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Scientology: un Nuovo Movimento Religioso nell'Occidente della secolarizzazione

Tesi del corso di laurea triennale in Teorie e Pratiche dell'Antropologia, Università La Sapienza, Roma. Capitoli Sesto e Settimo

© Giacomo Lepri, 2008.

 
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Capitolo VI - IL POSTO DI DIANETICA NELLA CONTEMPORANEITÀ: LE LACUNE DELLA SCIENZA MEDICA

TERZA PARTE. Conclusioni

Capitolo VII - PER UNA ANALISI PIÙ COMPLETA



Capitolo VI - IL POSTO DELLA DIANETICA NELLA CONTEMPORANEITÀ: LE LACUNE DELLA SCIENZA MEDICA

Si è tentato di mettere in luce l'efficacia della Dianetica e di Scientology nel mobilitare l'interesse e la partecipazione dei numerosi adepti che al NMR si appellano. Lo si è fatto prima approcciando l'analisi dal punto di vista tecnico, vagliando le possibilità effettive di ottenere eventuali benefici sul piano direttamente materiale: lo scopo è stato di mettere in evidenza l'eventuale risposta concreta alle richieste di salute provenienti dall'audience della Dianetica [117]. In seguito l'analisi è stata condotta sull'atteggiamento di Hubbard volto a coinvolgere e persuadere il lettore dei suoi testi, al fine di avvicinarlo al movimento dianetico/scientologico: si è considerato che, prima ancora di una possibile valutazione empirica dell'efficacia delle tecniche terapeutiche, l'individuo che intenda avvicinarsi alla visione del mondo hubbardiana avrebbe bisogno di essere preparato ed incoraggiato a ritenere valida la proposta dianetica, o perlomeno a considerarla degna di interesse [118].

Ora si vuole analizzare il contesto nel quale l'opportunismo di Hubbard, più o meno consapevolmente, ha trovato un terreno fertile per costruire la sua proposta.


6.1 - La medicina ufficiale e i suoi limiti

La proposta terapeutica dianetica può trovare la sua fortuna in base a due diverse possibilità: la prima prevede la maggiore efficacia e funzionalità di quella rispetto alla medicina ufficiale; la seconda interpreta la fortuna di "Dianetics" in relazione alle sconfitte e alle carenze della scienza medica e quindi non necessariamente in relazione alla sua specifica validità. Voglio analizzare ora gli elementi di questa seconda possibilità.

La medicina è considerata oggi risorsa profondamente problematica: il progresso sconcertante, che nell'ultimo secolo ha caratterizzato tale scienza, ha visto parallelamente l'allargamento della frattura nell'armonia tra aspetti tecnologici della medicina e aspetti antropologici. Lo studio della malattia è passato dal fondarsi sulla conoscenza diretta del paziente e dei suoi sintomi, questi da ricondursi a categorie create più o meno empiricamente, allo studio in laboratorio della patologia stessa, come ente quasi da considerare autonomo rispetto agli aspetti globali dell'esistenza dell'individuo.

La pratica terapeutica, seguendo tale direzione, ha incrementato la sua efficacia divenendo più puntuale e basandosi su un complesso apparato tecnologico. D'altra parte l'aspetto tecnologico, fondato sulle rinnovate conoscenze in ambito epidemiologico, clinico, chimico, biologico, ha adombrato completamente l'approccio antropologico alla cura. Questo sarebbe caratterizzato dall'attenzione al rapporto dell'uomo e della sua coscienza con la malattia: si concretizzerebbe in attitudini volte all'assorbimento e alla concettualizzazione dell'ente patologico tali da disegnare intorno ad esso coordinate di valori e simboli per la salute e per il suo contrario. Tralasciare gli aspetti psicologici e sociali della malattia si è risolto automaticamente nel disinteresse per una raffinazione del rapporto medico-paziente, come nell'insoddisfazione del paziente stesso verso pratiche di cura che pure comportano rilevabili effetti pratici.

Quest'ultimo verrebbe così privato del male, essendo però lasciato a se stesso nell'innato tentativo di conoscerlo e razionalizzarlo: così come, senza la capacità di controllo e gestione, il morbo si insinua nel malato, così, allo stesso modo, se ne va lasciando fratture nella psiche dell'inerme uomo sano.

La scienza medica ha mantenuto grandi promesse e grazie a conoscenze sempre più raffinate si è dimostrata un potente strumento per il miglioramento delle condizioni materiali. Tale grande concentrazione degli sforzi nella direzione di una visione esclusivamente materialistica del complesso malattia-salute ha fatto in modo che venissero tralasciati i problemi perenni e crescenti del benessere psicologico. La medicina, specializzata anch'essa secondo un trend già analizzato [119], ha demandato ad altri ambiti la risoluzione dei problemi dell'uomo impegnato a fronteggiare il suo ambiente sociale in modo più adeguato, ambiti dimostratisi finora abbastanza inerti a fornire risposte soddisfacenti.

La malattia, interpretata e curata meccanicamente, ha progressivamente smesso di essere un veicolo di simboli buoni per pensare i limiti dell'uomo, le minacce a cui deve far fronte e le capacità che ha nel risolvere problemi riguardanti direttamente il proprio "complesso persona". Così essa (quando non virale o batterica) non è più stata ricondotta implicitamente a possibile mezzo di espressione di disagi socioculturali: tale costituzione della malattia richiederebbe una risoluzione sui piani simbolico, affettivo e psicologico, con metodologie che fornirebbero mezzi per la liberazione da tensioni sociali altrimenti mai esplicitate e represse.

Non solo. Secondo tale attitudine, la malattia è stata ridotta unicamente ai suoi aspetti "osservabili al microscopio": così, se ha perso la sua dimensione di "arma simbolica", ha anche perso la sua doppia costituzione effettiva psichica e somatica. Privando la malattia di uno dei due aspetti, si è perso l'interesse per un intervento capace di sfruttare efficaci meccanismi psicosomatici a sostegno dei processi di guarigione e terapia. Si deve oggi però rilevare l'inizio di una inversione di tendenza in direzione della conoscenza della psicosomatica, tardo al punto da permettere la fioritura delle tante terapie alternative abbracciate dall'Occidente.

La perdita dell'unità soma-psiche è evidente nella concezione che la cultura occidentale ha della malattia: la malattia è ritenuta scomodo accessorio non utile alla vita, in quanto tale è privata di ogni specifico significato, quando essa potrebbe invece assumere rilevanza sociale o psicologica, coinvolgendo piani di interpretazione, se non controllabili, quanto meno afferrabili dal paziente e dal sistema socioculturale in cui questo si muove. La malattia è nonsenso, è contraddizione della vita e dell'esistenza, non parte di essa; è parte non funzionante e da eliminare della "macchina umana".

Se la scienza medica, specializzandosi, riduce il suo interesse ad uno solo dei poli soma-psiche, si assiste contemporaneamente ad un particolare atteggiamento da parte degli attori sociali: la sintesi tra la scienza medica e gli aspetti che essa tralascia è ora affidata al comportamento spesso ambivalente degli individui che aderiscono a pratiche di medicina alternativa consultando puntualmente e parallelamente il "medico di famiglia". Si assiste alla dicotomica adesione ai sistemi contrapposti della medicina sperimentale e delle pratiche fondate su procedimenti di ordine magico, o empirico, o carismatico, o ancora religioso/miracolistico. Per tale dualismo comportamentale, a ben vedere, non si può parlare di atteggiamento contraddittorio: piuttosto si rileva la manifestazione di quella che chiamo una "scissione critica" afferente all'utilizzo di due differenti parametri per valutare diversi tipi di esigenze. La sintesi non effettuata dall'ortodossia medica è più o meno consapevolmente operata dall'individuo, che si rivolge contemporaneamente al medico, al quale affida l'intervento meccanico dell'estinzione del "corpo-malattia", e al guaritore, a cui si affida per rafforzare la sua sicurezza esistenziale, supportare l'assorbimento della "crisi-malattia" di ordine psicologico, trovare speranze e risposte per disagi di matrice sociale e psichica.

Sembra tale comportamento indirettamente riflettere la caratteristica specializzazione paradigmatica della contemporaneità, vissuta implicitamente e inconsciamente: non ci si rivolge ad un solo ente salutifero, ma si separano le componenti e le peculiarità della coscienza scientifica ortodossa e della sapienza alternativa extrascientifica, della salute unicamente fisica e di quella unicamente psichica. È da rilevare che spesso i due ambiti sovrappongono i loro ruoli, nel momento in cui l'individuo richiede la guarigione da una stessa malattia al medico come al guaritore, spesso tenendo l'uno all'insaputa della consultazione dell'altro.

Tale atteggiamento, lo ripeto, è solo apparentemente contraddittorio: nel momento in cui la stessa cura della malattia nell'ambito dell'ortodossia medica lascia spazio a dubbi e spesso a incapacità d'intervento per malattie non conosciute a pieno o incurabili, l'attore sociale, ottimizzando le risorse che ha, dispiega ogni mezzo a sua disposizione per aumentare la probabilità di successo nella lotta contro il morbo. Lanternari (1977) chiama tale dualismo comportamentale «coesistenza bilineare costitutiva» di due ordini di medicina, l'ufficiale e l'alternativa.

Ancora Lanternari sottolinea il valore intrinseco che le scelte ambivalenti degli attori sociali avrebbero nel mostrare creatività e capacità di adattamento; tali scelte inoltre evidenzierebbero, spesso inconsapevolmente, i gap della prassi medica occidentale. Con le sue stesse parole:

"L'impetuosa e inopinata proliferazione delle cosiddette medicine alternative nel mondo odierno - in larga parte ispirate a principi estranei alla scienza ufficiale - non è un "residuo" o una "sopravvivenza" inerte di orientamenti "superstiziosi" d'antica origine. Non può essere considerato come un fenomeno di "ritardo" culturale. Al contrario è un fenomeno di creatività spontanea adattiva - per quanto contraddittoria rispetto ai canoni della cultura ufficiale - e che richiede come tale un'attenta analisi e adeguate griglie di lettura e d'interpretazione." [120]
È inoltre da considerare l'esistenza di contaminazioni effettive da parte degli "addetti ai lavori" dei due ambiti apparentemente tanto divergenti. Da parte dell'ortodossia medica il contatto con l'altro orizzonte si ha con l'utilizzo di metodi ancora non sperimentalmente collaudati a pieno, l'ampliamento della categoria delle malattie psicosomatiche, o con la stessa integrazione alle volte suggerita al paziente delle terapie ufficiali con pratiche mediche antiche od empiriche (chiroterapie, psicoterapie, pratiche fisioterapiche). Da parte della medicina alternativa non mancano suggerimenti di rivolgersi all'"altra medicina" per casi altrimenti irresolubili, o ancora si nota come si tentino applicazioni nell'ambito della ricerca e dell'aggiornamento (come nel caso dell'omeopatia), oppure, meno seriamente, si rilevano semplici atteggiamenti basati sull'utilizzo di linguaggi scientifici finalizzati all'ottenimento di prestigio e credibilità (ed è il caso di Dianetica/Scientology).


6.2 - La posizione della Dianetica nel contesto contemporaneo

È già stata inquadrata Dianetica/Scientology nel contesto contemporaneo: si è rilevata la caratteristica di "religione secolarizzata"; si sono evidenziati i legami con le caratteristiche della Weltanschauung della contemporaneità; sono emersi i nessi con le logiche della scalata sociale e del successo tipiche di numerose correnti e movimenti attuali religiosi o meno; si è sottolineata la retorica scientifica utilizzata da Hubbard per esprimere la sua "filosofia".

Posso ora analizzare il movimento in relazione agli effettivi rapporti e divergenze rispetto le concezioni dell'ortodossia medica, nei gap della quale, si è proposto, troverebbe fortuna la diffusione dell'idea hubbardiana.

Tra i fattori inseriti nel trend in cui si trova ora la medicina ufficiale descritti sopra, vorrei porre ora l'accento sul rapporto medico-paziente. Ho accennato alla progressiva spersonalizzazione della figura del medico, divenuto mero esecutore tecnico di rimedi meccanici sul "corpo-paziente". Il contatto tra il medico e il degente si è risolto progressivamente secondo tendenze burocratizzanti, percorse dalla freddezza e dall'anonimato che circondano la maggior parte delle istituzioni della altrimenti incontrollabile società di massa. Il paziente diviene un numero, quando non un mero "contenitore di malattia" per lo sguardo del medico che parla per termini specialistici e prescrive scatole di medicinali dopo frettolose sedute; in esse si chiedono al paziente dati esclusivamente mirati a rinvenire sintomatologie da ricondurre a generalizzazioni anonime, mai al trascorso o al vissuto dell'"uomo-paziente".

Interessante evidenziare che tale caratteristica freddezza oramai tipica della figura dell'austero medico è anch'essa ripresa apparentemente dalla Dianetica, nel suo sforzo di utilizzare gli elementi caratteristici della contemporaneità: l'auditing è una seduta in cui il rapporto auditor-preclear è mediato dallo strumento tecnologico dell'E-meter; il coinvolgimento dell'auditor deve essere nullo per non stimolare alcuna possibile reazione engramica nel paziente; l'auditing è un lavoro formalizzato, ben strutturato in cui la creatività del terapeuta è ridotta all'essenziale ed è limitata al saper porre le giuste domande al paziente. Non avvengono dialoghi liberi né si ricorre a suggerimenti o consulenze confidenziali: tale apparente freddezza potrebbe essere motivata proprio dalla necessità di far apparire il più possibile credibili e autorevoli i metodi dianetici, fornendo all'individuo medio occidentale una terapia ascrivibile e identificabile con i modelli da lui interiorizzati dall'infanzia inerenti l'ambiente asettico dell'ospedale, l'austerità del medico, il timore reverenziale nei confronti della medicina. Il paziente così trova doppio conforto: non mette in dubbio i suoi modelli cognitivi occidentali legati al complesso malattia-diagnosi-intervento e contemporaneamente ottiene maggiore conforto dalla terapia alternativa perché le mete da essa promesse hanno levatura esistenziale. Infatti se la cura della malattia ortodossa, eliminato il disagio fisico, dà l'appuntamento al paziente "al prossimo morbo", la Dianetica promette di consegnare l'individuo "guarito" ad uno stato superiore di esistenza, plasmando la sua percezione di benessere sui modelli hubbardiani del Clear. È tale risignificazione esistenziale della malattia, della salute e in genere della vita del paziente che fa la fortuna di Dianetica/Scientology rispetto l'ortodossia medica, per quanto l'estetica e la retorica siano comuni. È qui il fulcro della loro capacità di fascinazione: eliminata "tecnicamente" la malattia, Dianetica aggira quel vuoto di significati che la medicina ufficiale lascia nel paziente una volta abbandonata a se stessa la sua persona ormai in salute.

Importante quindi considerare che, visto l'ambiente "artificialmente medico" delle sedute, l'aderente alla Dianetica non abbisogna di ridiscutere i suoi assunti sullo status della medicina e con dignità può aderire ad una pratica di cura alternativa senza dover assumere atteggiamenti ritenuti dalla società devianti o semplicemente stravaganti, o almeno così è nella sua percezione delle cose.

Ulteriore punto di forza della Dianetica nel clima contemporaneo è nel sottolineare la profonda unità, nell'origine della malattia come nella sua cura, tra soma e psiche, unità per lungo tempo misconosciuta o non soppesata abbastanza dall'ortodossia medica. La risoluzione basata su tale unità lascerebbe nel paziente un senso più acuto di soddisfazione, essendo esso rinfrancato su diversi piani del suo complesso persona.

Altro elemento di modernità di Dianetica/Scientology, anche rispetto gli standard nuovo religiosi, è la concezione della malattia: anche questa, si rileva, si allinea con la concezione che di essa si ha nella medicina ufficiale. Ho sottolineato sopra come nell'ortodossia medica la malattia è concepita come nonsenso, elemento da eliminare, ingranaggio rotto da sostituire. Ebbene tale caratteristica emerge a pieno nella Dianetica, che identifica l'engram come radice di ogni male, psichico e somatico, in quanto tale da estirpare e debellare. La Dianetica si allinea a tale visione non interpretando il male e la malattia per accettarli, sussumerli come categoria esistenziale o caratteristica ineliminabile dell'esistenza umana: la malattia è anche in Dianetica "accessorio non funzionante". Dianetica elimina e non accetta il male, ma estirpandolo eleva il paziente ad una condizione superiore: viene detto che quel male, una volta combattuto, non si ripresenterà mai più e le capacità del paziente saranno incrementate progressivamente. All'eliminazione meccanica della malattia segue un innalzamento dello standard di vita dell'individuo curato. Contrariamente a numerosi sistemi di medicina tradizionale spesso ripresi dalle numerose terapie alternative occidentali, in cui la malattia possiede di per sé significati, è giustificata come infrazione di regole religiose o meno, rappresenta una eventuale punizione sovrannaturale, o incarna un destino da compiersi naturalmente, come ancora una "prova" da dover affrontare, nella Dianetica si risponde meglio all'esigenza dell'uomo occidentale. Questo, in specie nella società americana, dove Scientology costruisce il suo impero, è sostenuto da un'ideologia della vita imperniata sulla necessità dell'eliminazione di ogni ostacolo al successo personale: l'individuo medio mira al raggiungimento di traguardi legati alla sfera della scalata sociale come al culto del corpo, è alla ricerca di un benessere globale fine a se stesso. La malattia, grande scacco a tale visione del mondo, è nella concezione della Dianetica facilmente e meccanicamente eliminabile, è concepita come intollerabile ostacolo alla meta, anch'essa ideologicamente occidentale, della "total freedom" promessa da Hubbard. A rafforzare tali ideali è lo stesso processo terapeutico in atto: in esso è il paziente stesso, attraverso un percorso introspettivo, a trovare gli ostacoli del passato ed a combatterli, dove l'auditor è solo una guida in tale egocentrico processo che ben si allinea all'alterigia dell'ideologia del self-made man. Infatti con l'auditing, a differenza che nella pratica medica ufficiale, non è semplicemente la malattia come "ente estraneo" a farla da protagonista, in quanto per rinvenirla e combatterla l'auditor presta interesse alle vicende personali del paziente, aiutandolo così a sfogare dolori repressi e tensioni sommerse. Il morbo così assume a questo punto ulteriore significato nell'ottica quasi personalizzata di "nemico da combattere" in una vera e propria battaglia da ingaggiare consapevolmente, vissuta dall'individuo coinvolto come una missione di miglioramento individuale.

Contrariamente ai lunghi tempi di cura della medicina ufficiale si offrono nella Dianetica risposte a portata di mano, il cui esito è presentato come sicuro: la medicina ortodossa non dialoga sui suoi effetti con l'individuo, che li osserva inerme non conoscendo l'azione dei medicinali né le procedure diagnostiche del medico. In Dianetica il paziente può conoscere la terapia e concepirne i meccanismi. La cura è compresa. Le sue caratteristiche di garantita efficacia e gli effetti sbalorditivi promessi, relativi all'allargamento delle proprie presunte capacità, razionalizzano il concetto di "miracolo", un miracolo nella Dianetica domabile, non casuale, meccanicamente attuabile, il "miracolo", che la scienza sa di non poter offrire.

Per concludere si deve sottolineare il prudente riconoscimento da parte della Dianetica del ruolo della medicina ortodossa. Bisogna preliminarmente considerare le numerose querele e accuse rivolte a Dianetica/Scientology e gli scandali avvenuti in diverse occasioni nei centri di cura hubbardiani: sono aperte cause giudiziarie basate sulle accuse di omissione di soccorso medico e condizionamento psicologico che intorbidiscono il movimento religioso [121]. Infatti, in specie agli inizi della Dianetica, era suggerito dall'organizzazione un atteggiamento di forte diffidenza nei confronti della medicina ufficiale: l'utilizzo di medicinali e di anestetici, le pratiche usuali legate al parto, le cure offerte negli ospedali psichiatrici sono stati e sono tuttora solo alcuni dei bersagli di Scientology. Tale iniziale atteggiamento di manifesta ostilità contribuì a creare, con la sfiducia verso le istituzioni, un senso più forte di aggregazione all'interno del movimento, secondo il principio del metus hostilis: se quindi questo fu atteggiamento favorevole alla creazione di un "nucleo duro" di adepti, fu anche la causa delle nefaste negligenze in ambito sanitario. Abbandonati totalmente alla fiducia nella terapia dianetica, determinati pazienti con gravi disturbi fisici o psichici peggiorarono le loro condizioni. A questo punto la camaleontica abilità di Scientology di mutare la propria costituzione in relazione alle convenienze portò ad una trasformazione della Dianetica: da esaltata ed innovativa terapia per la salute divenne ritualità funzionale al raggiungimento di stati esistenziali necessari all'ingresso nel percorso esoterico/iniziatico della religione di Scientology. Questo voltafaccia è confermato dal confronto tra i contenuti e le dichiarazioni hubbardiani presentati nell'analisi del testo "Dianetics" [122], e le precauzionali dichiarazioni allegate a posteriori nella nota sulla prima facciata delle pagine del libro:

"Dianetics è il precursore e parte integrante della religione di Scientology [...]. Questo libro viene presentato nella forma in cui fu scritto nel 1950, e fa parte della letteratura e delle opere di natura religiosa scritte da L. Ron Hubbard [...]. Né Dianetics né Scientology vengono offerte come metodo di guarigione fisica, né hanno la pretesa di esserlo e nessuna asserzione viene espressa in tal senso [...]. Per quanto riguarda gli aspetti medici ci si deve sempre rivolgere al proprio medico di fiducia. L'E-meter è un manufatto religioso [...]. La persona stessa assume la piena responsabilità per l'uso della tecnologia di miglioramento spirituale descritta in questo libro." [123]
Non c'è bisogno di ulteriori parole per notare l'incongruenza di tale dichiarazione con i contenuti originali del primo testo di Hubbard analizzati in precedenza. Risulta inoltre palese il tentativo di scagionarsi preventivamente da ogni ambiguità o possibile accusa relative all'utilizzo di Dianetica come terapia. Come nota Roy Wallis (1976) «recentemente stiamo assistendo a quanto io ritengo essere un tentativo di riscrittura della storia del movimento, tentativo teso a cancellarne le origini ("Dianetics", 1950) fissandone la data di nascita al 1954, cioè alla fondazione di Scientology».



TERZA PARTE. Conclusioni

Capitolo VII - PER UNA ANALISI PIÙ COMPLETA

Scientology è stata collocata ed analizzata attraverso la disamina del contesto storico e socioculturale in cui ha costruito il suo sviluppo. I lati che ne sono stati evidenziati competono la sua natura di Nuovo Movimento Religioso, le sue particolarità relative alla risposta adattiva che essa propone nel contesto della secolarizzazione e la composizione sociale dei suoi aderenti.

Ci si è concentrati inoltre sugli aspetti relativi alle pratiche terapeutiche della prima fase del movimento, quando ancora questo non aveva esplicitato i suoi obbiettivi religiosi. L'analisi di questi aspetti è risultata essere paradigmatica per mettere in luce i rapporti di Dianetica/Scientology con alcuni aspetti caratteristici della Weltanschauung della seconda parte del secolo, anche secondo i mutamenti sociali avvenuti in tale periodo: si è mostrata a tale titolo la versatilità e l'adattabilità del complesso hubbardiano nel riflettere le mutazioni dei bisogni e delle richieste degli individui nell'ambito della ricerca della salute e di riferimenti sociali nel contesto di disagio culturale correlato alle caratteristiche storiche specifiche dei modelli della società di massa.

Funzionalmente alla chiarezza dell'analisi sono stati necessariamente descritti gli aspetti dottrinali e formali delle teorie dianetiche: di questi sono stati valutati i fondamenti e la plausibilità. Dopo aver ritenuto possibile, per quanto non controllabile, l'efficacia delle terapie offerte, secondo modelli e disamine sulle medicine alternative e sulla psicosomatica provenienti da studi etnopsichiatrici, si è poi condotta l'analisi sulle modalità di persuasione attuate dalla retorica hubbardiana nell'intento di costruire il successo di massa che Dianetica ha incontrato.

Vagliate le ipotesi sulle possibilità e sui meccanismi di risposta concreta alle richieste di salute da parte dell'audience della Dianetica e analizzata la sofisticata retorica hubbardiana, si è ragionato sui deficit della medicina e della scienza occidentali che hanno indirettamente permesso la proliferazione di entità come quella scientologica, erette e funzionanti proprio a partire dalla compensazione dei difetti di rappresentazione culturale dei modelli della società di massa.

Ora si vuole sottolineare come il limitare l'analisi agli aspetti dottrinali, fenomenologici, terapeutici o retorici di fenomeni come Scientology è pretesa riduttiva: analisi neutrali di tali aspetti rischierebbero

"con facilità di condurre ad interpretazioni insidiosamente relativistiche, cieche rispetto ad aspetti compromettenti in senso etico, civile, sociale." [124]
Sembra essere imprescindibile l'obbligo di soffermarsi su aspetti di natura economica, ideologica e politica, in specie per fenomeni come Scientology, soggetti a numerose e varie denunce a livello internazionale espresse in ambiti eterogenei quali quello giuridico, economico, privato, mediatico, accademico su controversi aspetti relativi a plagio, "lavaggio del cervello", truffa, danni fisici e morali.

Studi pur rigorosi, corretti, utili ed efficaci come ad esempio quello del professor Wilson (alludo a "Scientology. Analisi e studio comparato delle sue dottrine e sistemi religiosi"), finirebbero, se soli,

"per falsificare la comprensione della realtà totale che nel fenomeno delle sette nuove si raccoglie e in parte si occulta." [125]
È certo da considerare che tali analisi rispondono all'esigenza di limitare lo spoglio di dati in riferimento a specifiche domande inerenti ai soli aspetti, appunto, dottrinali e formali, secondo linee guida e metodologie legate spesso alla costruzione storico-religiosa: ma bisogna parallelamente considerare come articoli quali il menzionato del professor Wilson, o come quelli di altri studiosi come il già citato Sabbatucci, e ancora Eliade, Flinn o Introvigne, si ritrovino anche riportati per intero, o citati nelle bibliografie, nei testi del movimento stesso di Scientology [126]. Questo nell'esigenza del movimento di inserire se stesso sub specie religionis, se e quando conveniente, per difendersi e scagionarsi da mozioni pubbliche inerenti sgravi fiscali, denunce di introiti, nebbiosi movimenti di grosse somme di denaro, questioni relative a contratti lavorativi più o meno iniqui e regolarizzati applicati sui volontari/dipendenti di Scientology. In questi casi la neutralità candidamente scientifica, come il rigore dell'aver limitato l'analisi a specifiche domande, sono stati evidentemente ritenuti utili ai secondi fini dell'organizzazione in questione, che ha sfruttato (e strumentalizzato) nei suoi interessi speculazioni e studi privi di implicazioni e posizioni sociopolitiche, fornendosene dopo averne decontestualizzato la natura speculativa.
"Di fatto l'impiego sistematico ed oculato che queste sette strumentalmente fanno delle tecniche propagandistiche più spregiudicate, degli apparati industriali e finanziari, dell'informatica, del marketing, dell'industria culturale nelle sue strategie più sottili, con sponsorizzazione di convegni o seminari ad alto livello culturale e scientifico, produce un contrasto stridente tra la proclamata "spiritualità" dei loro fini e della loro dottrina, sempre manifestatamente contrapposta al "materialismo" e al "laicismo scientista" dominante, e d'altro canto l'adesione reale all'etica capitalista del consumismo più strumentale e grossolano." [127]


7.1 - Un'analisi politica

Sottolineo ora ciò che la diffusione dei NMR nell'ultimo secolo, in base alle caratteristiche descritte all'inizio dell'elaborato, socialmente esprime: l'adesione a formazioni nuovo religiose è da considerare come una denuncia implicita della crisi socioculturale e psicologica collettiva cui si sta assistendo. A tale patologia culturale soggiace la struttura delle società e cultura di massa. Ho già evidenziato in diversi punti della trattazione le caratteristiche salienti dei mutamenti connessi all'era industriale [128]; qui ribadisco gli spunti inerenti lo sviluppo delle tecniche e possibilità comunicative, l'organizzazione economica incentrata sul consumismo, il monopolio dell'industria culturale ad orientare scelte, valori e bisogni degli individui, la democratizzazione dei rapporti sociali, l'intensificazione della mobilità sociale, il crollo delle grandi ideologie del passato, l'emersione dei limiti della tecnologia, della scienza e del materialismo fine a se stesso. Parallelamente alla crescita delle condizioni generali di vita civile, o alla maggiore integrazione tra individui e mondo su scala planetaria, quegli elementi hanno contribuito, per rapidità di diffusione e mancata razionalizzazione, a disorientare gli attori sociali grazie allo iato creato tra l'evoluzione fantasmagorica di condizioni relazionali e sociali e l'indifferenza al cambiamento delle strutture fisiologiche umane incaricate della elaborazione di interpretazioni su un mondo sempre più inafferrabile per ampiezza e dinamicità di cambiamento. Un senso di impotenza e disillusione pervade la coscienza degli individui, la soluzione al quale è spesso ricercata in espedienti che aiutano a trovare contesti di reintegrazione capaci di fornire ritrovati valori etici e riscatto dall'anomia e dall'insoddisfazione: risuonano infatti presso i proclami dei NMR formule come "realizzazione del sé", "acquisizione di significati", "illuminazione". Ho sottolineato come inoltre i NMR regalerebbero una dimensione partecipativa, almeno inizialmente, caratterizzata da maggiori accessibilità e "digeribilità" rispetto le disposizioni richieste dall'impegno in ideologie politiche o in religioni istituzionali maggiormente distanti dalle richieste immediate dell'individuo in crisi: la sfiducia in queste, così considerate, grandi narrazioni non ricade infatti sull'effervescenza innovativa dei nuovi culti, ancora non percepiti come quelle.

Questo indirizzare risorse esistenziali investendole nell'impegno nuovo religioso, ripetiamo, potrebbe riduzionisticamente essere tacciato di "ritardo culturale", dove invece si notano le caratteristiche predominanti di risposta alla crisi incipiente e di creatività spontanea adattiva [129]. Tali peculiarità ben si sposano con la caratteristica di religione secolarizzata proposta per Scientology, che innovativamente promette mete mondane mascherate da escatologie metafisiche (legate ad esempio alle "reincarnazioni" del Thetan) con fare scientista e pragmatista.

Risposte di questo genere, fondate sulla creazione di sistemi di valori surrogativi, distolgono pericolosamente gli individui disagiati da una presa di coscienza attiva e militante verso le condizioni storiche e materialistiche all'origine delle crisi sociali in atto: l'individuo sarebbe così

"isolato nel ghetto sociale di una comunità soteriologica [...] spesso con l'equivoco effetto di produrre nuova alienazione individuale" [130].
Non si può non notare nel complesso Dianetica/Scientology un atteggiamento tipico di molta New Age, che comporta una esclusione quando non un rifiuto della lotta sociale a qualsiasi livello, sostituita da una vera e propria "esorcizzazione del male". Il male in tal modo non è ammesso come ente storico, particolare e reale, ma tutt'al più riconosciuto come componente "irregolare" o disordinata di una natura umana «fondamentalmente buona», come recita uno degli assiomi del "Credo" di Scientology [131] già presente in "Dianetics". Tale atteggiamento comporterebbe conseguenze quali immobilismo sociopolitico e destorificazione di eventi o condizioni sociali sfavorevoli, culminanti nell'esaltazione di escatologie terrene (come nel nostro caso) o oltremondane, in possibili atteggiamenti di accettazione supina, cinica, se non giustificazionista della realtà o, all'opposto, in un attivismo condotto comunque su canali religioso-salvifici. Tale tipo di attivismo religioso punterebbe, più che a cambiare il sociale attraverso il politico, a ricostruire nelle coscienze degli individui visioni del mondo in cui trovano posto speranze di un benessere superiore (fisico, sociale e cognitivo) altrimenti disilluse, manifestate nella pratica attraverso fare proselitistico, costruzione di società spirituali separate (materialmente o cognitivamente) da società politiche più ampie, pratiche di aggregazione e di problem solving alternative che riparerebbero gli adepti in un "guscio psicologico" contro condizioni storiche avverse e non razionalizzate.

Fondamentale a questo punto sottolineare il possibile scarto tra le ingenue aspettative dell'adepto e le sue intenzioni con gli scopi dell'organizzazione cui aderirebbe: l'individuo metterebbe facilmente da parte principi di cautela critica riconoscendo risposte autenticamente liberatrici, catartiche, terapeutiche e umanitarie al posto degli scopi mistificatori e subdolamente strumentali di correnti quali Scientology. Accettando supinamente e passivamente le proposte di benefici materiali ed etico-spirituali l'individuo misconoscerebbe gli scopi economici o di controllo psicologico delle cosiddette "multinazionali della religione" (Scientology, Moonisti, Meditazione Trascendentale, ecc.).

"Un soggetto qualunque che cerca di uscire dal pantano della società di massa e dalle afflizioni che ne discendono, può finire nelle nuove panie di un gruppo sedicente salvifico, sotto il dominio di un presunto leader carismatico, che gioca nel rincorrere e far proprie, moltitudini di persone in attesa di soccorso. [...] Dunque se da un canto le comunità offrono positivamente l'appiglio di un nuovo tipo di aggregazione sociale a individui che oltretutto partecipano alla crisi degli istituti sociali tradizionali [...], d'altro canto esse possono tendere un nuovo tipo di insidia con il tradire di fatto i fini e i valori che proclamano di difendere e per i quali le nuove reclute spontaneamente vi accorrono. In questi casi si crea uno stridente contrasto tra la buona fede dei proseliti che continuano a confidare nel leader e nella setta, e gli scandali pubblici che investono l'organizzazione della setta." [132]
Il tradimento delle richieste degli adepti è generato dalla connivenza di molti NMR con aspetti nefasti dell'industria culturale: di questa vengono utilizzati sistemi propagandistici, abito "moderno" nelle proposte di modelli pseudo-scientifici e strategie di marketing, promuovendo così «nuove ideologie narcotizzanti, pari ed aggiuntive rispetto a quelle già proprie della civiltà dei consumi» [133].

Si assiste così spesso ad un vero e proprio connubio tra business e offerta religiosa, in un mercato asimmetrico in cui all'innocente e incosciente domanda di "significato" e di salute da parte degli individui in crisi corrisponde lo sfruttamento di questi secondo le logiche del consumismo e del profitto da parte degli interessi triviali di sedicenti guru occidentali.


7.2 - Un'analisi morale

Le irrealizzate promesse del nostro secolo, costruite sui miti della scienza e del progresso, come le promesse ormai disciolte della tradizionale teologia cristiana, hanno lasciato il posto ad un'esistenza finalmente libera dai condizionamenti di un futuro programmato ed edulcorato o, alternativamente, ad un'esistenza sgomenta, senza speranza e significato. In questa seconda risposta, il dolore, la morte, la malattia, possono divenire nemici incontrastabili senza la presenza di un Dio o di entità superne che garantiscano un senso e una tutela alla vita sulla terra.

Il "moderno" ha favorito una successione dinastica per un Dio sempre più distante: Dio scompare dove l'uomo si fa garante della propria salvezza, «ma l'uomo senza Dio non è più lo stesso uomo» [134], e se Dio è scalzato esso è reintrodotto tramite l'autodeificazione dell'uomo stesso. L'idea di salvezza viene così secolarizzata e tale metamorfosi è garantita dalla centralità dell'uomo nel decretare la Verità, prima celeste, secondo il metodo della scienza. Se l'uomo prima era creatura e i suoi limiti erano posti dalla divinità, senza di essa egli diviene natura e i suoi limiti sono solo questioni di fatto non imposte, ma potenzialmente superabili.

Scientology riflette tale metamorfosi esistenziale: l'uomo, come Thetan, avrebbe creato la realtà, vi sarebbe rimasto intrappolato e, redimendo l'obsolescenza della sua storia, sarebbe in grado di riappropriarsene tramite la conoscenza "cartesiana" della sua spiritualità, fornita da vantati studi e ricerche (non da rivelazioni) calate dall'alto della parola umana di Hubbard. La potenza è intrinseca alla natura umana, le Dinamiche dell'esistenza [135] riflettono il mondo con cui le scienze naturali si confrontano. È la vita, non l'aldilà, a divenire promessa della religione secolarizzata.

"L'uomo comincia a ritenere plausibile che si possa attingere una salvezza intramondana che realizzi le promesse escatologiche al di fuori di un'economia trascendente. [...] Ad un futuro di salvezza temporalmente indeterminato ma da attendersi sul fondamento teologico, si sostituisce un'idea di futuro organizzabile da parte dell'uomo stesso. [...] Tanto basta per capire come la salvezza escatologica venga a mano a mano rimpiazzata dall'idea di progresso." [136]
L'«Età d'Oro della Conoscenza» [137] è così annunciata da Scientology, e l'utopia è collocata sulla terra sotto la forma del progresso della "scienza della mente" dianetica. L'assoluto religioso sembra apparentemente scomparire all'ombra della scoperta candidamente scientifica delle tecnologie scientologiche.

Ho parlato della promessa vitalistica della religione secolarizzata, ma a ben riflettere, e ponendo una riflessione che non vuole essere scientifica né accademica, se non si accetta la vita così come si presenta, corredata dell'imprevisto e del limite, se il male da opera umana è trasformato in opera demoniaca/engramica, se la morale diviene naturalmente insita nell'uomo illuminato/Clear e cessa di essere figlia dell'attività interrelazionale e sociale degli uomini e delle loro scelte anche possibilmente sbagliate, se il benessere stesso è acquistabile ed ottenibile tecnicamente, come promette la Dianetica, allora l'uomo perde se stesso e la vita che gli è propria, perde le sue armi autenticamente creative.

Così, nella speranza di rispondere ai disagi della contemporaneità, le schiere dei seguaci dei più diversi NMR, più o meno autenticamente umanitari, si inscrivono in quell'umanità impotente su cui grava l'ombra della demartiniana destorificazione e su cui si erigono le basi del potere assoluto in ogni sua possibile forma, economica, psicologica, politica, etica.

Concludo con le intense parole di Salvatore Natoli:

"l'umanità potrà forse scampare ai suoi maggiori pericoli solo se rinuncerà ad una pretesa assoluta di salvezza, se accetterà di convivere con il limite. Accettare il limite significa riconoscere insieme la bontà della terra, ma anche la naturalità della morte e quel che l'uomo può al più ottenere è di vivere pienamente il suo presente senza volere vincere la sua precarietà. Nella rinuncia alla salvezza assoluta, l'uomo potrà probabilmente attingere una migliore salute e dire sì alla vita." [138]

Giacomo Lepri
Tesi di laurea del corso triennale in Teorie e Pratiche dell'Antropologia,
Università La Sapienza, Roma.
Anno Accademico 2007/2008

 
 
 
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