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Snapping: l'epidemia americana di cambiamenti improvvisi di personalità -
Capitolo Decimo: Le leggi dell'esperienza

Snapping: America's Epidemic of Sudden Personality Change © di Flo Conway & Jim Siegelman, Seconda Edizione, 1995. Stillpoint Press, ISBN 0-9647650-0-4.

Traduzione a cura di Allarme Scientology, 2007/2008.

 

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10. Le leggi dell'esperienza

Avevamo lasciato Stanford fiduciosi che l'innovativo modello olonomico di Pribram offrisse alla nostra indagine quella nuova finestra che avevamo cercato e attraverso cui guardare al mondo soggettivo della consapevolezza umana. Attraverso di essa potevamo vedere la mente umana in un modo che non era mai stato visto prima, privo delle nubi dei paradossi materiali che un tempo avevano rappresentato barriere insormontabili alla comprensione. Improvvisamente la velocità della luce del cervello e la sua versatilità diventavano compatibili con le leggi della natura. Il miracolo della memoria, ottenuto in modo così spontaneo, e il mistero della percezione si incastravano in nuove posizioni nel puzzle di dimensioni maggiori su cui stavamo lavorando.

Il termine "informazione" non era più semplicemente un concetto ingegneristico inanimato, una processione di segnali, un conteggio di messaggi che dirigeva le prestazioni di computer e robot. Con l'aiuto dell'ologramma potevamo meglio capire il significato dell'informazione in termini umani. Nel cervello l'informazione prorompe in proiezioni vive e vivide delle impressioni di senso che creano la nostra esperienza del mondo, sovrapponendosi una all'altra a molti livelli e frequenze diverse di consapevolezza. Mescolate a quelle proiezioni sono le sensazioni private di pensiero e percezione, ciò che Pribram definiva "introiezioni", che costituiscono l'esperienza di noi stessi come esseri umani. Seguendo la direzione tracciata dalle intuizioni di Pribram, ci diventava possibile cominciare a raggruppare gli elementi separati della nostra prospettiva e, cautamente, cominciare a schizzare un nuovo quadro della mente in termini di comunicazione - una mente che diveniva ancora più stupefacente quando considerata come prodotto vivente dell'informazione.

Per come eravamo giunti a comprenderla, la mente umana non era un qualche concetto

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astratto, qualche epifenomeno o "deus ex machina" soggettivo. In termini di comunicazione, la mente poteva essere descritta più accuratamente come un mix vivente di informazione, un insieme organico di miliardi di percezioni, sensazioni, pensieri e sentimenti interagenti che si mescolavano non nelle fredde memorie discrete di un computer o di reti neurali collegate da cavi, ma in tutto il riccamente intrecciato tessuto cerebrale. All'interno di questa arena compatta ma infinitamente complessa, un individuo può focalizzare la sua attenzione su qualsiasi porzione o dettaglio della sua mente come se fosse un ologramma. Può approcciare la sua prospettiva generale da molte finestre o punti di vista diversi, o può concentrarsi su un focus particolare di pensiero, emozione, ricordo, immaginazione o percezione. Alla maniera olografica potremmo immaginare ogni asserito stato di coscienza, dalla consapevolezza quotidiana a quegli stati alterati psicologici o mistici, non come piani disconnessi di "realtà" alternate ma semplicemente come porzioni di mente innate, alla portata e flessibilità olografica di ogni individuo.

Tuttavia, per comprendere pienamente l'esperienza dello snapping e le alterazioni mentali che ne possono derivare, ritenemmo necessario spingerci ancora oltre. Dovevamo integrare le nostre nuove intuizioni su mente e cervello con una più ampia comprensione dell'esperienza umana stessa, e il suo ruolo nel processo mentale continuo di crescita e cambiamento.

La strada dell'Esperienza. Nonostante tutti i passi in avanti fatti nell'elaborazione tecnica dell'informazione, e a dispetto dell'esplosione dei computer, delle telecomunicazioni, e delle nuove tecnologie per progettare esperienze di crescita personale e spirituale in grado di cambiare la vita, sono stati fatti pochi progressi nella comprensione dell'informazione in termini umani - nella forma vivente dell'esperienza.

Nella nostra ricerca abbiamo contato oltre dieci usi divergenti della parola. Gli scienziati hanno storicamente utilizzato il termine "esperienza" per riferirsi a qualsiasi evento esterno o oggetto percepito dai sensi. Molti lo hanno usato per descrivere azioni biologiche interamente inconsce che potrebbero essere facilmente attribuite sia ad animali, o addirittura a piante, che ad esseri umani. Per i freudiani più stretti, l'esperienza sembrerebbe terminare nell'infanzia. Molti scienziati cognitivi, come i comportamentisti prima di loro, usavano il termine in modo intercambiabile con apprendimento e memoria per descrivere qualsiasi conoscenza, tratto acquisito o altri modelli di informazione trattenuti nel corso del tempo. Per quelle menti moderne, come per gli scienziati di epoche precedenti, il principio di riduzione restava lo strumento principale per ridurre l'esperienza a dimensioni maneggevoli, ma con ogni riduzione andava perso qualcosa di vitale e distintamente umano. Come per la

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coscienza e la mente stessa, il ben delineato cammino scientifico allontanava dall'intuizione di cui eravamo in cerca, relativa alle intense esperienze che provocano lo snapping.

Per noi la risposta è a da ricercare al bivio, cioè sul punto di intersezione in cui le nuove scienze tecniche della cibernetica e le teorie dell'informazione si incontrano con le nuove scienze a base biologica dei sistemi viventi, con le nuove ricerche della neuroscienza e le nuove conoscenze sulla comunicazione umana che si fondono nella psicologia umanistica. Insieme, le scoperte combinate di queste nuove scienze puntano ad un fatto ovvio tanto quanto la natura umana stessa: che gli esseri umani includono in natura un ordine organizzativo completamente diverso che prospera, sopravvive e si adatta non per codici genetici pre-programmati, processi inconsci o comportamento condizionato, ma per un incessante flusso di esperienza che modella ogni aspetto della nostra mente e del nostro vivere quotidiano.

Con questa intuizione fondamentale e i nuovi strumenti a disposizione per esplorarla, le tessere separate del nostro mosaico cominciavano a incasellarsi. Alla fine il mostro dell'esperienza, la bestia irrotta a passo di carica nella cultura popolare degli anni Sessanta, divorando le tradizioni imperanti della psicologia e lasciandosi dietro una scia epidemica di improvvisi cambi di personalità, poteva essere compresa scientificamente in termini di comunicazione. Lentamente cominciammo a vedere come l'informazione in forma vivente di esperienza - sia che l'esperienza fosse di travolgente crescita spirituale o personale, un fine settimana estenuante in un ritiro formativo, un'esplosione spontanea di emozioni o semplicemente un ascolto tempestivo delle parole giuste - poteva avere la forza di modellare e alterare drammaticamente la coscienza e la personalità umane.

Quell'informazione potrebbe essere comunicata con parole, gesti, immagini, idee, credenze, comandi, suggestioni e altri messaggi verbali e non verbali. Potrebbe essere impacchettata e consegnata in ambienti a informazione controllata e applicata con tecniche e tecnologie della comunicazione umana. Nel flusso quotidiano di informazione, questa forza e sostanza onnipresente arriva da tutte le direzioni ad ogni individuo sotto forma di correnti visive, suoni, profumi, sapori ed esperienze tattili che colpiscono l'occhio, l'orecchio e la pelle, passa da una persona all'altra in fiotti fluenti di linguaggio, segni, simboli, interazioni personali, dinamiche di gruppo, relazioni sociali ed altre forme di comunicazione quotidiana.

Una volta che quell'informazione entra in contatto con gli esseri umani avviene una trasformazione imponente. La mente, nella sua infinita capacità di comunicazione, converte quell'onda di informazione nella più alta e complessa forma di organizzazione presente in natura. L'esperienza, dal nostro punto di vista, non è soltanto un nome alternativo per informazione. È l'incarnazione vivente della sostanza in termini umani, la forma attiva con

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cui si arriva a conoscere e sentire il flusso di informazione ricevuto ed elaborato quotidianamente. Si sperimenta l'informazione in ogni momento, attraverso gli innumerevoli canali del sistema umano che intessono mente, cervello e corpo in un insieme unificato, privo di giunzioni. Ogni pensiero, sensazione ed evento quotidiano non è soltanto un bit di informazione in senso tecnico, ma un pezzo vivente di esperienza. Ogni pezzo si assomma in piccola misura all'insieme più grande che è la mente, ed ognuno diventa parte continuativa della coscienza e della personalità di quell'individuo.

Quelle esperienze attinte dalla vita, dai momenti più straordinari agli avvenimento più comuni, forniscono in sé l'informazione vitale che modella e sostiene il funzionamento vivente del cervello umano stesso. In ogni momento il cervello riceve ed elabora miliardi di bit di informazione grezza sotto forma di minuscoli impulsi elettrochimici. Questo torrente di informazione in entrata scorre attraverso i cento miliardi di cellule viventi del cervello, chiamate neuroni, innescandosi lentamente attraverso le fibre minuscole delle sinapsi, le tortuose e aggrovigliate giunzioni di interconnessioni a ragnatela che collegano ogni cellula del cervello a molte altre. In queste sinapsi le informazioni si mescolano liberamente, creando un brulicante insieme di attività mentale che ha luogo a molti livelli consci e inconsci. Il mix è un caleidoscopio multisensoriale, un turbinio di visioni, suoni e sensazioni che vanno dalle impressioni dirette, come un pugno in faccia, alle esperienze umane più sottili, come i segnali quasi impercettibili che ogni individuo raccoglie o emette attraverso il linguaggio del corpo e altre comunicazioni non verbali. In modo olografico, questo brulicante flusso di informazioni viene diffuso a livello fisico e distribuito a livello cerebrale e di sistema nervoso. Sensazioni di tristezza e perdita potrebbero essere avvertite a livello di viscere. Notizie scioccanti potrebbero pugnalare il petto; uno spettacolo impressionante potrebbe lasciare senza fiato. In questo modo, le cose che come esseri umani sperimentiamo in ogni momento depositano tracce di informazione sia a livello cerebrale che fisico, informando letteralmente la nostra vita da quel momento in poi.

Il metabolismo dell'Esperienza Questo processo organico del cervello potrebbe essere paragonato al modo in cui l'organismo digerisce il cibo. Il potente macchinario chimico e biologico del sistema digerente scompone il cibo che mangiamo in componenti nutritivi di base che vengono poi resi disponibili al resto dell'organismo. In questo stesso senso, il cervello umano metabolizza fisicamente l'esperienza attraverso la sua naturale capacità di trasformazione, convertendo la sua ricca dieta in diverse forme di informazione che esso poi utilizza per alimentare le diverse operazioni comunicative del sistema umano. Come gli altri organi del corpo, il cuore che pompa il sangue, i polmoni che pompano aria, il cervello umano - sede della mente e livello principale di consapevolezza,

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pompa esperienza.

L'analogia non è semplicemente una vivida metafora organica. Esperimenti di deprivazione sensoriale offrono un assaggio di ciò che succede al cervello quando è affamato di esperienza. Gli effetti vanno ben oltre i momenti spirituali descritti da Sargant. In test di deprivazione sensoriale effettuati dapprincipio nei laboratori e, in seguito, in esperimenti di crescita personale negli anni Sessanta, i soggetti venivano sospesi in serbatoi d'acqua ciechi e insonorizzati che producevano un effetto di leggerezza, con l'acqua riscaldata a temperatura corporea per annullare tutte le impressioni di caldo e freddo. Non veniva applicato nessuno stress fisiologico (veniva assicurata un'adeguata ossigenazione) ma quando tutte le fonti di esperienza venivano eliminate, il cervello di chi veniva sottoposto a esperimento si "disattivava" totalmente. Quasi immediatamente avvertivano senso di disorientamento e dopo circa 20 minuti il cervello cominciava a cercare di produrre esperienze proprie.

Per prima cosa apparivano allucinazioni visive e uditive, seguite da profonde alterazioni della coscienza che andavano da alti stati estatici e gioia a profonde sensazioni di felicità cosmica e trascendenza spirituale. Dopo un certo punto, però, periodi prolungati di deprivazione sensoriale potrebbero provocare gravi danni al sistema nervoso. Soggetti sottoposti a test prolungati hanno sperimentato episodi di follia, violenza e astinenza totale, non per cause chimiche o fisiologiche come droghe o mancanza di cibo o sonno, ma per la semplice mancanza di esperienza.

Evidentemente la fame umana di esperienza non è semplicemente una nozione poetica ma una esplicita richiesta fisica. Deprivato di nuove informazioni ed esperienze, il cervello cessa di funzionare normalmente. Affamato all'estremo, dà completamente i numeri. Ma questa informazione proveniente dal vivere non alimenta semplicemente il cervello come la benzina alimenta il motore di un'automobile. In termini umani l'esperienza gioca un ruolo molto più vitale in processi fondamentali di crescita e sviluppo cerebrale. Per scopi pratici, dimensione e struttura del cervello umano sono determinati geneticamente. Il numero di neuroni è stabilito alla nascita e da quel momento non aumenta in modo apprezzabile. Tuttavia, le intricate connessioni sinaptiche tra quei neuroni, i sentieri di elaborazione dell'informazione che determinano come l'esperienza individuale sarà in realtà ordinata e interpretata, al momento della nascita sono organizzati solo minimamente. Il funzionamento fondamentale della mente - le reti labirintiche di connessioni sinaptiche che creano le più elevate capacità comunicative del cervello - sono determinate dall'esperienza.

Nei suoi primi anni di vita il cervello del bambino stabilisce i sentieri fondamentali di elaborazione dell'informazione che governeranno le sue percezioni per tutta la vita. Ciò che un individuo vede, ascolta, percepisce, il modo in cui sperimenta il mondo è determinato da quelle prime esperienze modellanti. Ma mentre queste facoltà di base si stanno sviluppando,

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la coscienza del bambino verrà anche modellata dai genitori e da chi ha intorno, secondo le modalità percettive della sua cultura. Culture diverse percepiscono il mondo in modi diversi, vedono forme diverse, distinguono colori diversi o ignorano le cose in modo diverso, e la coscienza di un bambino può espandersi solo nell'ambito del contesto sociale di quelle prime esperienze e relazioni condivise. In seguito si evolvono capacità più complesse come il pensiero, il linguaggio e l'immaginazione, le quali tutte crescono e si sviluppano in risposta a ulteriori esperienze. E ogni capacità della mente sembra avere le sue specifiche "finestre" di sviluppo. Se le capacità superiori della mente non vengono stimolate e nutrite nei primi anni di vita, non si svilupperanno da sole. Se un bambino non usa mai le sue capacità immaginative quando è piccolo, quando il cervello è nel suo periodo di maggior organizzazione e sviluppo, con tutta probabilità quella capacità non sarà riscontrabile una volta cresciuto. Con un completo dietrofront rispetto alle precedenti correnti di pensiero, quella apprezzata qualità chiamata "genio" è ora largamente accettata come un prodotto primariamente riconducibile all'esperienza, il risultato di una coltivazione attiva delle capacità mentali superiori dell'individuo durante gli anni più fertili e impressionabili del cervello.

Questa capacità di apprendimento, di crescita e di sviluppo attraverso l'esperienza non ha paragoni in altre specie. L'esperienza crea letteralmente il funzionamento quotidiano della mente, trasformando il materiale grezzo di miliardi di cellule cerebrali vagamente connesse in un trionfo vivente di comunicazione. L'esperienza inoltre dà forma anche ai modelli di pensiero, affettivi e di auto espressione che sono alla base di quella forma umana più ampia che è la personalità.

A differenza degli animali, il nostro codice genetico quasi non contiene istruzioni specifiche di comportamento, quanto piuttosto una serie di regole economiche per lo sviluppo di modelli individuali di reazione e risposta alle nostre esperienze. Molto prima che si dischiuda la capacità di comunicare attraverso il linguaggio, questi modelli base di pensiero e sensibilità, la base stessa su cui poggia la personalità, vengono forgiate dalla relazione intima tra bambino e genitore. Il tocco della madre, il suono della sua voce, il calore della sua pelle forniscono al bambino le prime esperienze e modellano la sensibilità e l'affettività che lo accompagneranno per tutta la vita. Via via che il bambino matura e si avventura nel mondo, nuove esperienze, modalità di espressione e relazione daranno ulteriore forma alla sua personalità e informeranno la sua natura sociale.

Tutte questa informazione, letteralmente qualsiasi cosa una persona sperimenti, diviene parte permanente della struttura del cervello, ma la portata in cui essa dà forma alla personalità, per tutta la vita o in un qualsiasi momento, non è fissa o predeterminata. Come la coscienza umana stessa, anche quella cosa elusiva chiamata personalità è fluida e in continuo cambiamento, una miscela di bit di informazione ed esperienza, passate e presenti.

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La nostra nozione di metabolismo di esperienza ci ha offerto modi nuovi per riflettere sulla vita della mente nella società. Il processo di metabolismo corre letteralmente avanti e indietro dal mondo esterno al mondo vivente all'interno di ogni essere umano. Questa idea che le nostre esperienze sono metabolizzate e immagazzinate fisicamente in modelli di informazione distribuiti nel cervello aiutò a spiegare il punto di vista freudiano della personalità come prodotto cumulativo delle prime esperienze del bambino, oltre che molti aspetti dei concetti di sviluppo del comportamentista B.F. Skinner su condizionamento e controllo ambientale.

Ma, cosa più importante, il concetto di metabolismo spiegherebbe i processi recentemente riconosciuti di sviluppo adulto. Esso colloca le motivazioni superiori della psicologia umanistica, con i suoi bisogni innati di crescita personale ed esperienza significativa, allo stesso livello di reazioni biologiche più fondamentali, affermando l'incrollabile focus sull'esperienza che infuse il movimento del potenziale umano. Esso offre qualcosa di più della moltitudine di teorie e modelli delle scienze cognitive, gran parte delle quali continuano a dipingere la mente come un assemblaggio di reti neurali collegate assieme in un modo più o meno darwiniano. Dal nostro punto di vista, il processo di metabolismo descrive in modo più accurato i livelli multipli di azione comunicativa biologica, neurologica e umana che convergono e cooperano nel cervello per creare l'insieme vivente della mente.

E quel processo è in continuo movimento. In ogni momento della vita, esperienze nuove e intense potrebbero lasciare impressioni durevoli sulla mente e alterare fisicamente sentieri cerebrali organici di elaborazione dell'informazione. Il processo potrebbe far scattare qualsiasi tipo di miscela metabolica e convergenza olografica. Pensieri e sensazioni di esperienze passate potrebbero essere rigenerate da nuove esperienze di natura o frequenza simile. Profumi esotici possono richiamare alla mente ricordi da tempo dimenticati, e le emozioni ad essi associate. In un fenomeno ampiamente notato, molto tempo dopo che la persona ha raggiunto la maturità pressioni lavorative o inerenti la carriera possono scatenare sensi di ansia e panico che rimandano al periodo degli esami delle superiori o dell'università - o anche scatenare incubi ricorrenti di quei giorni andati. Problemi coniugali o di relazione possono evocare sensazioni di insicurezza e rifiuto che risalgono alle prime storie d'amore o a relazioni ormai dimenticate. In anni successivi, il processo di invecchiamento potrebbe liberare un flusso di impressioni del passato che si mescolano con pensieri e sensazioni odierne; anche se la memoria recente di solito si deteriora con l'età, le esperienze del passato e i collegamenti organici che le rappresentano diventano letteralmente più forti e più salienti con il trascorrere del tempo. Infine, in un fenomeno che è stato riportato innumerevoli volte, con l'esperienza culmine della vita, la morte, l'intero

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contenuto del cervello potrebbe accendersi e scaturire simultaneamente, e la registrazione dell'esperienza di vita lampeggiare davanti agli occhi con accenni di immagini dei propri cari e di eventi di vita significativi.

Ma nonostante montagne di prove scientifiche di questa copiosa attività del metabolismo cerebrale dell'esperienza, l'assunto che permane tra scienziati, psicologi e gente comune è che le componenti centrali della coscienza e della personalità di ogni individuo - le nostre capacità quotidiane di pensare, provare sensazioni, percepire, ricordare, immaginare e prendere decisioni consapevoli - sono fiori non appassiti che crescono sull'esperienza dell'infanzia, sul condizionamento ambientale e sulla struttura di base del codice genetico e che, una volta formate, restano indelebilmente fisse, e si mantengono senza sforzo per tutta la vita. Il fenomeno dello snapping rende chiaro oltre ogni dubbio che questo vecchio assunto non è valido. Nel corso dello sviluppo umano le nostre prime esperienze modellano realmente la nostra personalità e la forza individuale della mente. Ma ora sappiamo che questo processo di modellamento è organico, continuo e in stato di costante cambiamento. Per creare e sostenere la forza quotidiana della mente è necessario un flusso incessante di informazione ed esperienza. E come rivela la nostra ricerca, quello stesso flusso modellante di esperienza può anche essere usato per alterare, indebolire o addirittura distruggere quelle capacità fondamentali.

Questa prospettiva fu inizialmente suggerita nei primi anni Cinquanta dall'ingegnere britannico W. Ross Ashby, figura fondamentale nella scienza della comunicazione che fece la prima applicazione di vasta portata dei principi della comunicazione al funzionamento del cervello umano. In due brillanti lavori teorici pubblicati negli anni Cinquanta, An Introduction to Cybernetics e De-sign for a Brain, Ashby mostrava il modo in cui uno strumento cibernetico sofisticato come il cervello potesse organizzarsi in base all'esperienza, e come la nuova esperienza potesse alterare quell'organizzazione a livelli organici più basilari.

Ashby fece connessioni fondamentali che collegavano le azioni di sistemi comunicativi tecnicamente complessi al comportamento di organismi semplici, a processi vitali in generale, e al funzionamento del cervello umano in particolare. I suoi principi e processi centrali descrivevano le leggi universali che governano il metabolismo quotidiano dell'esperienza umana. Identificò l'imperativo comunicativo innato che guida l'essere umano e tutte le cose viventi: il bisogno di informazione e di feedback vitale dal mondo, al fine di provvedere alle funzioni biologiche fondamentali e alle operazioni di controllo interno. La "Legge del Requisito di Varietà" di Ashby rendeva chiaro che non si tratta semplicemente di quantità di informazione che una persona incamera, ma anche del tipo di

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informazione che sperimenta, e che determina la salute e l'equilibrio di mente e corpo. Mentre i ricercatori del sovraccarico stavano martellando con massicce quantità di informazioni i soggetti sottoposti a test, Ashby dimostrò scientificamente che, per sopravvivere e adattarsi, gli esseri umani devono avere un flusso regolare di informazioni che siano ricche e variate, sia in tipo che in qualità di esperienza.

Tuttavia, come ben sa per esperienza personale qualsiasi impiegato o muratore, per sopravvivere e prosperare gli esseri umani richiedono qualcosa di più che una quantità incessante o anche di un tipo incessante di informazione. Hanno bisogno di un processo organizzato di crescita e cambiamento attraverso l'esperienza. Questo processo cruciale di organizzazione e adattamento era il focus di un'altra legge della comunicazione originariamente espressa da Ashby e intitolata esplicitamente "La Legge dell'Esperienza". In parole povere, la Legge dell'Esperienza di Ashby sostiene che le informazioni nuove che confluiscono in un sistema di comunicazione tendono a distruggere e sostituire informazioni precedenti di natura simile.

Potremmo osservare innumerevoli esempi operativi delle leggi di Ashby nelle operazioni quotidiane di mente, cervello e corpo. Tra le persone, in senso generale, una volta che un modello comunicativo è stato radicato organicamente - si tratti di un modello linguistico, una cattiva abitudine o un'idea comunemente accettata - ad esempio l'idea un tempo unanimemente condivisa che la terra fosse piatta - quell'informazione, quel modo di sperimentare il mondo predominerà a meno che non arrivino nuove informazioni a distruggerla e sostituirla. Un modello linguistico potrebbe essere modificato o corretto coscientemente, una cattiva abitudine potrebbe essere interrotta a forza, o un nuovo concetto del cosmo potrebbe conquistarsi l'accettazione popolare. In ogni caso l'esperienza più nuova, più intensa e più significativa sostituisce la vecchia.

Altri avvenimenti quotidiani confermano la competenza delle leggi di Ashby su tutti le capacità cognitive ed emotive della mente. Un viaggiatore potrebbe avere in mente una immagine mentale di un luogo, ad esempio la Riviera francese, ed emozioni specifiche ad essa associate quali il divertimento, l'eccitazione, il senso di avventura e di rilassamento. Tuttavia quell'immagine e quelle sensazioni potrebbero essere definitivamente distrutte quando, giunto sul posto, scoprisse hotel fatiscenti, spiagge inquinate, prezzi alti e pioggia battente. L'impatto combinato distruggerà e sostituirà le sue precedenti impressioni con nuove informazioni che sono il riflesso adeguato alla sua propria esperienza. In un altro esempio classico, un cavaliere che cade da cavallo viene tradizionalmente istruito a tornare in sella il prima possibile. Le sue prime impressioni di padroneggiare l'animale con sicurezza sono state distrutte e viene consigliato di cancellare immediatamente il trauma della caduta con esperienza fresca, nuova e positiva.

Queste leggi dell'esperienza sono organiche. In termini di informazione, si tratta di funzioni naturali della nostra capacità innata di comunicare che funziona in automatico e non richiede attentività cosciente. Questi principi fondamentali di comunicazione si applicano ad ogni aspetto dell'esperienza umana, fissando modelli correnti di pensiero ed emotività laddove

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non ve n'erano in precedenza, ma concedendo sempre priorità alle esperienze più recenti, intense e significative a discapito delle esperienze più vecchie e banali.

La nostra ricerca ha tratto grandi benefici dalle scoperte fatte dopo Ashby. Un'abbondanza di prove ha confermato inequivocabilmente che le leggi dell'esperienza vengono imposte sullo spettro generale della mente, dai processi fondamentali di percezione fino all'insieme della personalità. Dalle interviste fatte ai neuroscienziati che lavorano in prima linea nella ricerca sul cervello, abbiamo appreso di queste eccitanti nuove scoperte che dimostrano la reazione all'esperienza - che dura tutta la vita - e che descrive chiaramente il processo organico della nuova informazione che sostituisce la vecchia. In alcuni casi la ricerca più recente suggerisce che le esperienze nuove e intense possano troncare fisicamente connessioni sinaptiche esistenti da molto tempo; in altri, i nuovi modelli di informazione potrebbero semplicemente bypassare o sovrapporsi a connessioni precedenti. Gli scienziati stanno muovendo soltanto i primi passi nella comprensione delle dinamiche di questi processi organici minuscoli, ma immensamente complessi che possono coinvolgere solo la più piccola variazione della resistenza elettrica di una minuscola porzione di una singola cellula neuronale, o modificare le configurazioni chimiche più sottili dei terminali tentacolari di una sinapsi neuronale. Ma molte conclusioni neuroscientifiche confermano lo spirito della legge dell'esperienza. Esse confermano che le reti di informazione vivente del cervello vengono perpetuamente modellate, modificate, organizzate e riorganizzate sia dal tipo che dalla qualità di ogni esperienza quotidiana individuale.

In realtà, poche azioni in natura sono così impressionanti da osservare come l'azione reciproca che avviene in questo brulicante mondo interiore della comunicazione. Uno dei momenti di maggior ispirazione della nostra ricerca, in fatti, fu quando ci vennero mostrate, ingrandite di molte volte, le immagini dell'azione dal vivo delle cellule cerebrali, e fummo in grado di vedere i neuroni che dispiegavano le loro lunghe dita sinaptiche verso altri neuroni, evidentemente creando e interrompendo nuove connessioni sinaptiche durante ogni momento di informazione ed esperienza.

Non avevamo bisogno del microscopio per vedere in azione la legge dell'esperienza di Ashby. Molti esempi drammatici erano visibili nei nuovi culti, nelle sette e nelle terapie di auto aiuto. Come un trauma improvviso o un elettroshock, i nuovi stress informativi a cui si viene sottoposti durante le intense esperienze fisiche, mentali ed emotive dei rituali di gruppo e delle tecniche terapeutiche erano spesso sufficientemente potenti da distruggere e sostituire modelli mentali e di personalità esistenti da una vita. Essi sembravano anche alterare e, in molti casi, distruggere fisicamente nel cervello e nel sistema nervoso percorsi di processamento dell'informazione esistenti da lungo tempo. La nostra chiacchierata con Jean Turner aveva rivelato come la sua esperienza travolgente con la maratona di incontro

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in est avesse evidentemente distrutto modelli di percezione e sensazione alle gambe, che per lei erano state fonte di sofferenza fin dall'infanzia. Similmente la nostra intervista con Lawrence e Cathy Gordon suggeriva che, nel corso del ritiro di due giorni tra i Moonies, la ripetizione costante delle dottrine della Chiesa dell'Unificazione avevano effettivamente distrutto e sostituito le credenze spirituali precedenti della coppia. Presumibilmente il bombardamento di nuova informazione ed esperienze che avevano ricevuto durante i sermoni della setta, le lezioni, i gruppi di discussione politica e di confronto personale, combinati con l'impatto fisico del fine settimana, erano stati sufficientemente potenti da indurre la loro rapida e completa conversione.

Ma quelle potenti esperienze, come tutte le esperienze, erano di natura olografica e sembrarono avere effetti organici più profondi. La cura miracolosa di Jean Turner non fu semplicemente un bisturi di guarigione che recise il dolore alle gambe lasciando illeso il resto della mente e del corpo. Come lei stessa testimoniò, l'incontro concentrato in est, in cui in due fine settimana i formatori del gruppo cercavano di scavare una vita intera di esperienze modellatrici e di traumi psicologici, scatenarono un propagarsi di convulsioni fisiche, mentali ed emotive. Le sentiva nelle gambe, nei polsi e in tutto il corpo. Durante il secondo week-end di formazione, «venne su come una palla», destabilizzando l'intera intelaiatura della sua personalità e lasciandola in uno stato di disorientamento e scompiglio interiore. Anche i Gordon, durante il loro week-end con i Moonies, sperimentarono molto più di una semplice conversione di credenza. Il loro aspetto fisico cambiò notevolmente - gli occhi, la postura, il tono di voce. In realtà sembravano essere diventati persone del tutto diverse. Inoltre, le radicali modificazioni interne avevano trasformato anche il modo in cui la coppia sperimentava il mondo circostante. Al ritorno dal fine settimana, come ricordò Lawrence, il mondo quotidiano sembrava stranamente alieno e sinistro. Alla luce della nuova esperienza e informazione assorbite, lo spettro di Satana era onnipresente, anche nella comparsa preoccupata e nei genuini timori espressi dalla madre di Lawrence.

Come questi esempi confermano, non è possibile alterare un elemento della coscienza senza mettere in pericolo l'intera personalità dell'individuo. In molti dei nuovi gruppi un'improvvisa iniezione di esperienza può distruggere alcuni modelli specifici di pensiero, sentimento/sensazione e credenza, ma può alterare anche l'intero campo della coscienza spostando la finestra della consapevolezza - o modificando del tutto il panorama individuale. Nella nostra ricerca abbiamo trovato buoni motivi per credere che queste improvvise esperienze stressanti possano causare cambiamenti durevoli nell'organizzazione fisica del cervello. Spinte all'estremo, esse possono alterare, indebolire e distruggere fisicamente percorsi organici al centro della personalità. Una volta che tali profondi

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cambiamenti avvengono, come il nuovo metodo di deprogrammazione e riabilitazione rende chiaro, il precedente senso di sé può essere recuperato solo troncando i collegamenti con la nuova identità di gruppo, ristabilendo la comunicazione con la personalità più profonda sottostante e poi, lentamente, con la riconnessione cosciente dell'individuo con le sue esperienze e relazioni precedenti, e con il mondo più ampio che lo circonda.

Le leggi dell'esperienza sono state pietre miliari per la nostra comprensione dello snapping, sono state blocchi da costruzione che hanno attinto dalla comunicazione, dalla matematica, dalla biologia, dalla psicologia umanistica e dalle neuroscienze e che è stato possibile assemblare per superare i limiti del modello robot e di altri modi di pensare la mente ormai obsoleti. Con questi nuovi strumenti siamo stati in grado di esplorare più in profondità il modo in cui la personalità può essere modellata e alterata da specifici stress da informazione, ed esaminare gli effetti sul processamento cerebrale dell'informazione di una grande varietà di esperienze individuali e di gruppo. Da questa nuova prospettiva rivolgiamo ora lo sguardo direttamente sul momento di cambiamento improvviso di personalità, sul repentino snapping della coscienza umana da una struttura mentale ad un'altra.

 
 
 
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