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Il processo parigino: parlano lo psichiatra e le parti lese (Parte Seconda)

Nel corso del processo che si è concluso il 16 ottobre 2013 con la condanna definitiva di due entità Scientology francesi e di 6 suoi operatori per truffa organizzata e abuso di professione, la corte ha voluto sentire il parere di uno psichiatra in merito alle tecniche di vendita scientologiche. Ecco il resoconto del giornalista che ha seguito tutte le fasi processuali. A seguire, le vicende di quattro persone coinvolte, come da testimonianze rese in tribunale.

Di © Di Jonny Jacobsen, giugno-luglio 2009.

© Traduzione a cura di Simonetta Po,ottobre 2013.

 

Si veda anche:


Il secondo a denunciare

Tre delle cinque parti lese del caso contro Scientology hanno ritirato la denuncia prima dell'inizio del processo. Quanto avevano riferito agli investigatori, però, è rimasto agli atti. Il 27 maggio [2009] il Presidente della Corte, giudice Sophie-Hélène Château, ha letto i particolari della vicenda di Eric Aubry.

Il suo coinvolgimento in Scientology iniziò dopo l'acquisto di una copia del libro Dianetics da uno scientologist che girava la Francia in autobus per promuovere il movimento.

In un periodo di 19 mesi - dal settembre 1997 all'aprile 1999 - Aubry aveva speso in Scientology poco più di 324.000 franchi (quasi 50.000 euro) e si era pesantemente indebitato. Aveva presentato denuncia nel settembre 2000 ma in dicembre 2007 aveva scritto per ritirarla, dicendo che aveva risolto le divergenze con le persone coinvolte. Aubry aveva ricevuto un rimborso di circa 34.000 euro.

Il giudice Château ha letto degli estratti di una lettera di 12 pagine che Aubry aveva scritto nel maggio 1998 al Celebrity Centre di Parigi, in cui si lamentava amaramente del trattamento ricevuto. La lettera, che sembrava usare la terminologia Scientology contro il personale del centro, denunciava la pressione "soppressiva" ricevuta e accusava gli staff di avere restimolato il suo mentale réactive, la sua mente reattiva.

In Scientology la mente reattiva è la parte inconscia della mente, fonte di molti dei nostri problemi. Scientology dovrebbe liberare dall'influenza della mente reattiva, non restimolarla. "Soppressivo" è un termine Scientology usato per descrivere i suoi nemici, ma può anche essere usato per descrivere ciò che i suoi nemici stanno cercando di fare al movimento.

Aubry accusava due persone in particolare, Jean-François Valli e Didier Michaux, entrambi imputati al processo. Aveva acquistato delle sedute di auditing, la terapia-confessione di Scientology durante la quale i membri rivelano anche dettagli molto intimi della loro vita privata. Aveva parlato di aspetti della sua vita personale che ancora lo turbavano e in merito ai quali provava ancora profondi sensi di colpa, ha detto il giudice.

Nel colloqui con gli investigatori, Aubry aveva raccontato delle lettere che riteneva di aver dovuto scrivere alla fine di ogni corso per testimoniare i guadagni ottenuti - o vittorie. A volte in un solo giorno ne aveva dovute scrivere parecchie.

Il giorno prima la ricorrente Aude-Claire Malton aveva testimoniato le stesse cose un merito alle "storie di successo", sebbene Valli avesse negato che si trattasse di un obbligo.

Aubry si era anche lamentato del fatto che aveva acquistato corsi molto costosi solo dopo aver subito forti pressioni. Didier Michaux, membro dello staff di Scientology, lo aveva molestato quotidianamente con le sue telefonate - a volte diverse al giorno. Gli aveva detto di svuotare il conto corrente e chiedere un prestito, ha riferito il giudice Château leggendo gli atti.

«Pensava di essere stato tirato dentro dalle promesse di persone amiche. Riteneva che il loro contratto non fosse stato etico, sebbene in Scientology si parlasse sempre di etica. E che erano interessati più che altro a vendere.»

Aubry si era descritto come facilmente influenzabile e aveva detto che il personale aveva cercato di farlo sentire in colpa per certi aspetti della sua vita privata, e che al Centro avevano fatto commenti indiscreti. Poi, quando l'appartamento in cui viveva era stato messo in vendita e voleva comprarlo per non doversi trasferire altrove, aveva cercato di farsi rendere un po' dei soldi anticipati per dei corsi Scientology. Ma la sua richiesta era stata respinta.

Il giudice Château ha fatto notare ciò che le sembrava contraddittorio nel comportamento di Aubry: nonostante avesse scritto le sue lamentele al Celebrity Centre nel maggio del 1998, aveva poi continuato a fare corsi di Scientology per diversi altri mesi. «Si lamentava di aver speso tanti soldi per niente», ha commentato il giudice. «Ma ci si potrebbe chiedere perché avesse poi continuato a frequentare il centro e a spendere altri soldi.»

Poi ha chiamato al banco dei testimoni l'imputato Didier Michoux.

Non è "per i soldi"

Alto, magro, pantaloni scuri e camicia bianca, Michaux è una figura più imponente del coimputato Valli, che aveva testimoniato il giorno prima. Il 42enne ha parlato in modo calmo, misurato e le sue risposte sono state più composte.

Nel periodo in questione, Michaux lavorava alla SEL, la libreria Scientology di Parigi, una delle due organizzazioni alla sbarra. Entrambe sono accusate di truffa organizzata, di essere state sostanzialmente la forza trainante dietro la truffa che, secondo la pubblica accusa, è stata attuata dagli imputati.

Michaux è accusato di truffa ai danni di Eric Aubry.

All'inizio il giudice Château ha fatto notare che alla libreria Michaux guadagnava molto bene. Percepiva commissioni di vendita tra il 5 e il 15% e nel 1998 aveva guadagnato 342.000 franchi (quasi 52.000 euro); l'anno successivo erano stati 530.000 franchi (quasi 81.000 euro). Michaux era in assoluto quello che guadagnava di più di tutto il Centro: con l'aiuto dei colleghi, aveva venduto al solo Aubry 250.000 franchi (38.000 euro) di libri e 75.000 franchi (11.400 euro) di corsi, tra cui il Rundown di Purificazione.

Ma quella, ha detto Michaux, non era la sua motivazione principale. «L'ho sempre fatto per convinzione, non per i soldi... perché innanzitutto io credo in Scientology...»

Il giudice Château gli ha fatto domande su ciò che sembrava una confusione di conti correnti a lui intestati. Gli ha fatto notare che sembrava agire da banchiere per diverse persone. Alle domande sui versamenti regolari di contanti sui suoi conti, non ha saputo rispondere: «Non so a che cosa si sta riferendo... forse dai corsi dei membri attivi», ha risposto. Il giudice gli ha fatto anche notare che a Aubry aveva venduto sia dei libri, sia dei corsi Scientology, che erano di competenza del Celebrity Centre. «Quello fu un caso eccezionale», ha risposto. «Di solito io vendo solo libri.»

E che cosa era successo? Gli ha chiesto il giudice.

«Incontrai il Sig. Aubry diverse settimane dopo che aveva iniziato Scientology. Aveva letto parecchi libri e fatto dell'auditing ed era molto soddisfatto. Mi chiese come fare per diventare un auditor.» Riteneva Aubry, che aveva un ottimo impiego come tecnico informatico, una persona riflessiva, che sapeva quel che faceva. «Non acquistava mai di getto, si prendeva sempre il suo tempo per riflettere», ha riferito Michaux.

E lui all'epoca non aveva idea dei particolari dei conti bancari di Aubry. «Non è una cosa che mi riguardi. A me interessa solo che la gente ottenga dei guadagni da Scientology.»

Ma perché era lei a raccomandargli quali corsi acquistare? Gli ha chiesto il giudice. «Ho fatto soltanto quello che mi ha chiesto di fare per progredire sul ponte della libertà [totale]», ha risposto. «Gli davo i prezzi di ogni gradino.»

Il giudice Château gli ha fatto domande sui prezzi, come aveva fatto con Valli il giorno precedente, e ha di nuovo accertato che il cliente veniva informato su un elenco di beni e servizi disponibili, piuttosto che sui prezzi. I prezzi erano sul computer. Ma Michaux ha ribadito che il suo ruolo di aiuto a Aubry era scaturito naturalmente dal rapporto instauratosi tra i due.

«Ogni volta che veniva al centro mi passava a salutare, andavamo a prenderci un caffè, lo giudicavo un rapporto molto conviviale», ha raccontato. «Io sono innanzitutto uno scientologist. Ho fatto quel che ho fatto perché fu lui a chiedermelo.» Aubry voleva davvero progredire, voleva diventare Clear (uno stato di illuminazione mentale molto apprezzato dagli scientologist). «È veramente successo per il corso naturale delle cose», ha aggiunto riferendosi alla sua collaborazione con Aubry.

Perché le persone pagano i corsi così in anticipo? Gli ha chiesto il giudice Château. Aveva calcolato che - in base a un certo numero di ore quotidiane di studio - per completare i corsi acquistati, a Aubry sarebbero occorsi anni. «Eppure si pagano tutti in anticipo», ha rimarcato.

«Non è obbligatorio», ha risposto Michaux.

"Mi prendevo cura delle persone"

Il giudice Château gli ha poi fatto presente che aveva fatto pressioni su Aubry affinché pagasse prima delle ore 14.00 del giovedì, dicendogli che, in caso contrario, i prezzi sarebbero aumentati. No, ha risposto Michaux. Era semplicemente perché in Scientology la settimana amministrativa finisce il giovedì, «ma non ho mai parlato di aumento di prezzi.»

E che cosa ci dice delle telefonate fatte a Aubry sul lavoro? Aubry si era lamentato che Michaux lo teneva al telefono anche per un'ora intera per leggergli dei testi di L. Ron Hubbard, fondatore di Scientology. Quella, secondo Aubry, era una forma di molestia.

«Gli telefonavo su sua richiesta, fu lui a darmi il suo numero, mi aveva chiesto di telefonargli», ha risposto Michoux. «Aveva un problema di lavoro e preferiva parlarne al lavoro.» E gli aveva letto dei passi di Hubbard perché pensava che gli sarebbero stati utili. «Non è mia abitudine telefonare alla gente.»

E in merito alle lunghe sessioni di vendita al termine delle serate di studio?

La gente può fermarsi al centro al termine dell'orario di studio, ha risposto Michaux. «Gli scientologist sono felici di trattenersi oltre l'orario», era più una cosa di persone con idee simili che si fermano per bere insieme un succo di frutta. L'uomo ha respinto l'accusa di aver fatto pressioni su Aubry. «Era molto contento di avere fatto i suoi corsi e felicissimo di aver acquistato tutti i gradi necessari per diventare Clear.»

«Ma lei risulta in cima alla lista di persone di cui non si fidava», gli ha fatto presente il giudice riferendosi alla lettera di Aubry. Poi gli ha fatto domande sul prezzo dell'E-meter, lo strumento usato nell'auditing - o terapia - di Scientology. Dalle ricevute che aveva davanti, i prezzi sembravano variare da cliente a cliente. «In che modo decide il prezzo a cui vende un E-meter», gli ha chiesto.

Michaux ha risposto che i prezzi possono variare in base a ciò che si compra assieme all'E-meter: per esempio libri per diventare auditor. «Vengono stabiliti dal computer», ha sottolineato. «E non so come vengono fissati.»

Il giudice Château ha commentato che Michaux era il dirigente de facto della libreria, poiché la donna a cui era intestata nominalmente viveva in Danimarca e veniva di rado a Parigi. L'uomo s'è detto in disaccordo: «Io mi prendevo cura delle persone. Mi prendevo cura dei punti vendita. Gestivo l'inventario» e, a fine settimana, in base alle scorte poteva ordinare altri libri.

Il giudice s'è detto curioso sul perché in magazzino vi fossero tanti libri e altri articoli e perché i beni che venivano pagati a rate restavano in negozio. «È possibile acquistare un E-meter a rate, ma viene consegnato solo al saldo», le ha risposto.

E il suo direttore gli fissava degli obiettivi di vendita? No, non particolarmente, ha risposto l'uomo. «Lo faccio per convinzione.»

Alle domande sui test della personalità nel caso di Aubry, Michaux ha risposto che non era il suo dipartimento. Per quanto ne sapeva lui, i risultati venivano usati per orientare i clienti verso i servizi di cui avevano bisogno.

E come si spiegava la lettera in cui Aubry lo accusava di averlo molestato? Gli ha chiesto il giudice. «Sapevo che in quel periodo il Sig. Aubry non era contento, ma non vidi quella lettera», ha risposto. Si era limitato a informare i superiori affinché se ne occupassero loro.

Lui dice che lei gli suggerì di svuotare i suoi conti in banca. «Non lo mai fatto», ha risposto.

"Era molto contento del suo auditing"

Michaux ha detto che in seguito aveva letto la lettera di Aubry in cui parlava delle pressioni a cui all'epoca era sottoposto. Ma parte di quella pressione, ha spiegato, proveniva dalla reazione della gente nell'apprendere che Aubry era uno scientologist. «È il clima prevalente riguardo a Scientology, a volte è difficile sopportarlo», ha aggiunto.

Il giudice Château ha poi letto un passaggio della lettera di Aubry: «Non voglio continuare a farmi sopprimere dalla gente del Centre.» Poco dopo, incalzato sullo stesso punto, Michaux ha mantenuto le sue posizioni. «Quel che è certo è che quando parlo di Scientology sono molto entusiasta, perché voglio trasmettere ciò che io stesso ho sperimentato. Ma non è qualcosa che possa essere definito molestia.»

Il giudice ha parlato delle affermazioni di Aubry secondo cui lo staff lo aveva fatto vergognare e sentire in colpa per certi aspetti della sua vita personale rivelati durante l'auditing. «Lui era molto contento del suo auditing», ha risposto Michaux. Aubry non gli aveva mai parlato di problemi del genere.

Poi il giudice ha affrontato i problemi finanziari di Aubry: aveva avuto bisogno di soldi quando gli si era rotta la macchina e quando aveva deciso di acquistare l'appartamento in cui viveva, per evitare di doversi trasferire. Aubry a quel punto aveva cercato di farsi restituire un po' dei soldi anticipati per i corsi Scientology.

Sì, ha risposto Michaux. Aubry gli aveva parlato dei suoi problemi economici e della possibilità di un rimborso. «Avevo contattato la persona che si occupa dei rimborsi.»

Citando ancora Aubry: «Mi hanno preso in giro, fingevano di stare verificando con la gerarchia.» Scientology non si impegna a rimborsare i clienti? Gli ha chiesto il giudice. «Sì», ha risposto l'uomo. «Ma non so come è andata a finire.»

Il giudice ha completato il suo esame leggendo queste parole della lettera di Aubry: «Mi sento molto in colpa e mi vergogno di quel che è successo. Mi sento derubato di tutto, umiliato.»

Olivier Morice, avvocato delle due rimanenti parti lese, si è accontentato di sottolineare le capacità di venditore di Michaux. «Lei è molto efficace, è un venditore di grande talento», gli ha detto.

Nicolas Baïetto per la pubblica accusa ha incalzato Michaux sulla sua posizione alla libreria. «Perché è così riluttante ad ammettere che lei era il direttore de facto?» Gli ha chiesto sottolineando che aveva la firma sui conti bancari. «L'ho fatto per questioni di servizio», ha risposto l'uomo, visto che la proprietaria non sempre era presente.

E che ci dice dell'esperienza di Aubry durante il Rundown di Purificazione? L'uomo aveva detto di aver trascorso anche cinque ore filate in sauna. «Ebbe molti problemi su quel Rundown di Purificazione... stava talmente tanto tempo in sauna che arrivò ad avere numerose allucinazioni», gli ha fatto presente Baïetto.

No, ha risposto Michaux: dopo il Rundown Aubry si era sentito meglio. «Anche io ho fatto quel programma, come milioni di altre persone, e non ho mai avuto esperienze del genere.»

"Non ho mai molestato nessuno"

Baïetto si è detto scettico che Michaux fosse un semplice comunicatore, uno che dava informazioni quando Aubry gliele chiedeva. «Mi limitavo a spiegargli i servizi», ha risposto l'uomo. «Ma conosco la mia religione, so come parlarne.»

Consultando le fatture allegate agli atti, il PM gli ha chiesto come mai Aubry gli avesse dato dei soldi che non erano di competenza della libreria. Era normale avere questa confusione di pagamenti tra la libreria e il Celebrity Centre?

«Per me no», ha risposto l'uomo. Ma erano cose che potevano accadere. Lui voleva soltanto essere al servizio del Sig. Aubry. «Sono in quei locali, ma ho molto poco a che fare con la chiesa (Celebrity Centre).»

Poi Baïetto gli ha fatto domande sulle accuse di molestia. «Non erano molestie, era comunicazione», ha risposto Michaux. «Non ho mai molestato nessuno.»

Anche il PM ha parlato dei guadagni dell'imputato e si è chiesto se fossero cifre appropriate per un'organizzazione registrata in base alla legge francese sulle associazioni no-profit.

Poi il giudice Château ha richiamato Valli, l'altro dipendente di cui si era lamentato Aubry. Lo aveva già interrogato per il trattamento riservato alla ricorrente numero uno, la Malton. [1]

Valli ha spiegato che nel 1999 Aubry lo aveva avvicinato per certe questioni e che in seguito lo aveva ricontattato per ulteriori approfondimenti. «Quindi lei lo orientava? Lo indirizzava?» gli ha chiesto il giudice. Sì, ha risposto Valli, «Mi faceva domande sul suo orientamento, sull'auditing...»

Il giudice gli ha fatto domande sulla grande quantità di corsi acquistati in anticipo da Aubry, e quanto gli sarebbe occorso per completarli tutti. Dipendeva dall'individuo, le ha risposto Valli spiegandole gli orari di apertura del centro. E quando ha citato il fatto che il personale si addestra gratuitamente, il giudice è tornato al caso di Aude-Claire Malton.

Perché la donna aveva pagato in anticipo così tanti corsi, se stava per lasciare il lavoro e entrare nello staff del centro, acquisendo così il diritto di studiare gratis? Era veramente etico venderle questi corsi, se avrebbe potuto farli gratuitamente?

«Sì, è strano», ha risposto Valli. «Ma dovrebbe chiederlo alla Signora Malton.»

A questo punto sono intervenuti gli avvocati della difesa: dai documenti esistenti non era affatto chiaro se alla Malton fossero stati venduti anticipatamente dei corsi, dopo la decisione di entrare nello staff di Scientology. Gli avvocati di entrambi gli schieramenti hanno rovistato tra gli atti in cerca di un documento che avrebbe dovuto redimere la questione, ma inutilmente.

Il giudice Château era curiosa di sapere che cosa aveva da dire la Malton in merito, ma Morice, il suo avvocato, dubitava che sarebbe tornata a Parigi per testimoniare.

Note dell'autore:

1. Si veda "Defendant #1 the Facilitator".


Nelly e la sua testimonianza

Dopo aver ascoltato la testimonianza dell'imputato Didier Michaux e di nuovo Jean François Valli, la presidente della corte ha chiamato l'altra ricorrente: Nelly Reziga. Prima di chiederle di parlare, la giudice Sophie-Hélène Château ha letto dagli atti un breve riassunto della sua vicenda.

Nell'ottobre 1998 la Reziga fu assunta da un'agenzia immobiliare diretta da Max Barbault; quando aveva fatto domanda di assunzione, alla donna era stato chiesto di compilare un test della personalità, ma all'epoca la Reziga non conosceva i collegamenti tra quel test e Scientology. Poi il giudice ha chiesto alla ricorrente di raccontare la sua storia.

Il primo giorno, la donna aveva incontrato Barbault e fatto il test. Lui le aveva mostrato il risultato dicendole che in lei c'erano alcune cose che non andavano e che un po' di aiuto l'avrebbe fatta stare meglio. «Io risposi che stavo bene e rifiutai.» Ancora non si era accorta che il suo capo era uno scientologist.

«Poi cominciai ad avere qualche dubbio...», ha continuato. Ma non riusciva a capire che cosa di preciso non andasse. Fu solo quando in ufficio trovò degli scatoloni pieni di libri Scientology che cominciò a capire, e le fu chiara anche un'altra cosa: qualche altro dipendente dell'agenzia era scientologist. Si rese conto che qualcosa proprio non andava quando non le pagarono il mensile. «Chiesi perché e mi risposero... che era colpa mia», ha ricordato.

Prima di cominciare a lavorare per l'agenzia aveva sentito parlare di Scientology - aveva sentito dire che era una setta - ma a parte quello non sapeva bene di che cosa si trattava. Fu un paio di mesi dopo l'assunzione che Barbault le raccomandò di nuovo di fare il corso di comunicazione.

«Cominciò a insistere un poco per volta, ma quelle sue richieste di fare il corso finirono per infastidirmi», ha spiegato. E alla fine acconsentì a far visita al Celebrity Centre di Scientology, dove incontrò persone molto gentili. Rimase però turbata da un secondo test della personalità compilato in quella sede, più lungo del primo. «Mi colpì, era davvero parecchio strano. Alcune domande dicevano la stessa cosa, ma formulata in modo diverso.»

Spese qualche soldo - circa 1000 franchi (150 euro) - per il Corso di Comunicazione, che però non finì mai. «Ci andai per tre volte, poi mi rifiutai di continuare...»

Perché? Le ha chiesto il giudice.

«Dovevi fissare l'altro negli occhi senza scomporti. Io non ci riuscivo, così mi proposero altre cose, ma rifiutai.»

Ma perché ci era andata, innanzitutto?

«Quando lui mi aveva detto "quel che ti serve è solo un corso" della durata di un'oretta avevo pensato "perché no?"» Sì, ma perché non poté rifiutare? Le ha chiesto il giudice. «Perché mi stava sempre addosso.» Aveva cercato di dirgli che non aveva tempo per quel corso. Lui le aveva detto di andarci alla sera. «Ma ho dei figli», gli aveva risposto. Sentiva che cercavano di «tirarmi dentro, di confondermi e di tirarmi dentro», ha spiegato. Ma aveva continuato a opporre resistenza.

Le avevano anche chiesto di comprare un elettrometro, lo strumento utilizzato nell'auditing di Scientology, le sedute di terapia confessionale; insistettero per venderle il Rundown di Purificazione, il programma costituito da alti dosaggi di vitamine, ginnastica e ore di sauna, «... ma rifiutai.» Disse di no perché il Rundown era troppo costoso. «Non ricordo i prezzi, solo che il corso costava più di quanto guadagnassi in un mese.»

"Non la smetteva di infastidirmi"

Il Celebrity Centre informò Barbault che la Reziga non voleva comprava i corsi. «Sapeva che avevo rifiutato il corso perché era troppo caro», ha spiegato alla corte. «Allora mi propose di prestarmi lui i soldi. Ma rifiutai. Mi disse che un corso di Scientology mi avrebbe dato molto giovamento.»

Non passò molto prima che la situazione al lavoro degenerasse. «Il mio rapporto lavorativo [con Barbault] divenne molto teso. Continuava a riprendermi per un nonnulla», come si vestiva, per esempio. «Un'ora di quelle ramanzine era molto dura da sopportare, e succedeva spesso.»

Barbault cercò anche di farle prendere delle vitamine, ma di nuovo la Reziga disse di no. «Rifiutai di prenderle perché avevano un odore davvero sgradevole». E non le erano piaciute quelle etichette che sembravano fatte in casa.

Le cose peggiorarono ulteriormente quando Barbault e una collega le chiesero di collaborare per allargare al suo condominio gli affari dell'agenzia. Barbault voleva passare dalla gestione dei singoli appartamenti alla manutenzione di interi palazzi, e uno dei contratti riguardava quello dove viveva la Reziga. Le chiesero il voto e l'appoggio alla riunione condominiale per decidere a chi affidare il contratto di manutenzione.

«Le cose stavano già andando molto male, e durante l'assemblea condominiale non votai per la sua agenzia», ha ricordato la donna. «E allora ci fu l'esplosione.»

Il giorno dopo Barbault l'affrontò: «Mi disse che ero l'ultima ruota del carro e mi diede il preavviso di licenziamento. Per me fu come una ventata d'aria fresca.»

Le molestie, però, continuarono e non solo da Barbault. Almeno un altro dipendente l'aggrediva verbalmente con regolarità. E fu a quel punto che la donna andò a fare denuncia alla polizia.

Barbault non mollava, le telefonava a casa, infastidiva suo marito e i figli, così la donna fece un'integrazione di querela. E dopo diverse visite al commissariato, la polizia lo chiamò. «Ma non smise di infastidirmi», ha ricordato la donna. «Cercava di dimostrarmi qualcosa, mi disse che voleva che ritirassi la mia denuncia. Cercava di convincermi che avevo bisogno di Scientology. Mi accompagnò alla polizia per ritirare la denuncia, [ma] il poliziotto disse che se anche l'avessi ritirata, sarebbe andata comunque avanti. Poco dopo fui licenziata.»

Olivier Morice, il suo avvocato, le ha fatto altre domande sul questionario che aveva dovuto compilare per l'assunzione. Lei ha ricordato una domanda sul suicidio. «Mi parve una cosa davvero strana per un colloquio di lavoro», ha risposto la Reziga.
(La domanda 113 del test standard è: "Ci vorrebbe un ben preciso sforzo da parte tua per prendere in considerazione l'idea del suicidio?")

E quando aveva fatto il secondo test della personalità al Celebrity Centre, non le era piaciuto il modo in cui era stato valutato. «Cercavano di scavare nella mia vita privata», ha commentato. «Cercavano di farmi parlare... di scoprire le mie debolezze. Volevano in tutti i modi scoprire i miei problemi.»

Uno dei motivi per cui aveva fatto il Corso di Comunicazione era che pensava che dopo l'avrebbero lasciata in pace.

"Scoppiai in lacrime"

La Reziga riteneva che anche al lavoro l'atteggiamento di Barbault fosse allarmante: «Cercava sembra di buttarmi giù di morale.» Le aveva anche fatto domande personali che lei aveva ritenuto inopportune: «Cercò di scoprire qualcosa di disonesto [in me]. Gli dissi, "Guardi, non prenderei nemmeno la metropolitana senza pagare il biglietto".» Barbault le chiese addirittura se avesse mai tradito il marito. «Questo tipo di domande mi sembrava del tutto irrazionale.»

Poi Barbault cominciò a convocarla in un ufficio dell'agenzia per sottoporla a sedute di domande - interrogatori che potevano durare anche molto a lungo. Ne ha ricordato uno in particolare: «Scoppiai a piangere e allora cambiò atteggiamento e cominciò a sorridere.»

Il personale del Celebrity Centre le aveva fatto domande sul suo reddito? Le ha chiesto Morice. «Mi pare di sì», ha risposto la donna. Comunque sia, sapevano che l'aveva mandata lì Barbault.

Patrick Maisonneuve della difesa le ha chiesto se Barbault avesse anticipato i 1000 franchi del Corso di Comunicazione. «No», ha risposto la donna. «Ho rifiutato l'offerta diverse volte, perché gli dicevo che [i corsi] erano troppo costosi.»

Poi ha chiesto un rimborso? Le ha chiesto l'avvocato. «No, mi vergognavo un po' per essermi fatta coinvolgere, ed ero contenta di essermene tirata fuori.»

Ma quando aveva accettato il lavoro, sapeva che Barbault era uno scientologist? No, ha risposto la Raziga, lo scoprì un paio di mesi dopo.

Ma aveva sentito dire che Scientology era una setta? Le ha chiesto Maisonneuve. Sì, ha risposto lei. E ha ricordato che cosa le aveva detto Barbault quando le aveva mostrato i risultati del suo test della personalità: «Concluse che ero intelligente e capace, ma che avevo un piccolo problema.»

Tra la difesa c'è stata un po' di confusione sul perché non fosse riuscita a terminare il Corso di Comunicazione: la donna aveva detto alla corte che non era riuscita a fissare l'altro negli occhi, ma agli investigatori aveva riferito che durante l'addestramento aveva gli occhi chiusi.

La donna ha spiegato che in un esercizio precedente dovevi sedere di fronte a un altro studente e tenere gli occhi chiusi. «Era rilassante.» Poi ne ha ricordato un altro dove doveva ripetere delle frasi e un altro dove doveva cambiare il tono di voce. [1]

Ma non era rimasta per niente impressionata da uno dei film introduttivi. «Mi addormentai e glielo dissi.»

Di Barbault ha detto: «Sono stata insultata e molestata» e ha parlato di «una valanga di insulti.» In quelle occasioni non c'erano colpi troppo bassi, « Tout y passait

Dal suo punto di vista, tutto dipendeva dal suo essere uno scientologist: «Ha cercato di farmi a pezzi, di trascinarmi nel fango.»

Max Barbault sarebbe dovuto essere il settimo imputato del processo di Parigi: era stato citato nel rinvio a giudizio depositato dal magistrato inquirente Jean-Christophe Hullin nel settembre 2008. Ma Barbault è morto prima dell'inizio del processo. Ha sempre negato le accuse di tentata truffa ai danni di Nelly Reziga.

Dopo aver lasciato l'agenzia, la donna ha continuato a ricevere lettere dal Celebrity Centre: opuscoli accompagnati da lettere firmate che cercavano di farla tornare per ulteriori corsi. Hanno smesso di arrivare solo quando ha cambiato indirizzo.

Nelly Reziga ha una causa di lavoro pendente per il suo licenziamento.

Note dell'autore:

1. È un chiaro riferimento alle routine di addestramento, o TRs, del Corso di Comunicazione di Scientology, che i critici hanno descritto come esercizi che inducono trance e che rendono i partecipanti più suscettibili alla suggestione. Il Corso di Comunicazione è tra i corsi introduttivi offerti ai neofiti.


Il direttore d'azienda

La corte avrebbe dovuto sentire Pierre Auffret, un imprenditore che ha speso oltre un milione di franchi della sua azienda per comprare corsi di Scientology. Alla fine, però, l'uomo ha scritto per informare che non gli sarà possibile partecipare, così è stato il giudice Château a raccontare i dettagli della sua storia.

La sua posizione è molto particolare: Auffret è un témoin assisté, un testimone assistito. In base alla legge francese si tratta di una persona indagata in vista di una possibile incriminazione, ma contro cui le accuse non sono mai state formulate.

Auffret era stato interrogato nel corso dell'indagine iniziata nel 1999 a seguito di una soffiata anonima alla polizia per appropriazione indebita di beni aziendali.

Un paio di mesi dopo, a dicembre, Yves - fratello di Auffret - aveva presentato una denuncia contro Scientology in cui accusava il movimento di estorsione ai danni di Pierre Auffret. Il fratello si era rifiutato di agire contro Scientology, così aveva deciso di farla lui. [1]

Yves Auffret aveva dichiarato che suo fratello pagava ingenti somme a Scientology dal 1996 e aveva messo in pericolo non solo le finanze familiari, ma anche quelle dell'azienda che dirigeva. Il ragioniere della ditta, che si era dimesso dopo aver scoperto quanto stava accadendo, disse che quando se ne andò c'era un ammanco di 1.278.324 franchi (194.878 euro).

Gli investigatori scoprirono che il denaro della Parangon, lo studio di ingegneri che Auffret dirigeva a Finisterre, in Bretagna, era stato effettivamente usato in modo improprio per pagare corsi di Scientology. Al momento dell'interrogatorio Pierre Auffret aveva detto di essere entrato in Scientology nel 1996, dopo aver fatto un test della personalità secondo cui aveva bisogno di migliorare le sue abilità comunicative.

Per acquistare i corsi di Scientology aveva inizialmente usato i suoi soldi; aveva comprato in anticipo centinaia di ore di auditing da Jean-François Valli, uno degli imputati. Arrivati al 1999, però, aveva cominciato a pagare corsi e materiali di studio della libreria di Scientology con i soldi dell'azienda. Aveva anche speso somme ingenti per viaggiare tra la Bretagna e Parigi, dove faceva i corsi al Celebrity Centre di Scientology.

Auffret riconobbe di avere impropriamente mischiato le sue spese personali con quelle dell'azienda. Ma non fu mai formalmente incriminato per l'abuso delle finanze aziendali: né il fratello né la moglie vollero denunciarlo, poiché ritenevano che fosse stato manipolato da Scientology.

Inoltre, molto del denaro aziendale era stato recuperato. Auffret risarcì alla Parangon 475.344 franchi (72.466 euro); Scientology restituì 489.744 franchi (74.661 euro).

Il giudice Château ha poi richiamato Valli. In una precedente testimonianza, l'uomo aveva detto che il movimento lo aveva sanzionato perché nel trattare con Auffret non aveva rispettato le regole finanziarie di Scientology.

Scientology ha una organizzazione separata denominata World Institute of Scientology Enterprises (WISE) che si occupa di vendere corsi alle aziende. Allora perché, gli ha chiesto il giudice, aveva accettato gli assegni aziendali di Auffret quando sapeva che si trattava di qualcosa che solitamente veniva gestito da WISE?

«Il fatto è che quasi sempre il sig. Auffret pagava con una carta di debito e io non l'ho mai guardata con attenzione, non avevo visto che era una carta aziendale e ogni volta che gli facevo un'iscrizione emettevo una ricevuta a lui, a suo nome», ha risposto Valli.

Fu solo nel 1999 che Auffret lo contattò per dirgli che dopo essersi consultato in azienda, voleva che le fatture fossero intestate alla ditta, ha aggiunto. «Gli chiesi se fosse regolare e lui mi rispose di sì, così rifeci le ricevute.»

Un "piano spirituale"

Ma, ha commentato il giudice, sembrava che Auffret avesse chiarito che stava spendendo soldi dell'azienda. E ha citato le ingenti somme pagate in anticipo per i corsi; la grande quantità di libri e altri materiali Scientology che l'uomo aveva acquistato.

«No», ha risposto Valli. «Per me era chiaro che erano acquisti personali.» Auffret gli aveva parlato dei benefici personali e professionali che stava ricavando dall'addestramento. Ma, ha ribadito Valli, «Pensavo che fosse per lui personalmente.»

Il ricordo di Auffret sulla questione era che Valli aveva valutato il suo test della personalità, gli ha rammentato il giudice Château. Aveva anche parlato di Valli come di un venditore, e di se stesso come cliente.

No, ha risposto Valli. Lui non era formato per valutare i test e ha detto che il programma formativo elaborato con Auffret era un "piano spirituale".

Il pubblico ministero Nicolas Baïetto gli ha chiesto dei problemi avuti in Scientology per questa faccenda. Valli ha spiegato che nel rifare le ricevute per Auffret come spese aziendali aveva violato le regole di Scientology. Per questo era stato rimosso dal suo lavoro al Celebrity Centre e si era anche dimesso dall'incarico occasionale alla libreria.

Ma Baïetto si è mostrato perplesso anche dalla differenza tra il racconto di Auffret e quello di Valli. «Lui non ha mai parlato di procedimento spirituale», ha sottolineato il PM. «Non ha mai parlato di spiritualità. C'è un abisso tra il modo in cui lei descrive [l'addestramento venduto a Auffret] e quanto dice lui.»

E come poteva aver scoperto improvvisamente nel 1999 che c'era un problema, tre anni dopo l'inizio dei pagamenti?

Valli ha spiegato che si era accorto per la prima volta che qualcosa non andava quando Auffret gli aveva telefonato e gli aveva chiesto di modificare le ricevute.

François Jacquot per la difesa ha accertato che i moduli firmati da Auffret facevano chiaro riferimento al fatto che si trattava di servizi religiosi. «Perciò lo sapeva perfettamente bene.»

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A ulteriori domande della difesa, Valli ha spiegato che si era reso conto che qualcosa davvero non andava quando aveva saputo che il magistrato inquirente voleva parlargli in merito a un caso di appropriazione indebita di beni aziendali.

Il giudice Château ha poi richiamato al banco dei testimoni Didier Michaux, un altro imputato. Michaux, che a Auffret aveva venduto dei libri, aveva detto agli investigatori di non essersi accorto che l'uomo stava spendendo i soldi della ditta e non i suoi.

Ma 305.000 franchi di libri erano una bella somma, gli ha fatto notare il giudice. Quanto tempo gli sarebbe occorso per leggerli tutti? E capitava spesso che la gente ne acquistasse così tanti?

Non così spesso, ha risposto Michaux: ma per alcuni scientologist è importante poter disporre dell'intera biblioteca Scientology.

«Io sono innanzitutto uno scientologist, ma è vero che sono anche un venditore», ha detto Michoux. Una volta chiarite le circostanze dell'acquisto, era stato lieto di restituire il denaro. Viste le circostanze, non avrebbe voluto tenerlo, ha sottolineato.

Note dell'autore:

1. Le condanne per questa faccenda hanno riguardato la truffa organizzata.

 
 
 
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