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Racconti dal regime: Illusione condivisa

Di Murray Luther **, corrispondente non ufficiale dalla Chiesa di Scientology

Tratto da truthaboutscientology.com, traduzione di © Martini, primavera 2004.

 
Ho sempre pensato che riconoscere la realtà fosse un tratto di maggior valore che perseguire l'illusione. Ma se ora ripenso alla mia vita, comprendendovi anche gli anni di prigionia, non c'è stato momento in cui fossi privo di nozioni illusorie.

Questa è una citazione di Albert Speer, dal suo memoriale del 1970 intitolato Inside the Third Reich. Per giungere a quella infelice conclusione gli ci sono voluti 20 anni di riflessione nel carcere di Spandau. Il suo racconto del regime di Hitler non solo è rivelatore ma unico, se considerate che egli fu il solo ufficiale nazista a dichiararsi colpevole di crimini di guerra durante il Processo di Norimberga.

Inside the Third Reich è una lettura obbligata per chiunque cerchi di avere una maggiore comprensione dell'anatomia di organizzazioni che si sono degradate. E chi ha familiarità con la storia della Chiesa di Scientology troverà molti paralleli. Il libro ci ricorda che i fanatici si presentano in tutte le varietà di forme ideologiche, non necessariamente limitate ad agende puramente religiose. Inoltre Speer ci dà alcune intuizioni sulla struttura mentale dell'organizzazione totalitaria.

Il distacco dalla realtà che si stava visibilmente diffondendo come un contagio non era caratteristica peculiare del regime Nazional Socialista. Ma in circostanze normali chi gira le spalle alla realtà viene presto raddrizzato dai lazzi e dalla critica di chi ha intorno, che gli rende noto di aver perso credibilità. Nel Terzo Reich non esistevano questi correttivi, in particolare per chi apparteneva agli strati superiori. Al contrario ogni auto inganno veniva moltiplicato come in una sala di specchi deformanti, divenendo un quadro ripetutamente confermato di un mondo di fiaba fantastico che non aveva più alcuna relazione con il truce mondo esterno.
Gli scientologist, come molti altri gruppi fanatici, desiderano restare, addirittura rafforzare, la loro personale realtà. Per se stessi hanno creato una pseudo-utopia che prospera indipendentemente dal mondo esterno. Questo cosiddetto "Mondo di Scientology" è impenetrabile anche ai costumi e limiti sociali più ordinari, e riesce a sopravvivere soprattutto grazie alla rigida imposizione della policy di gruppo. È un sistema totalitario disegnato per essere a prova di manomissione ed immune all'influenza esterna. Gli scientologist sono obbligati ad operare all'interno di questo sistema chiuso mentre, contemporaneamente, è loro vietato fare oneste valutazioni critiche del suo operato. E agli scientologist non è permesso integrare il sistema con idee non originate da L. Ron Hubbard. È un sistema che non si può correggere, così come non si può evolvere verso un miglioramento.

Indubbiamente gli scientologist contesteranno questa affermazione sostenendo che la loro struttura organizzativa ha un processo integrato di correzione sotto forma di Divisione di Etica e Divisione delle Qualificazioni. Ma anche questi dipartimenti sono soggetti ai rigidi editti della dirigenza - funzionari guidati dalla stretta aderenza alle direttive di Hubbard. Quando lavorate per la chiesa Hubbard non è solo la via migliore, ma l'unica via.

Ciò non vuole sottintendere che gli scientologist non ammettano mai i propri errori - possono farlo. Ma non attribuiscono mai gli errori ad una policy debole o inefficace. In Scientology è un dato assodato che le direttive organizzative di Hubbard sono funzionali al 100%. Ciò rende gran parte delle critiche all'attività della chiesa un esercizio futile e inutile. Ma cosa succede quando si verificano errori gravi che influiscono negativamente sul benessere generale della chiesa? Si tratta di avvenimenti che intaccano l'autoconservazione e la sopravvivenza del gruppo diventa più importante di qualsiasi altra considerazione, compresa la possibilità che policy mal concepite possano essere alla base del problema.

Nel suo costante sforzo di avere sempre ragione la chiesa deve occasionalmente ricorrere alla giustificazione dei suoi vari misfatti. Piuttosto che ammettere che il sistema non sempre funziona, la chiesa sostiene che la sua policy è sempre corretta - ed è solo quando essa viene mal applicata che si verificano errori. E quando non si riesce ad incolpare nessuno della applicazione scorretta, la chiesa ricadrà regolarmente nella vecchia litania del complotto. Tenete a mente che nella testa degli scientologist esistono nemici insidiosi, sia esterni che interni i quali, fin dalle sue origini, hanno complottato con grande calcolo per la sua distruzione. Dov'è Art Bell quando c'è davvero bisogno di lui?

Tutto questo si somma al classico pensiero totalitario da manuale. Il sistema ha sempre ragione. Il sistema non è mai il problema. E, cosa più importante, il sistema deve prevalere affinché il gruppo sopravviva. È questo modello di pensiero che nel corso della storia ha creato le ortodossie assolute, dall'Inquisizione Spagnola del 16 secolo al musulmani wahhibi di oggi. È il tipo di pensiero che ha permesso a tiranni come Hitler e Stalin di godere di potere illimitato nonostante la loro predisposizione alla distruzione e all'atrocità.

Un'organizzazione più convenzionale perderebbe di credibilità qualora dovesse arrivare a negare così profondamente la realtà. Ma per la Chiesa di Scientology non è un problema. Essa altera semplicemente la realtà applicando policy assolute che non possono né essere messe in discussione né negoziate. Inutile dire che gli ignari membri della chiesa alla fine perdono la reale prospettiva del mondo che li circonda. Ed è la stessa cosa che accade a qualsiasi individuo all'interno di una organizzazione totalitaria che venga obbligato a percepire il mondo nel modo in cui il gruppo ha arbitrariamente deciso che il mondo debba essere.

Quindi, cosa succede nel caso della Chiesa di Scientology quando un suo membro si trova in disaccordo con alcuni aspetti dell'organizzazione? Che lo scientologist che ha deviato, anche in modo lieve, dall'autorità della chiesa deve essere, beh... "corretto". È un processo che immagino potrebbe essere simile al tipo di cose che succedevano ai dissidenti politici dell'ex Unione Sovietica. I cittadini che non riuscivano a seguire la linea di partito avevano sempre la possibilità di essere "rieducati". Il sistema comunista era corretto, perciò qualsiasi critica al più perfetto dei sistemi indicava semplicemente che non avevi completamente "afferrato" la materia. L'Unione Sovietica aveva campi di rieducazione in Siberia, la Chiesa di Scientology ha il RPF [1].

Sicuramente gli scientologist del pubblico non devono subire un trattamento così rigido come l'RPF, ma anch'essi non hanno altra scelta se non adattarsi alla visione del mondo di L. Ron Hubbard. Qualsiasi studente osi mettere in discussione uno qualunque degli aspetti della tech viene semplicemente mandato in cramming a ristudiare il materiale il tempo necessario affinché il disaccordo sparisca o venga altrimenti "maneggiato". Al preclear non tocca sorte migliore. Anche la più piccola espressione di insoddisfazione può costarvi ore di liste di correzione, verifiche di sicurezza, e giorni spesi a farsi stordire dal Funzionario di Etica. C'è solo una via d'uscita a questa situazione di "divergenza di opinioni". Lo scientologist deve accettare il punto di vista previsto per l'argomento, un ristretto punto di vista fissato in modo autoritario da Hubbard e dalla dirigenza della chiesa. Si potrebbe addirittura provare ammirazione per il genio creatore di un tale metodo onnicomprensivo di organizzazione tirannica.

Forse turba pensare che il modo di pensare illusorio potrebbe risultare più semplice del suo contrario. Albert Speer ci mostra come le nozioni assolute possano portare a sfuggire fortemente dalla realtà. Speer racconta un episodio in cui Hermann Goering rifiutò di accettare che i combattenti americani fossero alla fine riusciti a penetrare i cieli tedeschi, nonostante le prove inconfutabili presentatigli dai suoi generali. Goering semplicemente controbatté alle prove emettendo un ordine ufficiale in cui si affermava che nessuno aveva visto gli americani. Speer descrive l'episodio: «... [Goering] agiva come chi, in bancarotta, vuole ingannare fino all'ultimo momento sia se stesso che i suoi creditori».

Racchiusa in una dittatura, l'obiettività individuale viene a tal punto limitata che diventa praticamente impossibile percepire il fatto che le cose stiano andando male, e diviene quindi impossibile correggerle. Speer spiega: «... nel sistema di Hitler, come in ogni regime totalitario, quando la posizione di un uomo sale aumenta di conseguenza il suo isolamento, ed egli è quindi più protetto contro la dura realtà». Alla fine Albert Speer ha affrontato la realtà, sebbene non abbastanza in fretta da evitargli venti anni di carcere per crimini di guerra. Al contrario c'è stato chi, nel regime nazista, fu incapace di affrontare il mondo illusorio che aveva creato. Hitler, con i suoi ufficiali al vertice - Goering, Himmler e Goebbels - preferì suicidarsi piuttosto che affrontare la dura realtà del suo regime distruttivo. È ironico pensare che questi despoti criminali alla fine si siano scontrati con la più dura delle realtà.


Note:

1. RPF - Rehabilitation Project Force: unità organizzativa della Chiesa di Scientology a cui vengono inviati gli staff della Sea Org per rimediare al loro scarso rendimento.


Murray Luther è lo pseudonimo di uno scientologist da 25 anni, attualmente in buoni rapporti con la chiesa. È il fondatore di Scientology Independent Network, un gruppo di difesa per ex membri della Chiesa di Scientology.

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