelle donne ad abortire alla clinica della Planned Parenthood e ti assicuri che dicano di essere indigenti, in modo che non debbano pagare per l'intervento. E intanto, nella maggioranza dei casi, lo fai contro la volontà di quelle donne. E poi non possono dirlo ai loro mariti e non possono parlarne con gli altri, sia che si tratti di una decisione autonoma oppure no.»

Un caso di abuso risalta sugli altri, racconta la Reitman. «Ciò che è accaduto a Lisa McPherson, il suo imprigionamento fisico posto in essere da chi si occupava di lei. Per me quello è l'abuso più eclatante.»

La McPherson ha un ruolo centrale nel libro della giornalista, la sua storia si dipana per quattro capitoli e racconta il percorso della donna da membro incredibilmente entusiasta di Scientology alla sua morte, avvenuta nel 1995 al Fort Harrison Hotel di Clearwater.

Le ho chiesto perché, a distanza di 16 anni, la morte della McPherson giochi un ruolo ancora così centrale nella storia di Scientology.

«Perché in Scientology nulla cambia», mi ha risposto. «Il problema sostanziale è che si tratta di una religione fondamentalista. Miscavige è un leader fondamentalista.

«Questa è un'azienda spirituale globale a cui negli Stati Uniti e in un paio di altri paesi è stato dato l'imprimatur di religione. In altre nazioni, come la Germania, non vengono considerati una religione. In Israele non lo sono, sono soltanto un gruppo di auto-aiuto. Nel corso degli anni è stato più volte suggerito che se si presentassero ovunque come un gruppo di auto-aiuto sarebbe molto meglio. Ma non lo hanno fatto. E tutto questo è avvenuto nel periodo di David Miscavige.»

In altre parole, piuttosto che evolversi Scientology sceglie l'immobilismo. «Il loro approccio mentale è che qualsiasi cosa detta o scritta da Hubbard sia "Sorgente", è dottrina. La cosa viene presa alla lettera. E fino a quando avranno questa interpretazione letterale di qualsiasi cosa, [ciò che è accaduto alla McPherson] potrebbe accadere di nuovo.»

Ma la Reitman sostiene che il percorso della McPherson contiene anche un'altra lezione. La donna era rimasta traumatizzata da un brutto matrimonio e si era rivolta a Scientology per auto-aiuto, per migliorare la sua vita e inizialmente fu proprio così.

«Questa idea dell'auto-aiuto e dell'auto-miglioramento è rilevante ancora oggi», aggiunge. «L. Ron Hubbard fu la prima Oprah. Lo è stato! Questo tizio prometteva di avere questo metodo che diceva essere scientifico e funzionale, che saresti stato meglio, avresti avuto una vita migliore, avresti avuto successo. Quella promessa è la promessa più americana che possa esistere. A tutt'oggi non è cambiata, con questa recessione e tanta gente che perde il lavoro. Credo che Scientology possa essere allo stesso tempo incredibilmente affascinante ma anche fuori portata per tanti, a causa dei suoi prezzi.»

La Reitman fa notare che stiamo attraversando un altro periodo in cui la gente è parecchio frustrata e desiderosa di qualcosa di meglio. È un periodo in cui Scientology potrebbe prosperare. Ma senza la capacità di Hubbard di vedere le tendenze più recenti della società, sembra stagnante.

«Quando durante la Guerra Fredda la gente aveva un bisogno disperato di aiuto psicologico, L. Ron Hubbard posizionò Scientology come un'alternativa alla psichiatria. Poi arrivarono gli anni '60 e la ribellione giovanile, i giovani dicevano basta alla guerra e proprio lì in Dianetics Hubbard ti dice che quello è un modo per prevenire la guerra. Escogitò un modo per far sembrare la sua creatura molto più cool e meno marginale degli Hare Krishna, molto più attraente per i ragazzi della classe media. Negli anni '70 sfruttò il fatto che stavamo diventando più visivi, e fece tutto quel materiale di studio audiovisivo. Fu prontissimo a reagire al rifiuto popolare delle droghe. Sfruttò il movimento del recupero e quello dell'auto-aiuto, e il movimento dello sviluppo personale- professionale. Poi L. Ron Hubbard è morto e sono cominciati i problemi.»

Però non è forse altrettanto vero che, al di là del suo carisma e della sua creatività, Hubbard inserì in Scientology anche alcuni dei suoi elementi più dannosi, come il Fair Game e la Disconnessione?

«Quello era il suo tallone di Achille. Hubbard era un paranoico. Soffriva di forti ansie. Voleva essere il re del suo mondo e per farlo dovette creare una società paramilitare. E forse non sapeva che quello è il tema de "Il Signore delle Mosche".»

Oggi, senza la guida di Hubbard, la chiesa retta da David Miscavige non riesce ad adattarsi: «Il maggior problema di Miscavige è essere cresciuto nella chiesa, ha pochissima esperienza nel mondo esterno... Hubbard comprendeva che la gente ha interessi profondi e che quegli interessi cambiano... David Miscavige, dall'interno della bolla in cui vive, guarda fuori e vede che la cultura americana è ossessionata dalle celebrità. Che è ciò di cui ci importa. Ma per quanto la nostra cultura possa essere ossessionata dalle celebrità, nessuno entra in una religione perché Tom Cruise ne è un membro.»

In realtà, quando nel 2005 Cruise diventò esplicito su Scientology fece un sacco di danni. «Credo che tutte queste celebrità si rendano conto che ciò che Tom Cruise fece fu dannoso per la sua carriera e che loro non possono essere come lui. Anche Kristie Alley, anche Jenna Elfman, che per un po' sono state molto zelanti, hanno fatto un passo indietro... credo abbiano capito che non fa bene alla loro carriera.»

Se le celebrità devono essere più caute, è affascinante vedere come sta fiorendo il nuovo movimento della "Scientology Indipendente", nato dopo la ribellione contro il dominio di Miscavige di ex membri di alto livello come Marty Rathbun.

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«Scientology è una chiesa molto dottrinale, molto più del cattolicesimo. Voglio dire che si tratta di un'organizzazione veramente onnicomprensiva, avvolgente, ha altissime pretese, è profondamente intransigente e iper-controllante. Questi indipendenti stanno dicendo: "al diavolo l'organizzazione, ci faremo questa roba da soli, pagheremo molto meno perché, in realtà, questa roba dovrebbe essere gratuita. E la nostra vita migliorerà.

«Per me si tratta realmente di una religione. Se cerchi di migliorare la tua vita e la vita di chi hai intorno, senza sfruttarli, avrai più forza interiore.»

Come me, anche la Reitman è affascinata dal blog di Rathbun, espressione della resistenza al dominio di Miscavige e che attrae sempre più indipendenti.

«Credo che Marty venga percepito da David Miscavige come una grande minaccia perché è una sorta di Martin Lutero. Sta dicendo "hey, guardate che esiste un'alternativa".»

E per quanto riguarda Scientology, sotto la guida di Miscavige?

«Credo che esistano due sole alternative: o cambia, o muore.»

Tony Ortega è il redattore capo di The Village Voice. Scrive su Scientology dal 1995.




Recensione di Scott Pilutik: Inside Scientology e Natalie

© realitybasedcommunity.net, 24 agosto 2011. © traduzione di Simonetta Po.

Attenzione: questa critica non vuole in alcun modo denigrare il libro della Reitman, che consiglio caldamente e che ritengo essere il miglior libro ad oggi uscito sulla storia di Scientology. Oltre a riportarne in modo corretto la storia, la Reitman è una eccellente scrittrice e riesce a rendere frizzante un racconto estremamente denso. La mia critica al libro è praticamente insignificante e riguarda soltanto la descrizione che la Reitman fa di Natalie, la giovane scientologist intervistata e e i cui punti di vista l'autrice posiziona creativamente come contraltare alla versione assolutamente terribile [di Scientology] che noi conosciamo e temiamo.

Inside Scientology funziona perché la Reitman ha avuto l'accortezza di averlo reso volutamente inattaccabile, ben consapevole che Scientology avrebbe armato i suoi cannoni. Infatti la minestra riscaldata delle critiche che Scientology ha mosso al libro sono state molto deboli. L'appunto più forte sembra essere che un capitolo del libro riporta la data sbagliata della morte di Hubbard (mentre è giusta in un altro capitolo). L'altra critica sollevata è che la Reitman non avrebbe parlato con i dirigenti di Scientology, affermazione disonesta in quanto l'autrice ha parlato con quei funzionari - che poi in un secondo tempo hanno lasciato l'organizzazione. Spetta a Scientology tenersi stretti i propri membri, non alla Reitman - che difficilmente può essere incolpata del gran numero di scientologist che stanno lasciando il bastimento.

La Reitman perlustra un territorio molto vasto e rende giustizia ad ogni argomento trattato, in particolare a quello che riguarda Lisa McPherson; probabilmente, a tutt'oggi il suo racconto è il miglior monito su quel mondo distopico goffamente gestito da scientologist impegnati in diagnosi sbagliate, che confondono di continuo la loro illusoria certezza con il metodo scientifico. Alla fine la povera ragazza morì perché gli scientologist si rifiutarono ostinatamente di riconoscere quanto, nel mondo reale, la "tech" di Hubbard fosse inapplicabile.
Non che tale distopia sia realistica - fortunatamente Hubbard è riuscito a sabotare egoisticamente Scientology proibendone l'evoluzione, tanto che il movimento non può nemmeno posizionarsi come valido concorrente anche solo nell'ambito dell'auto-aiuto, per non parlare dell'arena religiosa dove Scientology viene ampiamente e giustamente ritenuta una setta.

Il che mi porta all'unico e piccolo appunto che mi sento di fare al libro, laddove la Reitman esprime speranza per il futuro di Scientology, osservato attraverso gli occhi di Natalie, giovane donna fiduciosa che ovviamente proviene da una famiglia molto ricca. Credo che la decisione di includere Natalie sia stata ottima: sia la Reitman che il lettore beneficiano così di una descrizione di Scientology fatta dalla miglior angolazione possibile. Al contempo, però, non vedo ragione di ritenere Natalie nulla di più che un'eccezione alla regola, regola che ha solo e sempre implicato che le persone più attive in Scientology e più vicine al potere ricorrano immancabilmente alla logica de "il fine giustifica i mezzi" per consolidare il proprio stesso potere, per attaccare i critici, per distruggere le famiglie, per coccolare surrettiziamente le agenzie di governo (o in alternativa, per attaccarle), ecc.

Ciò che l'evidenza storica ci ha sempre e solo mostrato è che, alla fine, Scientology premia unicamente chi su tutto il resto applica il precetto più importante e definitivo - Mantenere Scientology in funzione. È per questo che KSW vincerà su qualsiasi altro blando precetto di miglioramento umano citato da Hubbard, a cui illusoriamente si aggrappano le poche Natalie che ormai restano in Scientology. È carino da parte della Reitman pensare che forse un giorno prevarrà il punto di vista di Natalie (la Reitman non lo suggerisce direttamente, ma è quanto inferisco dal fatto che conclude il suo libro con Natalie), ma non vedo motivo per cui dovrebbe accadere. La mia critica, pertanto, non sta nel fatto che l'autrice abbia incluso il punto di vista di Natalie, ma che abbia descritto la Scientology di Natalie come un contraltare potenzialmente percorribile, un'alternativa alla versione organizzata e formale di Scientology, senza contestualizzarla in modo adeguato.

Penso piuttosto che, dato il suo punto di vista - molto diverso dalla versione decisamente più cinica attualmente prevalente (tenete presente che Natalie probabilmente non sarebbe d'accordo sul fatto che la sua versione e quella della Scientology organizzata differiscono, ma solo perché ne ha poca conoscenza) - sia molto probabile che Natalie lascerà la chiesa non appena si allontanerà dall'ala protettiva dei genitori, i quali, ora, fanno da cuscinetto tra lei e le azioni di "regging" degli staff di Scientology. Non è difficile trovare scientologist indipendenti che mantengono la stessa miopia verso le opinioni contraddittorie di Hubbard sull'umanità, ma che sono più difficili da riconciliare nel momento in cui ti viene proibito di parlare con la tua famiglia. Penso quindi che anche Natalie ricada in questo ambito.

Ho sentito dire che la dipendenza dall'eroina è effettivamente più gestibile se sei ricco e hai qualcuno che si prende cura di te - la dipendenza ti porta a nutrirti male e, assieme ai crimini che commetti per pagarti la droga, arriverai a morte molto prima di quanto possa ucciderti la stessa eroina. Credo che il paragone regga: attualmente Natalie gode di molti lussi e privilegi, ma è probabile che quando non li avrà più si renderà conto che la sua accogliente e confusa religione è invece una insaziabile bestia mangiasoldi, priva di ogni senso dell'umorismo. La Scientology di Natalie ha poche possibilità.

Forse (in questo momento sto riflettendo a voce alta sulle considerazioni della Reitman), il punto di vista di Natalie è prevalente nella comunità degli Indipendenti, ed è quella comunità il vero futuro di Scientology. O, quanto meno, è uno scenario più probabile che non il punto di vista attualmente prevalente alla INT Base. Ma anche quello scenario è improbabile, perché prima di poter arrivare a parlare di ideologie in competizione, il mondo reale presenta alcuni ostacoli strutturali. Per esempio non esistono entità indipendenti che godano dell'esenzione fiscale e tantomeno una ragnatela corporativa così impenetrabile e bizantina come quella gestita da David Miscavige. La Scientology indipendente potrebbe competere con la Scientology organizzata soltanto se l'IRS ritirasse l'esenzione, oppure in tribunale. Ma non è difficile immaginare chi perderebbe, in uno scenario di quel tipo.

A questo va aggiunto il fatto che la comunità Scientology indipendente è composta interamente di ex membri della comunità Scientology organizzata - la prima non ha meccanismi di reclutamento e per riuscire a competere potrebbe arrivare ad assomigliare alla comunità Scientology organizzata molto più di quanto faccia oggi. È uno scenario che l'attuale Scientology organizzata farà di tutto per prevenire. È per questo che non sono particolarmente ottimista sul fatto che la comunità Scientology indipendente possa diventare mai un valido concorrente - anche se al momento sta avendo davvero un effetto deleterio sulla Scientology organizzata. O almeno diventare un concorrente più moderato - forse Marty Luther Rathbun potrebbe diventare di nuovo ciò che dice di odiare più di tutto, e soppiantare Miscavige. Ma anche questo è improbabile poiché CST, RTC et al sono stati strutturati e vengono appoggiati dall'IRS per mantenere il potere nelle mani di Miscavige fino a che questi ne avrà voglia.




Inside Scientology: Il giro di presentazioni del libro della Reitman inizia con la sfida di uno scientologist

© Di Tony Ortega, 7 luglio 2011. © Traduzione di Simonetta Po, novembre 2011.

L'altra sera al Book Court di Brooklyn, dove Janet Reitman faceva la prima apparizione pubblica per presentare il suo libro Inside Scientology, c'è stato un momento carico di elettricità: la presentazione è stata interrotta da una discussione tra uno scientologist e un critico della chiesa. Uno dei dipendenti della libreria è dovuto intervenire perché il dibattito tra i due stava compromettendo la discussione della Reitman, la quale si è comunque detta divertita dalla scena.

L'autrice sperava che quella prima apparizione nel giorno della presentazione ufficiale del libro sarebbe stata una cosa tranquilla per gli amici più intimi, i quali si sono presentati in gran numero. Era convinta che i fuochi di artificio dei membri di Anonymous sarebbero scoppiati alla presentazione successiva da Half King, dove Anon aveva promesso una partecipazione di massa.

La scena dell'altra sera è stata notevole per diversi motivi. Al termine abbiamo sentito i due contendenti che avevano interrotto la presentazione.

La Reitman ha iniziato la serata leggendo al gruppo di circa 40 persone che riempiva la saletta di Book Court le pagine di apertura del suo libro. Ha poi spiegato perché è arrivata a interessarsi dell'argomento e ha poi sollecitato le domande del pubblico. Come già con noi quando la intervistammo, ha sottolineato di aver fatto del suo meglio per mantenere un punto di vista obiettivo che descrivesse sia il fascino esercitato da Scientology, sia le controversie che l'hanno riguardata nel corso dei decenni.

La Reitman aveva già risposto a domande come: «Quali sono le credenze centrali di Scientology?» e «Perché le celebrità entrano nella chiesa?» quando un uomo di mezz'età ha alzato la mano.

«Sono scientologist da oltre 20 anni. Sto cercando di capire quali sono i miei rapporti con la chiesa. Ho letto il suo libro e mi è veramente piaciuto», ha esordito. Poi le ha chiesto se all'inizio della sua ricerca, durante la breve escursione all'org di New York, avesse veramente sperimentato l'auditing. Voleva sapere se si fosse veramente resa conto di quanto l'auditing può aiutare.

La Reitman si è mostrata felicissima di ricevere una domanda da uno scientologist, ma anche un po' presa alla sprovvista. Ha dovuto ammettere di aver fatto poco auditing e solo quello di gruppo.

Lo scientologist ha commentato che l'auditing può essere molto utile. Ma, ha aggiunto, «Per farlo non dovrebbe rivolgersi a una chiesa. Dovrebbe cercare un auditor indipendente.» [La Reitman mi ha ricordato che a quel punto l'uomo si era guardato intorno dicendosi preoccupato dell'eventuale presenza di rappresentanti della Chiesa di Scientology.]

Un Indy! Come abbiamo sottolineato più volte in tempi recenti, grazie al numero crescente di scientologist veterani e disillusi che stanno lasciando la chiesa ufficiale senza abbandonare il credo nelle idee del fondatore L. Ron Hubbard questo è un momento particolarmente interessante per noi osservatori di Scientology. Gli "indipendenti" stanno rapidamente diventando il maggior problema di relazioni pubbliche del leader di Scientology David Miscavige. E uno di loro era venuto alla presentazione del libro della Reitman per dire la sua (e rischiare parecchio nel caso tra il pubblico fossero stati presenti scientologist attivi. Se c'erano, non sono intervenuti).

Ma la scena aveva appena cominciato a scaldarsi. Un altro uomo, questo in giacca e cravatta, ha alzato la mano. Quando la Reitman gli ha dato la parola ha chiarito di voler fare una domanda allo scientologist. La giornalista lo ha incoraggiato. «Gli indipendenti sembrano ritenere che la struttura totalitaria di Scientology non provenga da Hubbard. Ma fu lui a creare l'RPF, giusto?»

Lo scientologist ha replicato che il Rehabilitation Project Force - una tristemente nota specie di carcere interno - è una branca della Sea Org. In altre parole è un organismo ufficiale della chiesa ufficiale, non ciò di cui si occupano gli Indipendenti.

L'altro ha insistito sul fatto che era Hubbard il responsabile delle peggiori pratiche di Scientology e a quel punto l'impiegato di Book Court gli ha chiesto di interrompere la discussione a due e permettere alla Reitman di continuare [dal canto suo, la giornalista non sembrava disturbata e anzi s'è detta favorevole a che i due continuassero a confrontarsi.]

Per un osservatore di Scientology quale io sono è stato un momento assolutamente classico che rappresenta quasi alla perfezione ciò che oggi sta scuotendo quella religione - membri veterani che diventano Indipendenti e critici come il movimento Anonymous che contestano le affermazioni degli Indipendenti di aver abbandonato gli aspetti tossici di Scientology.

A fine presentazione mi sono intrattenuto con entrambi.

Lo scientologist, un losangelino in visita a New York, mi ha detto di essere stato attratto dal movimento indipendente perché «aggira ["bypassa" - N.d.T.] la corruzione della chiesa.» Ironia del caso, mi ha detto di essere giunto a quella conclusione giudicando Scientology alla luce di alcune direttive dello stesso Hubbard. Era consapevole che intervenire alla presentazione della Reitman poteva essere rischioso, ma si era sentito in dovere di farlo dopo aver letto il libro. Conosceva molto bene il mio blog e ha aggiunto che anche Scientology lo conosce bene.

Anche l'altro intervenuto mi ha chiesto di non fare il suo nome. Si è descritto come un semplice critico della chiesa di cui non ha mai fatto parte, ma gli interessa molto l'argomento. Anche lui, come gli altri critici, sa è a conoscenza dell'esistenza del movimento Indipendente.

«Non mi fido di Marty Rathbun e di Mike Rinder. Ma credo che molti [indipendenti] siano sinceri.» Ha sottolineato che «in passato ci sono stati altri movimenti indipendenti.» Ma Rathbun e Rinder, che fino a qualche anno fa erano dirigenti di alto livello della chiesa - «sono stati dei capibanda e stanno semplicemente cercando di estromettere David Miscavige per prendere il controllo.» Dopo la mia intervista i due si sono seduti su una panchina di fronte alla libreria e hanno avuto una lunga e calma discussione.

È stato veramente interessante.

Aggiornamento: ho appena parlato con la Reitman e mi ha detto che, a presentazione conclusa, la scena è stata l'argomento principale di discussione tra i suoi amici: «Il fatto che il tizio abbia detto ciò che ha detto e poi si sia guardato intorno è stata espressione del timore che qualcuno lo avesse seguito in sala - è stata una conferma di tutto ciò che ho scritto nel libro. Quel fatto, da solo, potrebbe aver risposto a molte delle domande dei presenti.»

Secondo aggiornamento: Marty Rathbun mi ha appena inviato una replica all'accusa del critico di volersi sostituire a Miscavige: «Se avessi voluto prendere il controllo della chiesa lo avrei fatto molto tempo fa. La chiesa è morta. La sola speranza di Scientology è una pratica umana e indipendente.»




A Scientology non piace Inside Scientology

© Di Tony Ortega, 16 luglio 2011. © Traduzione di Simonetta Po, novembre 2011.

Oggi ho due sviluppi interessanti per gli osservatori di Scientology. Innanzitutto un video istruttivo postato sul blog di Marty Rathbun che mostra come anche sua moglie Monique sia diventata un bersaglio delle strane tattiche intimidatorie che già colpiscono il marito.

E poi la risposta ufficiale di Scientology al libro Inside Scientology di Janet Reitman. Vogliamo assicurarci che quella replica trovi spazio su questo blog.

[Non traduco gli aggiornamenti sulle vicissitudini dei Rathbun, che potrete sicuramente reperire sul blog "Indipendologo" del periodo di riferimento. L'unica cosa di rilievo da segnalare è che Monique non è mai stata una scientologist e che è stata molestata durante un'assenza del marito, quando era sola - N.d.T.]

Mentre Janet Reitman continua il suo ciclo di presentazioni, Scientology ha replicato ufficialmente:

DICHIARAZIONE DELLA CHIESA DI SCIENTOLOGY
Inside Scientology di Janet Reitman

Il libro della Sig.ra Reitman è pieno di imprecisioni. Non è un libro accademico e non è frutto di una ricerca accurata, inoltre non si tratta di una storia "dall'interno" ["Inside" significa "dentro" - N.d.T.]. Durante la preparazione del libro, la Sig.ra Reitman non ha mai contattato la Chiesa, non ha mai intervistato né chiesto di intervistare un solo rappresentante della Chiesa, né il capo ecclesiastico della religione. La Sig.ra Reitman ha scelto di parlare esclusivamente con persone esterne alla Chiesa. Lei e il suo editore hanno rifiutato l'offerta della Chiesa di fornire informazioni. La prospettiva del suo "resoconto" non è diversa da chi, per raccontare la Chiesa Cattolica, decidesse di parlare unicamente con cattolici non praticanti o con sacerdoti sospesi; dovrebbe intitolarsi Outside Scientology piuttosto che Inside. Il libro è un rimaneggiamento di accuse false e infondate, grandemente attinte da racconti fatti da altri e già da tempo confutati, molti dei quali ritenuti inaccurati anche da delle corti di giustizia.

Nonostante affermi di avere «intervistato personalmente e avuto scambi di e-mail con un centinaio di scientologist ex e attuali», il libro della Sig.ra Reitman fa riferimento a un solo scambio con uno scientologist - un solo singolo fedele in cinque anni. Le sue fonti primarie di informazione sono un gruppetto di apostati, ex funzionari di affari esteri che hanno ammesso il loro spergiuro, che sono stati allontanati e sospesi una volta scoperti i loro crimini. Tali fonti hanno una storia documentata di affermazioni false e diffamatorie sulla Chiesa. Il loro livore e l'ostilità mantenute nei confronti della chiesa dovrebbero far riflettere chiunque.

Molte delle fonti di Ms. Reitman sono poi membri o affiliati ad Anonymous, l'organizzazione cyber-terrorista oggetto di indagini federali, arresti e detenzioni per aver commesso crimini di odio contro la Chiesa e i suoi membri. Nei mesi scorsi, membri di Anonymous sono stati oggetto di approfondite indagini delle autorità di tutto il mondo per attività criminali quali la violazione della privacy di innumerevoli persone innocenti; essi si sono illegalmente introdotti nei conti di compagnie di carte di credito, imprese private e istituzioni finanziarie.

Se Ms. Reitman fosse stata veramente "obiettiva" avrebbe collocato quelle fonti sotto un grosso microscopio, non su di un piedistallo. E avrebbe scoperto, tra le altre cose, che esse vantano arresti, una condanna per aver malmenato un funzionario del tribunale e una causa persa che il giudice federale non si è soltanto limitato ad archiviare, ma ha anche ordinato al querelante di risarcire la Chiesa degli oltre 40.000 dollari di spese legali.

Le affermazioni di Ms. Reitman di avere svolto approfondite ricerche per il suo libro sono risibili. Ms. Reitman sbaglia fin dalla prima pagina del primo capitolo, dove scrive: «Quando Hubbard morì nel 1985...». Mr. Hubbard è deceduto il 24 gennaio 1986.

Forse l'esempio più significativo di quanto il suo libro sia esterno a Scientology è l'ignoranza manifestata da Ms. Reitman sui traguardi della Chiesa. Sembra non essersi accorta nelle nostre nuove chiese di Mosca o Melbourne, o delle decine aperte dal 2006 in città come Londra, Bruxelles, Roma e Washington DC, tutte brulicanti di migliaia di nuovi membri che praticano la fede prescelta. Tutti sono benvenuti a sperimentare le pratiche della Chiesa e a vedere con i propri occhi le sue opere umanitarie: l'iniziativa globale di Scientology sui diritti umani ha educato milioni di persone ai diritti umani; la sua crociata "Verità sulle droghe" insegna a milioni di persone come vivere senza droghe [anche farmaci - N.d.T.]; il programma dei Ministri Volontari di soccorso in caso di disastro è stato acclamato dalla comunità internazionale.

Contrariamente alle affermazioni di Ms. Reitman, in Scientology non c'è alcunché di elusivo. Le nostre Chiese, situate nelle maggiori città del mondo, sono aperte sette giorni alla settimana, 365 giorni l'anno. Molte possiedono zone aperte al pubblico in cui è possibile avere risposte alle domande su credenze e pratiche di Scientology. Chiunque voglia conoscere la vera storia di Scientology dovrebbe scoprirla da solo, magari venendo nella nostra nuova Chiesa di Scientology di Tampa, 1911 N. 13th Street, Ybor Square, o andare sul sito web della Chiesa: www.scientology.org

Bene, non ci si aspettava che la chiesa avrebbe apprezzato il libro. Ma vorrei fare un paio di osservazioni sulle obiezioni di Scientology.

Innanzitutto è faceto lamentarsi che la Reitman non ha intervistato rappresentanti della chiesa. Il suo libro è scaturito da un lungo articolo per Rolling Stone scritto nel 2006, le cui ricerche iniziarono nel 2005. In quel periodo l'autrice trascorse diversi giorni con i rappresentanti della chiesa e intraprese un viaggio in California, dove trascorse tre intense giornate con il portavoce di Scientology Mike Rinder.

Scientology confonde le acque dicendo che il libro non riporta contatti con la chiesa attuale. Rinder se ne andò nel 2007, cioè dopo che la Reitman lo aveva intervistato a lungo. Non è certo colpa dell'autrice se la pubblicazione del libro ha richiesto tanto tempo. Come mi ha spiegato, il ritardo è stato dovuto alla fusione della sua casa editrice con un'altra compagnia. Anche il lavoro di correzione e controllo di un libro come questo richiede molto tempo. Scientology sa benissimo che quando la Reitman condusse il grosso delle sue ricerche, tra il 2005 e il 2006, fece del suo meglio per trasmettere il punto di vista di Scientology. Non è colpa sua se Scientology, colpita da malasorte, ha perso nel frattempo le persone con cui la Reitman aveva parlato.

La replica di Scientology dedica un paragrafo ai lamenti su Anonymous: la Reitman ha parlato con alcuni suoi membri. Divertente! Nel suo libro di 369 pagine, l'autrice dedica al gruppo il medesimo spazio dedicatogli dalla chiesa: un paragrafo.

È vero che all'inizio del suo libro la Reitman sbaglia la data della morte di Hubbard. È un errore che anche io ho sottolineato nella mia recensione. Ma proseguendo nella lettura, non solo viene riportata correttamente data, ma l'autrice dà parecchi dettagli sulla morte del fondatore. È chiaro perciò che quello di pagina 3 è soltanto un errore di battitura e non la prova che l'autrice "non ha fatto ricerche approfondite".

Infine, che la Chiesa di Scientology dica di sé che "non c'è nulla di elusivo" è proprio il tipo di affermazioni che amiamo sentir fare da questo eccentrico gruppo. Non c'è bisogno di sottolineare che nel corso degli anni nessun'altra chiesa ha intentato così tante cause legali per mantenere segreti i suoi insegnamenti, giusto?




Inside Scientology di Janet Reitman: "le recensioni della stampa sono state molto positive"

© Di Tony Ortega, 16 luglio 2011. © Traduzione di Simonetta Po, novembre 2011.

Lo scorso giugno abbiamo scritto una delle prime recensioni di Inside Scientology, l'ottimo libro di Janet Reitman. Siamo anche stati i primi a intervistarla e i primi a riferire delle sue presentazioni.

Siamo stati troppo entusiasti? Beh, l'impatto di Janet su di noi osservatori di Scientology è stato entusiasmante. Querelateci pure...

Adesso che è passato un po' di tempo abbiamo contattato di nuovo l'autrice per verificare come sta procedendo il lancio pubblicitario. Janet ci ha fornito alcuni stralci di recensioni, ci ha dato alcune informazioni sull'andamento delle vendite e ci ha raccontato perché non l'abbiamo vista in TV a promuovere la miglior storia di Scientology che sia mai stata scritta.

Ecco una breve intervista sulle cose che sono state scritte su di lei e sul suo libro da quando abbiamo fatto del nostro meglio per lanciarla in orbita attorno a Teegeeack.

Janet, com'è andato il giro di presentazioni?

È stato massacrante, ma anche divertente.

E come sta andando il libro? Vende?

Sì, sta vendendo molto bene. È arrivato nelle classifiche dei bestseller del New York Times ed è stato per sei settimane nella classifica dei bestseller di saggistica in e-book del Times. È in classifica da cinque settimane nella saggistica del L.A. Times e adesso è al 16esimo posto. Il libro è uscito da appena sei settimane, per cui è una vera sorpresa. La versione rilegata sta andando molto bene ma da quel che capisco sta andando ancora meglio in Kindle e da altri venditori di e-book.

Le recensioni della stampa sono state molto positive, ma qual è stata la tua esperienza in radio e TV? Sembra che tu sia stata in diverse radio, ma non alle televisioni più importanti. Forse i grandi network sono ancora refrattari a questo tipo di cose?

Le recensioni della stampa sono state effettivamente molto buone - sinceramente parlando il libro ha avuto due recensioni mediocri a fronte di decine molto positive. Le apparizioni nelle TV maggiori vanno a rilento ed è frustrante, ma penso che molto sia dovuto alle notizie incredibili di quest'estate - l'economia e il debito pubblico hanno tenuto banco 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana. E adesso ci sono la Libia e le primarie repubblicane. Sarei dovuta andare al Today Show il giorno dopo la sentenza Casey Anthony, perciò ora sai perché fu cancellata. È stato molto frustrante. Penso che a Tampa, dove avevo registrato per una TV locale, l'intervista sia stata cancellata per paura. Ma in termini di network nazionali o di notizie via cavo, credo che tutto sia proprio dipeso dalla tempistica sfortunata.

E adesso parliamo del tipo di riconoscimenti che sta ricevendo il libro...

"A tutt'oggi, il ritratto più completo di Scientology" - Garry Wills, New York Times Book Review -- dove il libro è stato inserito nella rubrica "Scelto dal Direttore".

"[Un] resoconto frutto di accurata ricerca e una denuncia illuminante, un ritratto inquietante di una religione che molti ritengono non solo controversa, ma pericolosa... Tutto il libro mostra le doti di grande giornalista dell'autrice. La quantità di evidenze è particolarmente impressionante e dà vita ad una delle opere più memorabili di saggistica investigativa degli ultimi anni." - Boston Globe.

"Inside Scientology è un capolavoro di giornalismo... una avvincente presentazione della "religione più elusiva d'America", come recita il sottotitolo. Anche per chi non nutre particolare interesse per la logica che trasforma i culti in religioni o sul perché la fede oscura i fatti, la Reitman racconta la storia avvincente di una personalità grandiosa le cui stranezze, manie e carisma hanno modellato il movimento religioso più nuovo d'America, nato entro i suoi confini." - Washington Post.

"Questo è un libro coraggioso" - Wall Street Journal .

"Inside Scientology tocca tutti gli scandali della vita di L. Ron Hubbard, dei suoi subalterni, delle celebrità e degli "schiavi" della storia della religione più elusiva d'America... è una lettura che ti inchioda non solo per l'accurata ricerca sottostante e per il suo ottimo stile, ma perché nelle sue avvincenti 396 pagine [la Reitman] ha illustrato ogni tipo di cupidigia." - Seattle Post Intelligencer.

"Inside Scientology di Janet Reitman è un libro stupefacente... un capolavoro che racconta la storia della chiesa e le divisioni tra i suoi membri." - Asbury Park Press

"Un libro molto avvincente su formazione e cambiamenti della Chiesa di Scientology... una storia bizzarra e complicata raccontata con grande maestria." - Kirkus Reviews.

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Amazon Best Books of the Month, luglio 2011: « Inside Scientology è l'incredibile continuazione, lunga un libro, dell'omonimo articolo di copertina scritto da Janet Reitman per Rolling Stone , finalista nel 2007 del National Magazine Award... "La religione più elusiva d'America" è forse più nota per seguaci di alto profilo come Tom Cruise e John Travolta, ma i suoi dogmi, i suoi procedimenti e l'organizzazione interna vanno a costituire una storia tanto sorprendente e avvincente da poter comparire tra i migliori lavori investigativi pubblicati quest'anno. L'approfondita ricerca della Reitman - che ha comportato centinaia di interviste con devoti ed ex membri - culmina in una indagine ampia e avvincente su origini, sviluppo, crisi, credenza e scandalo di un'affascinante religione aziendale, il tutto espresso con approccio obiettivo che dà la precedenza alla curiosità diligente piuttosto che al giudizio. "Il mio scopo era scrivere la prima storia moderna obiettiva della Chiesa di Scientology", scrive la Reitman nell'introduzione del libro e in questo senso Inside Scientology riesce nell'intento. Il libro resterà per molto tempo lo studio definitivo sulla materia.» - Jason Kirk

"L'analisi fatta dalla Reitman sulla capacità di Scientology di sopravvivere agli scandali e alla derisione è avvincente e convincente." - Seattle Times.

Altre recensioni e interviste sono reperibili su St. Louis Post-Dispatch, Los Angeles Times, Time, San Francisco Chronicle, Slate.com, Tampa Tribune, Creative Loafing Tampa, Jewish Journal, Chicago Sun-Times, The Oregonian, The Forward, TheWrap.com, Reuters, The Revealer, e The Star-Tribune.

Uau! Sul libro di Janet è stato scritto un fiume di inchiostro! Pensereste che questa roba curiosa che riguarda anche J-Lo, Kelly Preston a adesso gli Smith potrebbe meritarsi un posto alla TV per parlare di celebrità e Scientology. Il mio è solo un suggerimento.

 
 
 
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