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Milano: rinvio a giudizio dell'ottobre 1988 - La natura "terapeutica" delle attività di Scientology e le contestazioni comuni a più imputati

Dodicesimo capitolo dell'imponente lavoro istruttorio del giudice milanese Guicla Mulliri e le sue conclusioni.

 
Il 10 ottobre 1988 il giudice milanese Guicla Mulliri rinviò a giudizio 140 scientologist - per lo più dirigenti e staff operanti in praticamente tutte le organizzazioni di Dianetics/Scientology (e Narconon) sul territorio nazionale. Le imputazioni erano le più diverse, si andava dalla truffa alla violenza privata, dalla circonvenzione di incapace all'esercizio abusivo della professione medica, fino all'associazione per delinquere.

Il procedimento si concluse soltanto nell'autunno 2000. Per ripercorrere tutte le fasi di quel lunghissimo procedimento giudiziario, si prega di consultare l'apposita sezione.

Il lavoro istruttorio del giudice Mulliri fu davvero imponente: 1200 pagine che toccano ogni aspetto dell'organizzazione. Al di là dei circa 40 capi di imputazione contestati, che riguardavano casi che avevano viste coinvolte persone in evidente stato di difficoltà mentale, il rinvio a giudizio analizza innumerevoli comportamenti che, seppur non inquadrabili in alcuna fattispecie di reato, scattano però una inquietante fotografia dello stato dell'organizzazione "Chiesa di Scientology" italiana (all'epoca meglio conosciuta come Dianetica, o Hubbard Dianetics Institute) della metà degli anni Ottanta. Il giudice, dopo una indagine durata alcuni anni e dopo aver escusso centinaia di testimoni, ascoltato migliaia di ore di intercettazioni telefoniche (alcuni estratti qui e qui per quanto riguarda la chiesa di Scientology, qui e qui in riferimento al Narconon), aver vagliato decine di migliaia di documenti sequestrati nelle varie sedi e presso gli avvocati del gruppo (alcuni estratti qui), stila le sue conclusioni sull'attività dell'organizzazione.

Il documento che vado a presentarvi riguarda la natura "terapeutica" di Scientology, come essa venga percepita e interiorizzata dai membri e diffusa all'esterno; esamina poi l'ignoranza e l'oggettiva incompetenza degli addetti; riporta estratti degli esami peritali in merito ai metodi utilizzati dal Narconon e analizza punto per punto le motivazioni del rinvio a giudizio degli imputati.

Dal rinvio a giudizio del 1988 sono passati quasi 20 anni e ci si augura che i comportamenti della Chiesa di Scientology italiana siano cambiati. Ma è davvero così? Lascio il giudizio alla vostra personale esperienza.

Martini



Capitolo 12 - La natura "terapeutica" delle attività di Scientology e le contestazioni comuni a più imputati

  1. Cenni introduttivi
  2. L'esercizio abusivo della professione medica e di farmacista (capo 43)
  3. Il "nucleo accusatorio" comune ai capi 1/31 e 34, 35, 46, 47
  4. Il "nucleo accusatorio" comune ai capi 32, 33, 36, 37, 38, 39 e 48


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1. Cenni introduttivi

Il taglio espositivo e le cose fin qui dette dovrebbero ormai aver posto sufficientemente in luce il fatto che, come teorizzato dal P.M. nelle sue contestazioni, i fatti ascritti a ciascun imputato o in concorso con altri, nell'ambito di una associazione a delinquere tra gli stessi esistente, trovano la loro matrice ideale ed anche sostanziale in un'associazione ben più vasta (quella di Scientology) che, pur non essendo nella sua totalità oggetto di incriminazione, rappresenta un presupposto di fatto indefettibile per la sussistenza delle stesse condotte delittuose.

Del resto il concetto era già stato sviluppato anche in sede di motivazione del mandato di cattura ponendo in luce come i comportamenti incriminati costituissero, per così dire, l'espressione di una norma comportamentale all'interno dell'associazione di Scientology e/o Narconon e come solo essi, e non anche tutti gli altri molto simili, fossero stati oggetto di censura penale per ovvie ragioni di stretta legalità.

È interessante far rilevare che l'opinione dell'odierno P.M. trova conforto indiretto in quella di altri illustri magistrati come quelli della Corte Suprema americana nella sentenza contro M.S. Hubbard più volte citata ove più volte si sottolinea l'atteggiamento degli imputati allineandolo a quello dei loro "co - cospiratori non accusati".

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È per tale ragione, dunque, che, giova ribadirlo ancora una volta, le condotte criminose oggetto delle odierne imputazioni non possono essere considerate delle eccezioni di una realtà ben diversa ma solo l'espressione, più grave, di una realtà molto simile. Tutto questo spiega il fatto che quasi ogni capo di imputazione contenga un "nucleo" identico a tutti gli altri nel quale sono appunto esposti una serie di comportamenti, dei quali è stata riscontrata la assoluta costanza e abitualità all'interno dell'associazione di Scientology e che, pur non essendo in sé e per sé oggetto di censura penale, lo diventano implicitamente nella misura in cui, in tale contesto ed, anzi, proprio grazie ad esso taluno ha posto in essere atti lesivi delle altrui libertà.

Ben si comprende perciò l'importanza di questo "nucleo centrale" dell'accusa che fa da base a ciascuna contestazione specifica illuminandola a fondo nel significato e nella gravità.

Di qui l'esigenza (che si ritiene di avere soddisfatto a sufficienza nei precedenti capitoli (specie i nn. 5,6,7,8,9 e 10) di sviluppare e valutare la fondatezza del teorema accusatorio dissertando piuttosto a lungo su tutto quanto accertato in generale sulle attività dell'associazione di Scientology a prescindere dagli episodi specifici dell'accusa.

Ma, prima di tirare le somme sul punto, occorre fare luce particolare anche su un altro profilo che, sebbene condensato solo in un capo, il 43), in realtà permea di sé tutta

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l'impostazione data dalla Pubblica Accusa alla materia in esame come dimostrano, per un verso, lo stesso "nucleo" del quale si è appena detto (ove il concetto si dà praticamente per scontato visto il frequente uso dell'attributo "terapeutico") e, per altro verso, l'ampio spazio dato al discorso dal P.M. nelle sue requisitorie (v. retro cap. 3). Ci si intende riferire al fatto di ritenere tutte le attività dell'associazione di Scientology, e quindi degli odierni imputati, di natura sostanzialmente terapeutica.


2. L'esercizio abusivo della professione medica e di farmacista (capo 43)

"...Lo stratagemma di Hubbard per evitare la responsabilità legale per le sue affermazioni fraudolente era quello di definire la Scientologia una "religione". Ma questa è soltanto un'altra storia di copertura". Le affermazioni iniziali degli agenti di vendita della Scientoloqia sono che essa è una "scienza". E le promesse di quello che la Scientologia farà per un cliente vengono "scientificamente garantite" e sono, in ogni caso, affermazioni laiche come l'aumento del Q.I. e delle capacità, un migliore aspetto, la guarigione dai raffreddori, dalle allergie dalle emicranie, dal cancro ecc. Al personale ed ai clienti viene detto che la copertura religiosa è necessaria per difendersi dai "nemici della Scientologia"
Questa affermazione di ARMSTRONG (cfr. vol. 33) già riportata nel capitolo 4, sembra il modo migliore per introdurre l'argomento sulla fondatezza dell'accusa sub 43).

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Essa, naturalmente, va integrata con molte altre cose dette sempre nel capitolo 4 a proposito delle origini dell'associazione di Scientology, della sua originaria denominazione e, quindi della scelta della "veste religiosa", in alternativa a quella "scientifica" iniziale che meglio si sarebbe attagliata al tipo di attività espletate.

Riferisce infatti il teste ATACK (cfr. vol. 117/118) che Hubbard rappresentò la sua materia come una forma scientifica di psicanalisi e che solo a causa delle reazioni ed iniziative legali dell'American Medical Association, che lo accusavano appunto di qualcosa di simile all'esercizio abusivo della professione medica, egli convertì la denominazione in quella di "Chiesa di Scientology".

E ancora, più avanti, ATACK come già riportato nel capitolo 4, dice testualmente: "...la Scientologia afferma di essere una religione. Fino al 1953 Hubbard sosteneva trattarsi di una psicoterapia" ed a conforto di questa sua asserzione cita la lettera che Hubbard scrisse alla sua vice dell'epoca Helen O'Brien già riportata nel capitolo 4 che presenta in effetti un contenuto illuminante non solo in ordine ai reali intendimenti di Hubbard circa l'utilizzazione di una personalità religiosa ma anche, e soprattutto, in ordine al fatto che egli intendeva la sua attività come una psicoterapia visto che in un passo di quella lettera si dice testualmente che uno dei vantaggi della ipotetica creazione del "Centro di Guida Spirituale", del quale tratta la lettera, avrebbe potuto essere, appunto: '"...1° far entrare la psicoterapia nella storia".

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Ma il concettosi desume poi, "per tabulas" dalle ulteriori concrete affermazioni e promesse che derivano da Scientology e, in primis da Hubbard come riportato da coloro che gli sono stati più a contatto (es. ARMSTRONG cfr. retro) dal quale si apprende che Hubbard sosteneva di poter guarire con l' "auditing" di Dianetics e della Scientologia malattie come il cancro e l'ulcera.

E la cosa è tanto verosimile che, a distanza di anni, altri testimoni italiani, entrati in contatto con l'associazione di Hubbard, si sono sentiti fare la stessa affermazione.

Tutto ciò è già riportato nel corso della presente trattazione in altre circostanze, come ad esempio nel capitolo 8 par. 4 dove si apprende ad esempio dal teste M. che quando il padre di Ma. RO. fu colpito dal cancro "...il figlio con atteggiamento assolutamente convinto diceva di aver fatto venire degli OT (persone cioè che avevano raggiunto un livello piuttosto elevato) i quali avrebbero dovuto guarire il padre".

Di questo ed altri casi del genere è ricco il presente procedimento. Le assicurazioni che vengono dall'associazione sulle possibilità terapeutiche (o se si preferisce purificanti) del "purification Rundown" sono del resto ampiamente illustrate anche nelle pubblicazioni di Hubbard stesso dalle quali si desume come grazie alla niacina, un tipo di vitamina B12, ci si potrebbe porre al riparo persino dalle radiazioni nucleari, concetto questo che è riportato anche da numerosi altri testi.

In altre parole la teoria di Hubbard e dei suoi seguaci non esita a sostenere, nella logica di onnipotenza del sistema già più volte sottolineata, che la tecnologia dianetica pone al riparo

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anche dalle malattie fisiche più gravi ( non a caso, di recente, il teste B. riferiva a questo G.I. delle insistenze ricevute per far seguire alla figlia i corsi e le sedute di auditing prospettategli come utili anche per la condizione della figlia affetta da A.I.D.S.).

Un giudizio sulla validità di simili virtù taumaturgiche delle tecniche dianetiche non spetta a questo G.I. se non con riferimento ai singoli casi oggetto di imputazione ma è un fatto che, trattando della cosa in termini generali come si sta appunto facendo, non si può non richiamare anche quanto riferito da più testi circa la assoluta inconsistenza di tali promesse.

E così, tanto per richiamare gli esempi appena fatti, il M. puntualizza come il padre di RO. morì ed il teste ATACK, con adduzioni probatorie (all.ti 5 e 5d alla sua deposizione cfr. vol. 119), afferma:" È stato più volte affermato che la Dianetica e la Scientologia possono curare il fisico... nei tredici anni in cui ho partecipato alla Scientologia non ho visto neppure una prova di queste asserite cure".

ARMSTRONG, a sua volta, nel riferire il trattamento subito dalle persone malate che viaggiavano a bordo dell'ormai nota nave "Apollo", dice:

"Al bisogno di cure mediche e dentistiche dell'equipaggio non veniva data molta importanza, molto meno che alla produzione ed alla disciplina. A meno che i membri dell'equipaggio fossero gravemente feriti o malati, essi non andavano dal dottore. Se contraevano una malattia che si prolungava, venivano definiti "clinici" e di solito fatti scendere. Le persone malate di cancro ed anche di ulcera, malattie che Hubbard sosteneva di poter guarire con l'auditing di Dianetics e della Scientologia, venivano scaricate più che curate...

il tradimento della fiducia... è continuato come l'incapacità della Scientologia di tener fede alle promesse fatte ai clienti che pagavano. Non guariva dall'artrite, dall'ulcera, dal cancro e

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 da una serie di malattie che egli sosteneva. Le persone che in Scientology hanno raggiunto la fase di "clear" prendono ancora il raffreddore contrariamente alle sue affermazioni "scientifiche". Non faceva aumentare il Q.I. di un punto per ora di auditing. Se fosse stato vero così avrei un Q.I. superiore a 1000. Non accresceva le capacità..."
e, quindi, conclude ARMSTRONG:
"Le garanzie scientifiche e la natura scientifica della Scientologia, il modo in cui egli (Hubbard n.d.r.) la rappresentava quando desiderava attrarmi nell'organizzazione, erano menzogne".
Si può dunque dire, a questo punto, che, fondatamente o meno, la teoria di Hubbard e quindi di tutta l'associazione di Scientology si basa sull'assunto che essa è in grado di guarire.

Non occorre comunque andare tanto lontano per cercare conferme di ciò essendo sufficiente il riferimento alle numerose lettere inviate dagli imputati a questo G.I. ed allegate ciascuna al rispettivo interrogatorio, ove spesso e volentieri lo scopo della missiva è proprio quello di rendere edotto l'Ufficio di quelli che essi amano definire "successi" conseguiti grazie a Scientology e consistiti, appunto nei trattamenti terapeutici fatti a questo o a quel compagno di cella ovvero nella indicazione datagli di assumere questo o quel prodotto (in genere le vitamine di cui si fa un largo uso nell'ambiente di Scientology). Quando poi non si fa espresso riferimento alla pratica del c.d. "touch assist" della quale vengono magnificate le doti terapeutiche anche in più deposizioni già esaminate. Il tutto praticato come cosa normale anche da persone che, per quanto possa valere, non hanno neppure la qualifica di "auditor" (che avrebbe dimostrato almeno una certa coerenza interna al sistema) come è il caso di BR. e PA.. Quest'ultimo, anzi, con molta disinvoltura, scrive in una sua lettera del 11.8.88 (allegata all'interr. cfr. vol. 140) a proposito di un suo "assistito" che questi si "sentiva molto

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meglio" dopo ..."poche ore di terapia". Analogo "lapsus" è del resto stato fatto dal NO. nel corso del suo interrogatorio ove, ad espressa richiesta dell'Ufficio, ha precisato appunto che il termine "terapia", da egli usato in precedenza, è da intendersi come sinonimo di "procedimento".

Tale affermazione, dunque, non smentisce neppure le precisazioni fatte (sia pure per finalità opposta) dalla LA VA.: " in relazione al capo 43) respingo l'addebito e preciso che né l'auditing né il "touch assist" sono terapie ma procedure".

Per la proprietà transitiva, dunque, stando all'ultima accezione data dal NO. al termine procedura, non si può che concludere che quest'ultima, e, quindi, l' "auditing" ed il "touch-assist" siano appunto terapie.

Non sembra dunque sia sufficiente, a questo punto, denominare le sedute di "auditing" "assistenza spirituale" ovvero quelle comportanti la somministrazione (secondo quantitativi arbitrariamente determinati sulla base delle indicazioni di Hubbard) e l'induzione a lunghe sedute di sauna, con il nome di "purification" per escludere che tali pratiche siano essenzialmente terapeutiche ed evitare così la contestazione sub capo 43).

Sul carattere asserimente religioso di tali "procedure" come vengono anche definite, non sembra sia più necessario soffermarsi oltre e, quanto alla possibilità che esse integrino la violazione della norma di cui all'art. 348 C.P. sembra che non vi sia dimostrazione migliore della sua fondatezza nel fatto che proprio all'interno dell'associazione di Scientology vi era una tale coscienza del rischio che si correva in tal senso da paventarlo

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espressamente.

Nella più volte menzionata documentazione di Roma, infatti (cfr. volumi 61 ss) si rinviene un dettagliato rapporto sulle indagini condotte dai Pretori di Milano Del Balzo e Di Lecce sui quali vengono riportate considerazioni attinenti anche il carattere e ciò che si è potuto apprendere circa gli intenti lavorativi. Vi si legge, tra l'altro:

"...Del Balzo è molto più attiva ed ha proprio l'intenzione di arrivare in fondo alla questione. Inizierà il suo lavoro su di noi in giugno e sta anche aspettando i rapporti della Finanza su di noi.

Ella non va fino in fondo solo per inchiodarci poiché potrebbe già farlo ... Ella disse che a causa dei rapporti delle altre zone estere a Milano, la questione sembrava diventare più grossa... abbiamo dati che ci indicano come si sta sviluppando l'indagine dal punto di vista della frode ma il punto della pratica illegale della medicina non è ben individuabile per quello che sta accadendo. Abbiamo stabilito delle previsioni su Di Lecce e Del Balzo ma per il primo sono più "operational" che per la seconda"

Ciò dimostra in altre parole che all'interno dell'associazione di Scientology, già nel 1981 erano ben coscienti di essere, per così dire, attaccabili sotto il profilo dell'abusivo esercizio della professione medica o di farmacista.

È dunque in una chiave assolutamente strumentale e demagogica che va letta la documentazione costituente l'allegato 6 cartella 140/1 degli atti del sequestro Le. (cfr. vol. 78) ove si apprende di iniziative di adesione della associazione di Scientology al Comitato per la Difesa dei Diritti dell'Uomo quando esso si schiera contro gli psichiatri, e poter, in tal modo, attaccare uno psichiatra elvetico, il dottor Carlevaro che aveva preparato un'accurata relazione (unita agli atti menzionati) nella quale veniva dimostrato che Dianetica è una psicoterapia e, come tale, andrebbe disciplinata.

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A prescindere infatti dalla effettiva terapeuticità dalla "procedure" dianetiche, è certo che esse, quantomeno negli intenti e nelle forme, si propongono come metodologie curative vuoi di mali fisici che di mali psichici. Non a caso quindi anche i primi procedimenti dei Pretori, soprattutto di Roma, si basarono sull'accusa di cui all'art. 348 C.P. e che anche il procedimento che ne derivò poi trasmesso al G.I. per competenza finì per prendere in esame la validità delle pratiche dianetiche sotto il profilo della attitudine dei "tests" da esse previsti ad essere "finalizzati ad individuare soggetti con struttura di personalità (normale o patologica) tale da poter stimare probabile la loro suscettibilità psichica agli insegnamenti propugnati dall'istituzione". Queste sono appunto le parole del quesito posto dal G.I. al perito di allora prof. Ferracuti; quesito che lascia chiaramente sottintendere di aver in qualche modo considerato le metodologie dianetiche come tendenzialmente psicoterapeutiche. Va peraltro tenuto in considerazione il fatto che, ai tempi, si era in una fase sostanzialmente iniziale di espansione dell'associazione in Italia e non erano ancora molto diffuse le pratiche dell' "auditing" e del "Purification" notevolmente potenziate in anni successivi; la prima attenzione si appuntò, quindi sui "tests".

Detto elaborato peritale, in atti (cfr. vol. 20), appare interessante perché riconduce sostanzialmente le sue valutazioni sul terreno psicoterapeutico al quale, appunto, raffronta la validità di quelle pratiche con risultati, alquanto negativi visto che afferma, tra l'altro che "... nessuno psicologo professionista baserebbe una diagnosi ed un intervento serio

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terapeutico su di un solo test, specie così carente" e conclude quindi con l'affermazione della insussistenza di qualsiasi "legame teorico o logico tra i tests e gli insegnamenti" come a dire cioè che le pratiche dell'associazione non apparivano tecnicamente predisposte, e quindi idonee, al trattamento delle eventuali patologie di ordine psicologico riscontrate grazie ai "tests".

Ciò non toglie tuttavia che nelle parole di numerosi testi (v. retro anche capitolo 8 paragrafo 4) e, soprattutto come si vedrà, delle parti lese, le assicurazioni di "guarigioni" di ogni genere sono state sprecate.

Per non parlare poi dell'uso praticamente incontrollato che della pratica terapeutica del "purification" veniva fatta presso i centri Narconon ove è stato segnalato anche da alcuni rapportanti (es. CC. Genova e Torino) la prassi discutibile di alcuni medici di predisporre ricette "in bianco" grazie alle quali, poi di volta in volta, l'addetto dell'associazione non solo completava l'identità dell'intestatario ma determinava arbitrariamente il quantitativo effettivo di vitamine da far assumere al tossicodipendente.

La qualcosa, del resto, era abituale per qualunque altro incaricato del corso di Purification anche presso le sedi di Dianetica o Scientology ove esse si svolgevano. Si rammenti, a puro titolo esemplificativo cosa riferisce sul punto il teste M. :

 "...ho iniziato il corso e le funzioni di "medico" sono state svolte dal BA. - il quale seguiva ogni seduta ed al termine di prescriveva farmaci e mi indicava come dovevo comportarmi."
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E si sottolinea il verbo in quanto per testimonianze ricorrenti si è appreso come l'assunzione di vitamine, nei termini riportati dall"'addetto", fosse più che un suggerimento una imposizione esattamente come per i tempi di durata delle saune.

Nel discorso che segue si avrà occasione di ritornare sul punto per sottolineare, in particolare, la aspecificità e la mancanza di professionalità delle pratiche principali dell' "auditing" e del "Purification" alla luce di deposizioni ed elaborati peritali. Ma si può sottolineare, al momento, anche un altro aspetto abbastanza fondamentale rappresentato cioè dal fatto sostanzialmente per quanto visto in generale a proposito dello spirito che animava Hubbard (nella creazione di un'associazione che divulgasse il suo credo), è tutta l'attività che in essa vi si svolge ad avere un carattere tendenzialmente terapeutico.

Appare dunque irrilevante il distinguo fatto da alcuni imputati circa le rispettive mansioni all'interno dell'associazione perché, come rammenta la concorde giurisprudenza, la fattispecie concorsuale si configura nel nostro ordinamento con una struttura unitaria nella quale confluiscono tutte le condotte dei compartecipi di modo che tutti gli atti dei singoli sono al contempo propri e comuni a tutti gli associati (così Cass. sez. I 26 giugno 1981 e precedenti ivi riportati).

È dunque sufficiente l'adesione concorsuale alle attività tutte dell'associazione per concorrere anche alla commissione del reato sub 43) indipendentemente dunque dall'essersi in concreto occupati solo, ad esempio, di vendita di libri se tale vendita, come è dimostrato, si pone come uno dei momenti preparatori dell'intera attività "terapeutica" cui tende la associazione

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Per ora, dunque, il discorso sulla configurabilità in generale della violazione di cui all'art. 348 C.P., si può concludere forse parafrasando un concetto espresso dai giudici americani (cfr. vol. 120) a proposito dell'arbitraria sostituzione che gli adepti di Hubbard avevano rispetto alle legge dello Stato, ed affermando che, anche in materia sanitaria, i forti convincimenti più volte evidenziati (v. tra l'altro il capitolo che precede) sulla bontà ed indiscutibilità degli insegnamenti Hubbardiani, inducono, spesso e volentieri, a surrogarsi al professionista più specializzato quali possono essere il medico o il farmacista.


3. Il "nucleo accusatorio" comune ai capi 1/31 e 34, 35, 46, 47

Si accennava, in precedenza, al fatto che l'impostazione dell'accusa fa leva su una sorta di "base comportamentale comune" alle ordinarie attività dell'associazione di Scientology ritenuta il presupposto di fatto delle singole contestazioni specifiche.

Sotto tale profilo le imputazioni possono essere, sostanzialmente, ripartite in due gruppi:

A) il primo, più numeroso, che comprende i capi che vanno dal n. 1 al n. 31 con l'aggiunta dei capi n. 33, 35, 46 e 48 riguardanti le attività delittuose commesse nell'ambito delle associazioni propriamente dette di Scientology e/o Dianetics e, quindi le contestazioni, comunemente rivolte (alle persone ritenute responsabili) con riferimento alla pratiche colà ricorrenti;

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B) il secondo, comprendente i capi 32, 33, 36, 37, 38, 39 e 47 relativo ad attività delittuose verificatesi all'interno di Scientology e/o anche nell'ambito del Narconon (inteso in senso lato) dunque, si rinvengono, accanto alle contestazioni comuni prima esaminate, quelle rivolte, ugualmente a tutti coloro che sono stati ritenuti responsabili delle attività Narconon per le tecniche che ivi venivano adottate all'asserito scopo di recupero.

Per richiamarlo alla mente, le condotte da esaminare sub punto A), mosse cioè ai responsabili delle varie associazioni di Scientology, sono dunque quelle di avere, nella loro qualità di presidente e/o vice presidente, concorso moralmente e/o materialmente con altri operatori, alla commissione di specifiche ipotesi ritenute criminose:

"dando disposizioni sui metodi ai quali gli operatori, in attuazione delle direttive di L.R. Hubbard, dovevano attenersi e controllandone poi l'osservanza, metodi consistenti in particolare:

1) nell'incaricare alcuni adepti, persone per lo più sfornite di alcuna competenza specifica nel settore psicoterapeutico, di contattare i privati inducendoli ad aderire all'organizzazione e ad impegnarsi subito economicamente sottoscrivendo l'acquisto di corsi di vario tipo e livello, ma comunque tutti di natura sostanzialmente terapeutica; con modalità caratterizzate, fra l'altro:

  • dalla reiterata ed assillante pressione esercitata sulla vittima attraverso continui contatti personali e telefonici a tutte le ore del giorno e della notte;

  • dal costringere le persone che pagavano anticipatamente somme, anche ingenti, per corsi e sedute terapeutiche, a far risultare falsamente che tali versamenti avvenissero a titolo di donazione, e ciò onde far apparire le predette prestazioni come fornite senza scopo di lucro;

  • dalla prospettazione, più o meno velata, di danni fisici e psichici nel caso di mancata adesione alla c.d. Chiesa di Scientology e di mancato acquisto del prodotto offerto;

2) nell'incaricare altri adepti, anch'essi privi di competenza

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specifica di effettuare, sedute di natura terapeutica denominate "purification" ed "auditing", anche nei confronti di persone manifestamente affette da malattia mentale, facendo leva su un clima suggestivo e coinvolgente e mediante modalità, consistenti, fra l'altro:

  • nel somministrare ingenti quantità di vitamine di vario tipo a cura di personale assolutamente non qualificato allo scopo;

  • nell'indebolire le resistenze psichiche delle vittime attraverso il ricorso ad estenuanti saune (prolungate per varie ore e ad elevata temperatura);

  • nel prospettare falsamente ai pazienti il sicuro raggiungimento del benessere fisico e psichico (c.d. stato di "cear") comportante l'ulteriore possibilità di avere benefici anche di ordine economico;

  • vantando indimostrata validità scientifica dei metodi proposti e circondandoli apparentemente di cautele sanitarie;

  • nel far apparire, in alcune fasi, il progredire del trattamento come controllato scientificamente attraverso uno strumento pseudo scientifico denominato E-Meter, a tal fine venduto a prezzi di gran lunga superiori al suo valore effettivo;

  • nell'aumentare progressivamente l'intensità dei trattamenti terapeutici (con relativo impegno economico) ma impedendone l'inizio, o interrompendo qualsiasi trattamento che non fosse stato pagato anticipatamente;

  • nel consentire che le pratiche terapeutiche denominate "auditing" si protraessero per varie ore anche malgrado il manifesto stato di prostrazione dei pazienti e nel minacciare danni di natura fisica e psichica a coloro che, comunque, avessero cercato di interrompere i trattamenti;

  • nel redigere, durante le sedute terapeutiche, appunti scritti sulle dichiarazioni dei pazienti riferentisi a fatti delittuosi, compromettenti o comunque strettamente riservati;

  • nell'indurre i pazienti a confessare molto dettagliatamente le proprie colpe in dichiarazioni scritte (c.d. O/W = Overts--Withhold);

  • nel raccogliere delle annotazioni sulle dichiarazioni dei pazienti nonché le confessioni, di cui ai due punti precedenti, in fascicoli personali (c.d. Folders) di cui il privato perdeva la disponibilità anche in caso di recesso dall'organizzazione, e che potevano invece essere trasmessi ad un ufficio investigativo dell'organizzazione (c.d. G.O. = Guardian Office) in modo da creare i presupposti per un loro eventuale utilizzo, anche in danno dei soggetti dichiaranti;

  • nell'indurre coloro che si fossero sottoposti alle sedute terapeutiche o didattiche, praticate presso l'associazione, a redigere, al termine di ciascun corso o ciclo di sedute, delle dichiarazioni sottoscritte denominate "successo" asseritamente espressione spontanea degli eventuali benefici tratti ma, di
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    fatto, obbligatorie sia nel contenuto (indirettamente elogiativo della bontà delle pratiche svolte dall'associazione), sia nella loro natura di "conditio sine qua non" per passare ai gradi successivi delle terapie o corsi di studio, dichiarazioni che venivano poi affisse in bacheca ed esposte al pubblico al fine di suggestionare favorevolmente eventuali altri adepti;

  • nell'adottare estenuanti tecniche defatigatorie nei confronti di tutti coloro che, per le più disparate ragioni, chiedessero la restituzione delle somme versate, tecniche consistenti fra l'altro:

      a) nel dichiararsi, incompetenti a decidere in merito adducendo un asserito cambiamento di responsabile;

      b) nell'invitare il richiedente a compilare lunghi complicati moduli di richiesta;

      c) nel sottoporre il richiedente a degli stringenti interrogatori nel corso dei quali lo stesso veniva esaminato circa i motivi della sua defezione ed anche in merito a circostanze della sua vita privata del tutto estranee alla domanda di rimborso, interrogatori finalizzati sostanzialmente a far sentire l'inquisito colpevole della sua richiesta ed a portarlo a recedere dalla stessa."

Si ha ragionevole motivo di ritenere che, alla luce di quanto detto nei capitoli precedenti in particolare in quelli compresi tra il 4 ed il 9 vi siano più che abbondanti riscontri oggettivi delle accuse su elencate. Tuttavia volendo semplicemente riassumere i vari punti si può cominciare con il richiamare quanto detto anche nel capitolo 11 a proposito del ruolo direttivo più o meno effettivamente svolto. Che poi, in concreto, le attività che venivano attuate nelle varie associazioni di Scientology e, prima ancora Dianetiche, fossero state sempre quelle descritte dovrebbe essere quasi pleonastico dirlo alla luce dei numerosissimi riscontri probatori citati, pur prescindendo del tutto da quelli forniti dalla parti lese e richiamando esclusivamente tutte le altre deposizioni, i molteplici rapporti, le intercettazioni telefoniche ed i documenti sequestrati.

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Ad ogni buon conto sembra opportuno riesaminarli nuovamente, sia pure sinteticamente, per sottolineare i profili più salienti.

Quanto al punto 1

È ormai incontrovertibile, stando a quanto appena detto nel paragrafo che precede, che, da un punto di vista sostanziale, le attività che si svolgono presso l'associazione di Scientology sono o, per meglio dire, hanno la pretesa di essere anche terapeutiche.

Ed allora, cosi come è previsto che chi vende prodotti specializzati (e s. medicinali) debba avere una competenza specifica in materia, analogamente dovrebbe ritenersi avvenire in un ambito, come quello di Scientology, ove, appunto, il prodotto che si vende è anche il benessere psicofisico da raggiungersi attraverso procedimenti più o meno particolari.

Di fatto è stato osservato che gli operatori dell'associazione addetti a tale divulgazione sono spesso solo ragazzi reclutati in maniera assolutamente massificata grazie al bisogno di molti di essi di avere un ruolo sociale o lavorativo.

C'è poi da rammentare che la c.d. "disseminazione" nell'associazione è, praticamente, un obbligo per chiunque. Chi si induca a frequentare i corsi o le sedute viene fatto oggetto continuo di pressioni perché a sua volta coinvolga nuove persone (amici, parenti, conoscenti).

La 'reclame' così ottenuta è dunque di tipo generico che prescinde dalla effettiva cognizione, da parte di coloro che la effettuano, dei reali strumenti operativi dell'associazione (es. corsi di studio, sedute di Purification o di "auditing" sia per quanto attiene alla loro essenza che relativamente alla

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efficacia.

Difficilmente, il ragazzino che quotidianamente deve distribuire fuori dalla sede centinaia di volantini ovvero l'altro ragazzino che deve fare decine di telefonate di invito o scrivere altrettante lettere, ha mai fatto più di uno o due corsi. Si può dire anzi che questa è la regola perché questo tipo di attività appena descritte è appunto delegato alle persone che occupano i livelli più bassi, in caso contrario, infatti, essi sarebbero addetti a settori più specifici e presuntivamente impegnativi.

La loro opera divulgativa, dunque è del tutto incompetente risolvendosi nella mera ripetizione di concetti loro riferiti dei quali non hanno verificato l'attendibilità.

Né il discorso cambia quando si passa ai gradini più "elevati" dell'ufficio vendite dove appunto operavano alcuni degli odierni imputati (es. NO., PA., CO.). Come ben si può verificare, tra breve esaminando le loro posizioni, si tratta di "venditori" allo stato puro (e del resto sono essi stessi a sottolineare la differenza scindendo le loro responsabilità dagli addetti all' "ufficio tecnico").

In pratica i venditori non fanno altro che magnificare un prodotto del quale non hanno alcuna cognizione se non per mera e limitata esperienza personale.

Il fatto di aver frequentato uno o più corsi o di aver effettuato delle sedute di auditing traendone una impressione positiva non legittima infatti un'opera divulgativa di intensità pari a quella da essi svolta a meno che non si parta dall'assunto tutto da dimostrare che ciò che ad essi ha "fatto bene" produce

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gli stessi effetti su ogni altro individuo.

Invero ciò non solo non è provato ma, semmai, è vero il contrario come dimostra proprio la nascita di questa istruttoria. Ed allora un diverso convincimento in tal senso è del tutto irrilevante ed, eventualmente, attiene solo all'elemento psicologico nel quale, in effetti, tale aspetto è stato già sviluppato (cfr. retro cap. 11 par. 6).

Ciò che qui si vuole, invece, porre in evidenza è l'oggettiva incompetenza delle persone che con attività di insistente pressione cercano di indurre il maggior numero di persone a sottoscrivere l'adesione a tutte le attività dell'associazione di Scientology delle quali viene, senza alcuna cognizione di causa, magnificata una sorta di "onnipotenza" terapeutica, in qualsiasi settore.

Quanto appena detto è particolarmente significativo e grave se si riflette sul tipo di tecniche pubblicitarie e divulgative alle quali questa massa di persone, totalmente sfornite di preparazione specifica, ricorre pur di raggiungere lo scopo di convincere il maggior numero di soggetti ad aderire.

E non si dimentichi, a questo punto, tutto quanto detto a proposito della enorme importanza che, nell'ambito dell'associazione, assume la produttività. Si è visto dalle telefonate intercettate quanto rilevi il numero di persone "tirate dentro" quotidianamente e come sia accertato che l'addetto alla disseminazione ha degli incentivi di tipo economico sia pura molto modesti. Analogamente egli viene tiranneggiato anche con la prospettiva di punizioni in caso di

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produzioni basse (si rammenti quanto riferito dalla teste V. e da altri retro). Gli incentivi esistono persino per i semplici frequentatori dell'associazione che procurino "nuovi clienti" (v. retro cap. 6).

Non è dunque difficile immaginare, a questo punto, come la logica corrente in tema di coinvolgimento di altre persone nell'associazione sia quello di "pushare come matti" tanto per mutuare il gergo un uso nell'associazione ampiamente riscontrato nelle intercettazioni telefoniche. E ciò, ripetesi, prescindendo del tutto da qualsiasi cognizione specifica sulla materia della quale si fa opera divulgativa. A tale proposito torna alla mente una circostanza un po' "di colore" riportata dalla G. di F. di Modena nel suo rapporto del 18.6.87. Nella documentazione da questa esaminata, infatti, si rinviene tra gli altri, un "rapporto per conoscenza" di tale Si. PA. all'HCO Ti. Be. ove la prima riferisce ciò che le ha detto una signora che abita nel suo palazzo della quale però non fa il nome, e testualmente si riporta:

"...una sera verso le 20.00/20.30, insieme ad alcune colleghe passavo per via Taglio all'altezza dell'Istituto di Dianetica... sono stata contattata da un bambino dell'età di circa 10 anni che distribuiva volantini riguardanti tests sulla personalità. Il bambino aveva il modo di fare di tipo mercante "venite, venite, vi danno anche un orologio", mah non so se c'è l'orologio e cose del genere"
L'apparente marginalità dell'episodio riferito non deve trarre in inganno. Esso infatti non solo è significativo per illustrare, un po' paradossalmente, quale sia il livello di preparazione di coloro che divulgano la "bontà" delle tecniche, di Scientology, ma
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anche per richiamare, una volta di più l'attenzione su quella logica "delatoria" della quale si è ampiamente dissertato nel capitolo 9 e che dà l'idea dell'addestramento cui vengono condotti gli adepti di riportare TUTTO, alla lettera, ogni qualvolta possa rappresentare, sia pur alla lontana, una manifestazione di critica verso l'associazione.

Ritornando in argomento tuttavia va sottolineato come il discorso non si faccia diverso quando si sposti l'attenzione verso i vertici dell' "ufficio vendite" dei quali sono brillanti esponenti, tra gli altri, gli odierni imputati NO. e PA. che si vuole qui citare per sottolineare come, di fronte alle accuse, abbiano preso subito le distanze dall'ufficio tecnico affermando che ciò di cui essi magnificavano la bontà e l'efficacia nel caso specifico era anche dovuto alle valutazioni di altri operatori.

Ma su questo si avrà occasione di tornare più avanti. Certo è che, ancora una volta, si ha la prova del fatto che coloro che non esitano a telefonare più e più volte anche in ore indiscrete alle persone per indurle ad aderire all'associazione, ovvero si recano persino a casa loro o le cercano sul posto di lavoro, fanno tutto ciò senza alcuna competenza e, quindi senza tenere minimamente conto degli effetti anche devastanti che tale condotta di insistente pressione o di ripetuta assicurazione di successo, può svolgere su un soggetto che, avendo dei problemi è appunto alla ricerca di rassicurazioni ed e, al contempo, più vulnerabile di fronte alla massiccia opera di pressione che viene esercitata nei suoi confronti.

Ed ove sussistessero ancora dubbi sul fatto che, come riportato

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nell'imputazione, nell'ambito dell'associazione viene svolta una "reiterata ed assillante pressione esercitata attraverso continui personali e telefonici a tutte le ore del giorno e della notte", (come si dice nei capi di imputazione) si richiami alla mente tutto quanto detto nei capitoli 5 (par. 2 e 3) cap. 6 (par. 2) e cap. 7.

Le fonti probatorie appena menzionate sono altrettanto efficaci (v. anche par. 3 cap. 6) a sottolineare il rilevante peso suggestivo svolto dalla prospettazione del versamento di denaro come "donazione" ancorché qualsiasi esborso fatto all'associazione di Scientology, per quanto è stato dato riscontrare, non vi è mai stato alcun carattere di liberalità Né nell"'an" nè nel "quantum" e ancor meno nel "quando" atteso che, come accertato anche documentalmente dalla G. di F. dice Hubbard che "il pagamento deve avvenire, tutto in contanti" e "sull'unghia", espressione questa piuttosto sgradevole che però dà un'efficace immagine del grado di pressione e di insistenza con la quale, oltre a richiedersi un'adesione all'associazione ci si aspetta immediatamente ed anticipatamente ogni esborso perché, in caso contrario il corso non può iniziare e se è cominciato (e ciò vale anche per la seduta di auditing) esso si interrompe.

Esaminando gli atti di cui ai capitoli 5, 6 e 7 si è fin troppo lungamente dissertato sull'enorme discrasia riscontrabile tra gli scopi asseritamente "privi di lucro" dell'associazione di Scientology e ciò che di fatto è stato verificato osservando da vicino le sue attività, a riprova del fatto che non è certo sufficiente un nome a cambiare la realtà dei fatti.

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L'indubbio interesse dominante, per il denaro ed il guadagno, riscontrato presso l'associazione di Scientology è del resto ulteriormente confermato in modo, per così dire, plastico dal fatto che, come si evince dal verbale della G. di F. di Milano di perquisizione e sequestro presso la sede di via Zurigo, AM. Gi., addetto all'ufficio di revisore dei conti, cercò di allontanarsi dalla sede, al sopraggiungere delle forze dell'ordine portando con sé alcune ricevute di pagamento tra le quali una di 59.951.610 L. a proposito delle quali non è certo possibile dubitare che si trattasse di una "dimenticanza" visto che essendo atti dell'ufficio presso il quale operava non vi era alcuna ragione che, insieme ad altre, essa fosse tenuta... nella tasca posteriore dei pantaloni.

È peraltro interessante e singolare leggere nella "Lettera di politica HCO del 24 febbraio 1982" agli atti (cfr. vol. 42?? all. nota G.I. 2.3.87) intitolata "Sistemi Economici" aspre critiche ai sistemi statali vigenti perché: "... il loro motto è guadagni a breve termine".

Invero, ammesso che ciò sia esatto, non sembra che la linea operativa dell'associazione, per quanto è stato possibile constatare nel corso della presente istruttoria sia molto diversa se, come accertato (e riportato nel capitolo 8) tanto forte è quest'interesse commerciale che, in suo nome, alla persona che si mostri dubbiosa circa l'adesione all'associazione ovvero l'esborso delle somme richiestele, non si esita a far balenare il rischio di incorrere in malanni di ordine fisico o psichico in genere mai troppo specificati sì da rendere l'azione di pressione e di intimidazione sottilmente più penetrante.

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Non pochi testi sono stati efficacemente descrittivi delle tecniche che qui si vanno richiamando e generalmente usate presso l'associazione e, per non appesantire il discorso si rinvia alla lettura delle loro lunghe deposizioni sul punto (B. cfr. vol. 34; B. - cfr. vol. 34; M. cfr. vol. 35; V. cfr. vol. 36 ) solo per citarne alcuni.

Sembra invece opportuno, a riguardo riportare solo alcuni brani delle considerazioni svolte dal collegio dei periti incaricati di valutare le condizioni di infermità mentale o deficienza psichica di un certo numero di parti lese. Essi infatti hanno necessariamente fatto alcune premesse sulle caratteristiche comuni dell'ambiente che trascendono i singoli casi.

Si dice dunque nella suddetta relazione peritale:

"...In talune fattispecie l'intervento suggestivo - e più che suggestivo fino a divenire pressante pressione psicologica ai limiti dell'intollerabile coercizione - si è esercitato in modo assolutamente esplicito: ci si riferisce alle martellanti richieste di denaro, alle pressioni verbali ripetute senza tregua perché il soggetto proseguisse il trattamento o non abbandonasse l'organizzazione, alle telefonate effettuate per decine di volte al giorno e nella notte alle visite in casa, alle pesantissime insistenze sul soggetto ovvero sui congiunti, quali risultano essere state effettuate, secondo le testimonianze di alcuni.

Ma, al di là degli episodi singoli ciò che appare comune nel racconto dei periziati è costituito da altri fattori, ben più sottilmente suggestivi ed addirittura sicuramente plagianti... l'azione plagiante, nel senso non tecnico giuridico, costituisce pur sempre una realtà di fatto sia sul piano psicologico che su quello circostanziale. Così può parlarsi anche qui di "clima plagiante", e cioè di sottoposizione alla volontà altrui fino alla soggezione totale, qual si verifica nell'ambito di talune sette, in peculiari culti, o per attività magiche ed esoteriche: questo clima suggestivo-plagiante è stato descritto da quasi tutte le persone esaminate, ed esso si identifica in singoli momenti ed in varie modalità che qui, senza pretesa di ordine, vengono elencati...

La fase di approccio preliminare ed il successivo trattamento sono per di più gravidi di una implicita induzione del concetto di "iter non abbandonabile": chi entra nel sistema non dovrà abbandonarlo, ed il tentativo di plagio si realizza con un duplice meccanismo: con il suscitare intensi sensi di colpa per chi abbandona o tradisce l'organizzazione; ma anche con la

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progressiva spinta del soggetto verso vissuti di terrore, angoscia, vendetta, "malasorte" che inevitabilmente in tal caso verrà ad incombere su di lui o sui suoi congiunti.

Esemplificazioni "shockanti" se ne sono raccolte da più periziati, in forme addirittura brutali (come nel caso C., in cui viene detto all'adepta infedele che "coloro che si mettono in urto con l'associazione prima o poi chissà perché avevano tutti il cancro") o in forme dagli esiti drammatici come nel caso conclusosi con il suicidio.

Questi vissuti di angoscia si sono realizzati attraverso l'uso di un linguaggio che è sfuggente, esoterico, ambiguo nelle sue formulazioni - e che pure contribuisce ad alimentare il clima suggestivo - ma che è ben chiaro nel suo messaggio terminale di minaccia".


Quanto al punto 2

Il discorso si riaggancia a quello appena svolto nel paragrafo precedente ove ci si era appunto riservati di approfondire l'aspetto della "professionalità" dei c.d. "terapeuti" con particolare riguardo alle forme di trattamento più assimilabili a questo nome quali sono appunto il "purification" e le sedute di "auditing".

Si vuole cominciare dalla brevissima disamina degli elaborati peritali perché, oltre ad essere un punto di riferimento molto qualificato, rappresentano anche un elemento di novità rispetto alla trattazione precedente.

Nell'ambito delle attività di Scientology in senso stretto, infatti, non è stato possibile sviluppare le indagini in questa direzione se non a fini molto specifici come l'esame peritale delle parti lese di fatti ritenuti circonvenzioni di persone incapaci.

Al di là di ciò non è stato invece possibile approfondire l'esame delle attività di Scientology per mezzo di perizie a causa di una ragione molto semplice che dovrebbe essere evidente e che si può così sinteticamente riportare.

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La finalità dichiarata delle associazioni Narconon è la disintossicazione dalla droga. Si tratta dunque di un obiettivo verificabile in natura intendendo l'attributo "verificabile" nel duplice senso di "qualcosa che può realmente accadere" e di "qualcosa che può essere constatata de visu" sia come risultato finale che come percorso per giungerci.

Nulla di sorprendente dunque che, oltre a verificare, in natura attraverso anche altri mezzi di indagine, il numero di obiettivi realmente centrati dai centri Narconon in tale direzione ed avere così un primo indirizzo circa la bontà ed efficacia del metodo, si vada anche a scandagliare, comunque la sua specificità in sé.

Non altrettanto è possibile, invece fare per le attività di Scientology le quali, come visto, promettono il raggiungimento di obiettivi più imponderabili e sfumati. Le stesse promesse di successo professionale o economico alle quali si è accennato nei capitoli precedenti, sono in realtà un portato di quello che è il vero oggetto della "promessa di Scientology" e cioè: la felicità e la perfezione.

I dibattiti sul punto si potrebbero sprecare perché, come si vede, si sconfina ampiamente in un terreno di valori immateriali che potrebbero diventare materiali, di valori assoluti che sono anche tanto relativi e soggettivi.

Una perizia diretta, dunque, a verificare la bontà ed efficacia delle "tecnologie" di Scientology sarebbe dunque stata totalmente arbitraria oltre che, ovviamente, priva di rilevanza processuale.

Ritornando invece a parlare dei giusti ed opportuni incarichi peritali conferiti con riferimento alle attività dei centri Narconon, va molto brevemente rammentato che il c.d. programma di

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recupero per tossicodipendenti Narconon, si sviluppa attraverso tre fasi: astinenza, purificazione, studio.

La prima si risolve nell'assunzione di una massiccia quantità di vitamine durante la crisi da astinenza successiva all'interruzione dell'uso di droga;

La seconda consiste nella effettuazione di saune prolungate e corse dirette alla eliminazione, attraverso la sudorazione, delle tossine presenti nell'organismo;

La terza consiste nello studio dei testi di Ron Hubbard in materia di "etica" e "comunicazione" al fine di elevare il livello di responsabilità del soggetto.

Questo ha dunque imposto l'esame di almeno due aspetti:

  • la bontà da un punto di vista chimico, clinico e farmacologico dell'assunzione di moltissime vitamine in un preparato denominato appunto "bomba" nonché, in caso affermativo, la sua specificità insieme alla effettuazione delle saune per il recupero del tossicodipendente

  • la validità e specificità di tutta la metodica del programma Narconon nel suo complesso da un punto di vista sociopsicologico tenuto anche conto delle esperienze ormai sviluppatesi nel settore anche al livello internazionale.

A queste due perizie, così ottenute grazie al lavoro di due collegi peritali specializzati nei rispettivi settori, va aggiunto anche l'ulteriore elaborato tecnico sull'apparecchio denominato E-Meter che, come ha dimostrato l'esperienza istruttoria, risulta essere stato usato per le sedute di "auditing" abitualmente svolte dalle associazioni di Scientology

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non solo per i casi più vari, ma anche per trattare alcuni casi di tossicodipendenza.

In ordine al "purification" si potrebbe abbastanza drasticamente iniziare con il riportare le parole del teste ATACK secondo le quali parrebbe che il programma di Purification avrebbe anche causato dei decessi, sembrerebbe tuttavia sinceramente eccessivo tenuto anche conto del fatto che ciò non è stato riscontrato obiettivamente e che, comunque, sulla bontà di tale pratica si è espresso un collegio peritale che certamente non è arrivato a così drammatiche conclusioni. È un fatto tuttavia, che a prescindere da ciò che viene esposto dai periti di settore, le stesse testimonianze acquisite riferiscono di come l'assunzione massiccia di vitamine sia stata in più di un caso alla base di alterazioni organiche di rilevante gravità che potevano andare da un arrossamento sulla pelle: A. (cfr. vol.34)

"... nostro figlio... prese a fare delle saune e ad assumere vitamine con il risultato però che era dimagrito moltissimo, il viso gli si era gonfiato e gli erano venute delle macchie. Inoltre aveva preso a tremare... mio figlio anche a causa di ciò ha visto aumentare di molto la sua gastrite"
P. (cfr. vol. 35)
"... notai peraltro che tutte le persone che frequentavano Dianetica erano bianche in volto con profonde occhiaie e spesso comparivano sulla loro fronte dei brufoli e delle righe rosse. Non saprei spiegare come ciò accadesse ma notai questo particolare"
per giungere a disfunzioni e disturbi vari come riferisce appunto il M.: (cfr. vol.35)
"Durante il corso (di Purification n.d.r.) ho avuto parecchie disfunzioni e disturbi. Mi si è arrossata la pelle in modo molto intenso, soprattutto quando prendevo la niacina; durante la sauna mi venivano pruriti violentissimi anche nella zona dei genitali; ho avuto vomito, diarrea e dolori reumatici soprattutto alle
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gambe ed ai piedi.

Tutto questo era da me fatto presente alla fine di ogni seduta al BA. il quale mi rispondeva che non c'era da preoccuparsi, ma che dovevo comunque intensificare le ore di saune giornaliere e mi prescriveva i farmaci che dovevo prendere e che preparava e mi consegnava personalmente... per le insistenze del BA. il quale, come ho detto mi spingeva ad aumentare le ore di sauna fino ad arrivare a cinque giornaliere, convinto sempre che la cosa fosse vera ed idonea al fine, ho resistito in sauna fino al punto di avere un abbassamento della vista...

A seguito delle medicine che avevo ingerito mi era venuto un eczema su tutto il corpo ed in modo più marcato sulle braccia ed il viso... fu il comparire di grosse macchie bianche sui denti ed il permanere di dolore agli stessi che mi hanno fatto vincere ogni reticenza e sottopormi a visita. Fu accertato che le macchie bianche ed il dolore ai denti erano dovute ad uno scompenso di calcio di cui avevo ingerito grosse quantità durante il "purification" e che era venuto poi a mancare"

Non dimenticando poi vere e proprie alterazioni del metabolismo come segnalato nel suo esposto da D.B. (cfr. vol. 33) a proposito della moglie che, una volta sentita in merito dall'Ufficio, per quanto abbia cercato di minimizzare non ha potuto fare a meno di riconoscere, che dati i suoi disturbi alla tiroide, non si poteva escludere, nel suo notevole ingrassamento (testimoniato dalle foto) una concausa dovuta all'ingestione di notevoli quantità di vitamine.

E che del resto questo tipo di trattamento dovesse venire attuato sulla base di un rapporto "fideistico" rispetto all'associazione e non in base a precise e serie valutazioni di ordine medico lo dimostra il caso della G. (cfr. vol. 35) la quale pur opponendo disturbi di tiroide che le impedivano la effettuazione del corso di "purification" si vedeva oggetto di ulteriori insistenze ad effettuarlo con contestuali accuse di ... pavidità fatte peraltro da persona della quale non risulta che avesse alcuna competenza specifica per escludere i rischi delle controindicazioni segnalate dal medico curante alla G..

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La lista di esempi di impreparazione ed incompetenza nell'esplicazione delle sedute di "purification" è comunque molto più lunga. Si possono menzionare ad esempio il caso della G. M. S. della quale riportano gli stessi documenti analizzati dalla G. di F. di Modena (rapp. 11.5.87 pag. 8 cfr. vol. 59) a proposito della quale apprende che quest'ultima non solo avrebbe causato ad una studentessa di nome Daniela dei forti dolori ad una spalla a causa di un errato dosaggio di vitamine (niacina) somministratole ma le avrebbe anche chiesto successivamente un esborso di 300.000 lire per la (testuale) "riparazione" del danno.

Nel rapporto della G. di F. di Roma del 20.5.87 è invece contenuto il "folder" di tale P. G., madre di P. G. del quale si è parlato retro ove è contenuta la doglianza della madre di essere stata indotta dal figlio a seguire le pratiche dell'associazione con la promessa di guarigione dai disturbi dei quali soffriva, sebbene quelle pratiche le avessero fatto addirittura male. E ciò è del resto confermato dalla missiva in data 15.2.84 che la donna spedì all'associazione di Roma segnalando di essere anche stata ricoverata per un mese dopo i trattamenti (purification ed oggettivi) eseguiti senza alcun risultato presso l'associazione stessa.

Altro esempio si ha, sempre dallo stesso rapporto di Roma nel "folder" di C. G., ma forse molto più significativo appare la citazione del caso di un bambino di 6 anni M. M. del quale parla il rapporto della G. di F. di Brescia del 20.5.87 pag. 9 e segg. (cfr. vol. 52).

Sebbene infatti il bambino fosse stato autorizzato dal medico a

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sottoporsi al corso di "purification" senza però assumere vitamine oli e sali minerali, risulta che tali sostanze gli furono ugualmente somministrate a conferma, una volta di più, non solo dell'abituale violazione dell'art. 348 C.P. ma anche di un atteggiamento, prima accennato, di totale presuntuoso convincimento da parte degli appartenenti all'associazione (nella specie non è dato capire chi avesse violato la disposizione medica) di essere, per così dire, "legibus soluti" non solo dalle norme "strictu di sensu" ma anche da qualsiasi indicazione di scienza di settore quasi che il fanatico convincimento per la perfezione delle tecniche di Hubbard sia una sorta di "protezione totale".

Riaffiora dunque il concetto espresso nel capitolo precedente in ordine alla pericolosità di un simile atteggiamento di cieco fanatismo che conduce alla disinvolta elusione di qualsiasi norma di diritto e non.

Da simili atteggiamenti (come si vedrà ancora più marcati nei casi oggetto di imputazione) sembra quasi potersi desumere il convincimento che il ricorso al medico rappresenti per l'associazione una pura formalità per porsi al riparo da eventuali contestazioni di organi ufficiali. Né l'ipotesi appare tanto improbabile se si pensa al numero di ricette "pro forma" verificate dagli organi di P.G. operanti, ovvero si ripensa al caso prima citato della G. o infine si riflette su quello del M. menzionato. Una formalità dunque che è poi possibile ignorare quando poi non venga omessa del tutto come riferiscono, tra gli altri la G. (cfr. vol. 33), la B. (cfr. vol. 34) "...senza essere stata sottoposta ad

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elettrocardiogramma o analisi sebbene avessi dichiarato problemi di pressione" oppure, infine, come riferisce uno stesso imputato (LU. cfr. vol. 142 cart. 75).

Tutto ciò dunque concorre a deporre per una realtà assoluta di approssimazione ed assenza di professionalità sotto più punti di vista: non solo cioè come mancanza di cognizioni specifiche di un settore tecnico ma anche come mancanza di serietà nell'espletamento delle stesse attività tipiche dell'associazione che, quindi, nonostante le ampie assicurazioni contrarie, offre come unica garanzia quella di risultati incerti dei quali emerge traccia per ogni dove non solo nelle ipotesi riferite dalle parti lese o da generici testimoni, ma anche da episodi più anonimi desumibili dalla lettura di folders e documentazioni varie.

In particolare i "folders" si rivelano una vera e propria miniera di informazioni se si riesce a superare la barriera istintiva di disinteresse che suscitano con il loro apparente disordine e la difficoltà di interpretazione vuoi per la grafia vuoi per il lessico o per la prosa letteraria e grammaticale alquanto vacillanti.

Ed il discorso non è molto diverso quando si vada ad esaminare gli aspetti dell"'auditing". Questa pratica assimilabile sotto molti profili ad una vera e propria psicoterapia si svolge infatti a cura di personale privo di basi culturali generali (si pensi che tra gli imputati che ricoprivano tale ruolo vi sono anche persone che avevano il solo titolo di studio della licenza media) con una "qualificazione" conquistata dunque solo tramite

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corsi interni all'associazione a loro volta tenuti da persone di livello non molto dissimile visti il generale grado medio basso di cultura all'interno dell'associazione e, comunque il fatto che, in un circolo vizioso senza fine, anche queste ultime per quanto possano essere definite di "livello superiore" (OT ecc.) devono appunto tale qualificazione solo ai corsi effettuati presso l'associazione stessa.

Si potrebbe obiettare che non sempre la cultura e la competenza si identificano con ciò che è ufficialmente riconosciuto e ciò è senza dubbio vero ma, anche a prescindere da qualsiasi forma, è appunto la sostanza che lascia perplessi. A confronto di ciò si vedano gli elaborati peritali.

Si è già citato in, merito, il primo svolto dal prof. Ferracuti, per conto del G.l. di Roma, e si potrebbe citare anche la perizia del prof. Conciatore in un altro caso di circonvenzione di incapaci a carico di alcuni responsabili dell'associazione di Scientology presso Tribunale di Bolzano (cfr. vol. 115) o ancora quella fatta svolgere dal Pretore di Modena per un ulteriore caso di circonvenzione di incapaci verificatosi recentissimamente (cfr. vol. 115). Ma, senza dubbio, più complete ed esaustive sono le perizie fatte svolgere nel presente procedimento che hanno appunto affrontato il fenomeno sotto tutti i punti di vista possibili.

Ed a tale proposito dunque i periti del collegio di psichiatri sottolineano più volte l'"inesistente valore scientifico di tali tecniche" ovvero come "... di tecniche psicoterapiche nel senso corretto e scientifico del termine non è certo il caso di parlare".

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E per non incorrere nel rischio di parafrasare malamente le efficaci parole dei periti si vedano qui di seguito alcune loro affermazioni.

Tali conclusioni sono del resto totalmente in linea con quelle raggiunte dal perito ing. Gambino con riferimento all'apparecchio denominato E - Meter nuovamente ridimensionato nei termini di un "misuratore di resistenza" destinato, nella specie (visto l'uso che se ne fa all'interno dell'associazione) a rilevare dei parametri elettrici su un soggetto con applicazione di elettrodi. (cfr. vol. 100)

Di rilievo, altresì, evidenziato da tale perito a proposito dell'effettivo valore commerciale del bene (oscillante tra le 265.000 e le 525.000 lire) ad onta degli svariati milioni che vengono fatti pagare per esso.

Ed il discorso fatto in ordine alla "doppia" mancanza di professionalità riscontrabile nell'associazione, è valida anche nel caso delle sedute di auditing delle quali, ora, può affermarsi che non solo non presentano in sé alcuna validità tecnico terapeutica specifica ma vengono inoltre praticate con una approssimazione degna di miglior causa una volta che si ponga mente agli innumerevoli esempi di superficialità rappresentati da testi e parti lese anche in questo settore.

Doglianza piuttosto frequente è quella relativa al cambio dell'"auditor"

Indipendentemente da ogni valutazione di merito, infatti, la seduta di "auditing" viene certamente a rappresentare un momento delicato per l'"audito", una fase nella quale si lascia andare a

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confidenze che, forse, non confesserebbe neppure a sé stesso ed allora è particolarmente importante il rapporto di fiducia che si venga ad instaurare con il suo interlocutore e ciò prescindendo dalla competenza o qualificazione specifica allo scopo di questi.

Un mutamento dell'"auditor" è dunque, intuibilmente, causa di disagio che si aggrava maggiormente quando questo cambiamento si verifichi ripetutamente.

Il discorso poi si fa allarmante quando è invece l"'auditor" ad esasperare il rapporto di fiducia/abbandono nel quale si pone rispetto a lui l"audito" inducendolo a sedute della durata di ore anche oltre i limiti del tollerabile. E non si dica che ciò fa parte della "terapia" visto che sono gli stessi rappresentanti dell'associazione a riferire come ciò sia il frutto dell'assegnazione di compiti a personale non qualificato. Si rammenti per tutti cosa dice la F. (cfr. vol. 35) a riguardo:

"...mi giungevano disposizioni affinché facessi coprire dei ruoli da persone che non ne avevano la preparazione... negli ultimi tempi notavo che mi venivano imposte persone che, palesemente, non avevano la professionalità per certi ruoli..."
o ancora, in altra parte della sua deposizione riferisce in modo molto illuminante per il discorso che si sta qui facendo:
"... mi rendevo conto che le pressioni che mi venivano fatte al fine di aumentare le statistiche andavano oltre ogni logica non essendo infatti pensabile che una persona che, ad esempio, aveva bisogno di altre 200 ore di auditing per raggiungere un certo livello, dovesse fare queste ore in una settimana in quanto non avrebbe neppure retto allo sforzo fisico".
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Come si vedrà poi, esaminando i singoli capi, non sono pochi gli esempi di persone sottoposte appunto ad un simile stato di pressione con sedute di "auditing" di lunghe ore per scopi che non avevano nulla a che vedere con quelli asseritamente "terapeutici".

Come già accennato, questa parte della trattazione volta a verificare la fondatezza della "base" di contestazione comune a più imputazioni deve necessariamente essere sviluppata per grandi linee al fine di evitare il rischio di una estrema ripetitività di concetti già presentati, sviluppati e sottolineati nei capitoli precedenti.

Ciò vale in particolar modo per tutto quanto concerne la prospettazione di "sicuro benessere" come conseguenza dei procedimenti attuati presso l'associazione (v. retro cap. 8 par. 4) ovvero la costante pressione volta a far acquistare sempre nuovi corsi o nuove sedute che, peraltro non iniziano o vengono interrotti se non pagati (v . retro cap. 5, cap. 6 par. 2, cap. 8 par. 7).

Anche il discorso relativo alla redazione dei c.d. O/W ed alla successiva fase di schedatura e raccolta dati a cura di un ufficio investigativo, è stato largamente trattato nel corso del capitolo 9). È solo dunque per citare ancora ulteriori fonti probatorie sull'argomento che si vuole riportare qui di seguito quanto detto dal teste ATACK ( il quale, rammentasi, ha dato sostegno alle sue affermazioni con una copiosissima produzione documentale):

"La Scientologia promette che le confessioni fatte durante sedute di consulenza ("auditing") verranno mantenute confidenziali (JCA - (). La prassi di ricercare informazioni
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compromettenti nelle pratiche di consulenza degli scientologi viene chiamata "folder culling" (scegliere le cartellette). Nel 1969 la moglie di Hubbard, Mary Sue, istituì la pratica del folder culling per un dipartimento segreto del suo Ufficio del Guardiano (il servizio segreto privato di Hubbard, i cui membri vengono reclutati tra gli scientologi) (JCA - 9). Tale pratica è continuata, come dimostra il JCA/10. Il Guardian's Office conservava ampi dossier su tutti gli scientologi. Prove ulteriori di "folder culling" si trovano nella testimonianza di Mary Sue Hubbard (JCA - 10a), Laurell Sullivan (JCA - 10b),Nancy Dincalci (JCA - 10c), Kima Douglas (JCA - 10d) ed Edward Walters (JCA -10e) che erano tutti direttamente a conoscenza di questa prassi (JCA - 10 a) e (JCA - 10f) e una dichiarazione di Jerry Whitefield che testimonia il perdurare di tale prassi.

La lettera direttiva di Hubbard "Confessionali - Necessità di rapporti etici" mostra che la prassi nel 1962 venne apertamente istituzionalizzata (JCA - 11).

Ciò è suffragato ulteriormente da JCA - 11a, la direttiva "Write Up di O/W" che dà istruzioni precise per le confessioni di "Overt" e "Withhold" (gli O/W a cui si fa riferimento nel titolo cioè trasgressioni contro la legge o contro la moralità).

Naturalmente tali confessioni scritte (e firmate) vengono conservate dalla Chiesa."

Quanto poi alle dichiarazioni di "successo" si è già avuto occasione di richiamare (v. retro) più di una testimonianza che riferisce come esse fossero spesso frutto della suggestione del momento o addirittura fatte solo per assecondare insistenti pressioni a tal fine, tanto da temere che se non fossero state redatte si sarebbero dovuti ripetere i corsi appena terminati con intuibili ulteriori esborsi. Del resto tanto poco attendibili sono queste dichiarazioni di successo che si ha ad esempio prova che essa fu redatta anche dal bambino P. [M., probabilmente figlio di P., noto scientologist - n.d. AG] ME. del quale si è parlato poco prima ovvero da ARMSTRONG il quale al termine della "prigionia presso l'RPF", scrisse la sua dichiarazione di "successo" al cui proposito, presso la Corte del Masschussets, ha poi affermato:
"L'intento di Hubbard nel creare l'RPF e nel farlo funzionare come una prigione nella quale le persone sono considerate dei criminali era quello di spezzare la volontà delle persone, di
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ottenere la totale sottomissione di chiunque avesse dimostrato di avere "intenzioni opposte" ai suoi scopi. Raggiunse il suo obiettivo così bene con me che lo ringraziai per la possibilità di fare l'RPF, come i prigionieri di guerra che erano emotivamente distrutti e spiritualmente in prigione per le privazioni e le tecniche di controllo mentale di chi li aveva catturati. È allegata come documento EE una "storia del mio successo" scritta quando uscii dall'RPF, l'ultima formalità prima di potersene andare. Sottolineando il mio stato di degradazione in quel periodo ringraziavo Hubbard per avermi dato l'equilibrio mentale, quando in effetti aveva fatto tutto il possibile per privarmene".
Non sembra di dover aggiungere altro in ordine all'effettiva rilevanza di tali "dichiarazioni di successo".

Anche il discorso dei "rimborsi" è stato, infine ampiamente trattato nei capitoli 5 e 6, par. 5. Si può quindi a questo replicare, in un certo senso ad una specie di produzione difensiva. A ben vedere infatti, nel processo verbale di perquisizione e sequestro presso lo studio dell'avv. Le., a proposito dell'allegato 2 si legge una dichiarazione dell'avv. Le. secondo il quale quella documentazione costituente l'allegato 2) era appunto in corso di preparazione per essere prodotta a questo G.I. al fine di dimostrare che è infondata l'affermazione secondo la quale l'associazione non rimborsa gli insoddisfatti. In effetti tale allegato 2) è costituito da un considerevole numero di cartelline relative a posizioni di persone verso le quali erano in corso le liquidazioni ma, per quanto accertato aliunde nel corso dell'istruttoria, sembra di

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poter dire invece anche questa "produzione" è una prova concreta:

a) del fatto che vi fossero numerose persone insoddisfatte che avevano chiesto il rimborso

b) del fatto che tanto poco normale sia la procedura del rimborso da essere delegata da un legale

c) del fatto che si conferma l'assunto sostenuto da più testi, e desumibile implicitamente dai comportamenti stessi dell'associazione, secondo cui quest'ultima si induce al pagamento solo quando non vi siano più alternative ed, in genere, siano state adite dai richiedenti vie legali.

Ed, a maggior conforto di quest'ultima affermazione, si rinvia alla consultazione del copioso materiale documentale sequestrato sia presso l'avv. Le. che presso Zu. dove sul punto si rinvengono due aspetti molto interessanti:

a) la prova di un contenzioso molto ricco, con numerose persone insoddisfatte che richiedono rimborsi, caratterizzato da carteggi dal contenuto chiaramente dilatorio teso, prima, a negare il fatto di dover alcunché, poi, a chiedere conferma dell'intenzione di avere il rimborso, infine, a tentare di avere mediazioni transattive che, comunque, rappresentano un successo perché consentono oltre che di pagare dopo molto tempo, anche di pagare meno del consentito speculando sulla stanchezza indotta nell'interlocutore;

b) il pagamento ha sempre una funzione strumentale di "evitare grane".

E così come già si ebbe a citare per il M. e si può riscontrare in altri casi, ancora, nell'all. 6 pacco 13 cart. 109/1 (cfr. vol. 72), si nota che di fronte al delinearsi del rischio di un procedimento a carico si fa

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subito il punto della situazione e la quantificazione delle somme da restituire al fine di far recedere il potenziale o reale denunciate.

Ciò del resto è tanto vero che anche nel caso del presente procedimento gran parte delle vittime (C.; M., F., M., B. ecc.) che vantavano crediti di centinaia di milioni, anche da molto tempo, si sono visti liquidare, sia pure in parte, tali somme in un momento molto avanzato della presente istruttoria quando cioè per tutta una serie di atti già compiuti (perizie, escussioni testi ecc.) si aveva più fondato motivo di temere che l'istruttoria (come in effetti è poi avvenuto di lì a poco) portasse a delle incriminazioni più specifiche.

Non ci si può esimere dal sottolineare ancora una volta la assoluta sgradevolezza di un simile atteggiamento opportunista e materialista che ritiene di poter risolvere tutto con il denaro.

È in atti, tra gli altri una penosa lettera della moglie dell'A. ove significativamente si scrive: "... loro credono di poter avere la coscienza tranquilla, la vita di O. costa 1.400.000?"


4. Il "nucleo accusatorio" comune ai capi 32, 33, 36, 37, 38, 39 e 48

Solo per rammentarlo, il tema del presente paragrafo è rappresentato da quelle accuse che sono state rivolte ai responsabili della Lega Nazionale per la Civiltà Libera dalla

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Droga e della Futura S.r.l. per aver dato disposizioni sui metodi e programmi ai quali i responsabili e gli operatori dei singoli centri dovevano attenersi e controllandone poi l'osservanza, metodi e programmi che dovevano ritenersi:

A) intrinsecamente inidonei a conseguire in forma duratura il risultato del completo recupero del tossicodipendente in quanto:

  • facenti leva essenzialmente su una metodologia incentrata sulla creazione di un rapporto di dipendenza psicologica, nei confronti dell'organizzazione, da conseguirsi con le stesse tecniche suggestive e coinvolgenti adottate dalla c.d. Chiesa di Scientology ed attuate fra l'altro attraverso:

  • la sottoposizione del tossicodipendente a sedute di natura terapeutica (c. d. Purification) consistenti nella somministrazione di ingenti quantità di vitamine di vario tipo, e nella effettuazione anche contestuale di estenuanti sedute di sauna protratte per numerose ore e ad alte temperature;

  • l'imposizione ai tossicodipendenti di corsi di studio totalmente incentrati sull'indottrinamento alle teorie dianetiche, prive peraltro di alcuna specificità rispetto alle problematiche della tossicodipendenza;

  • l'imposizione ai tossicodipendenti di attività di proselitismo, di questua e di volantinaggio a favore dell'organizzazione;

  • la sottoposizione del tossicodipendente, incorso in infrazioni di varia natura, a pratiche asseritamente punitive (ossia i c.d. cicli di etica), comportanti la redazione di confessione scritte (c.d. Overts-Withhold) che venivano custodite nei fascicoli personali (c.d. Folders) di cui il privato perdeva la disponibilità anche in caso di recesso dall'organizzazione;

  • l'induzione del tossicodipendente alla stesura di dichiarazioni sottoscritte denominate "successo", asseritamente espressione spontanea dei benefici tratti ma, di fatto, obbligatorie sia nel contenuto (indirettamente elogiativo della bontà delle pratiche svolte dall'organizzazione) sia nella loro natura di "conditio sine qua non" per proseguire il trattamento terapeutico;

- caratterizzati da un totale disinteresse per la persona del tossicodipendente sotto i seguenti profili:

  • condizioni ambientali degradate (stanze sovraffollate, ambienti sudici, mancanza di adeguati servizi igienici, assenza di misure di prevenzione di possibili contagi, inadeguatezza degli impianti di riscaldamento ecc.);

  • alimentazione scarsa e scadente, anche sotto il profilo igienico;

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  • assenza di controlli adeguati al fine di prevenire attività di spaccio di sostanze stupefacenti all'interno dei centri o comunque di assunzione delle stesse;

  • omissione di cautele doverose (ricerca del fuggitivo, avviso ai parenti, segnalazione alle autorità dl poLizia) nel caso che il tossicodipendente si allontani senza autorizzazione dal centro;

B) affidati a responsabili (c.d. staff) all'interno delle varie comunità, non soltanto privi di preparazione professionale specifica, con particolare riferimento a trattamenti di tipo medico, ma addirittura, in taluni casi, essi stessi ancora tossicodipendenti;

2) dando direttive agli operatori circa i metodi, da essi stessi attuati, al fine di convincere i genitori dei tossicodipendenti a rilevanti esborsi di denaro, metodi consistenti in particolare:

  • nel garantire la certezza o la elevata probabilità di un totale recupero del tossicodipendente, fornendo dati statistici falsi circa i risultati già conseguiti dall'organizzazione e vantando indimostrata validità scientifica dei metodi utilizzati;

  • nel circondare apparentemente detti metodi di cautele sanitarie (visite mediche, prescrizioni preventive, saune);

  • nel prospettare detto recupero come attuabile in tempi brevi (generalmente da 3 a 5 mesi) senza tenere in alcun conto la situazione specifica del singolo tossicodipendente e delle sue specifiche esigenze terapeutiche;

  • nel convincere i genitori ad ulteriori esborsi di denaro in caso di insuccesso al termine del periodo prefissato attribuendo tale insuccesso esclusivamente alla condotta colpevole del tossicomane e sottacendo quindi le inadeguatezze delle tecniche operative adottate;

  • nel presentare l'intera struttura (Narconon, Lega e Futura) come enti senza fini di lucro in modo tale da impedire preventivamente possibili obiezioni circa l'entità delle richieste economiche, asseritamente giustificate dalle esigenze terapeutiche e di mantenimento del tossicodipendente;

  • nel rafforzare il convincimento circa l'assenza di finalità speculative della struttura, presentando il pagamento della retta come "libera donazione", in realtà obbligatoria sia nelle sue scadenze che nel suo ammontare;

  • nel sottacere che gran parte delle somme versate a titolo di retta, anziché essere destinate al mantenimento ed al recupero del tossicodipendente, venivano utilizzate prevalentemente per l'arricchimento dell'organizzazione;
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  • nel ricorrere ad avvolgenti tecniche di convincimento dei genitori attraverso forme di capillare ed insistente contatto personale e telefonico tese a ridurre le possibilità di ripensamento e riflessione da parte degli stessi;

  • nell'utilizzare gli stessi tossicodipendenti, una volta convinti della bontà dei loro metodi, per indurne i genitori ad effettuare od a proseguire i versamenti, anche in vista della prosecuzione dei trattamenti nell'ambito della. c.d. Chiesa di Scientology sia in Italia che all'estero, prospettati come necessario completamente delle tecniche terapeutiche;

  • nel garantire che in caso di insuccesso, peraltro improbabile, del trattamento terapeutico, le somme versate sarebbero state rimborsate e sottacendo quindi il fatto che, abitualmente in casi del genere, l'organizzazione frapponeva difficoltà di ogni genere alla concessione di tali rimborsi.

Anche nel caso di questa "base contestativa" occorre evitare il rischio di ripetersi atteso che molte cose sono già state poste in luce nel capitolo 10.

Volendo tuttavia sottolineare meglio alcuni profili non trattati a sufficienza in quella sede si può cominciare con il richiamare l'attenzione sul fatto che l'affermazione accusatoria secondo la quale i metodi ed i programmi, attuati presso i centri Narconon, si devono ritenere "intrinsecamente non idonei" poggia solidamente le sue basi su una interessante e chiara relazione peritale (cfr. vol. 101) di un collegio interdisciplinare incaricato appunto di esprimersi sulla specificità delle pratiche attuate presso i centri all'asserito recupero dei tossicodipendenti. Il discorso è stato proposto certamente non in termini di assolutezza ma, oltre che di competenza nelle discipline di rispettiva appartenenza, anche tenuto conto delle altre esperienze nazionali ed internazionali nel settore delle comunità terapeutiche per tossicodipendenti.

Il discorso sviluppato in modo molto ampio non può certamente essere riportato in questa sede se non per quel che riguarda parte delle conclusioni le quali sono del seguente tenore:

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"La metodologia adottata nelle comunità terapeutiche denominate Narconon è virtualmente idonea solo al raggiungimento di quelli che abbiamo definito livelli minimi.

Poiché lo scopo del trattamento è quello di far conseguire al tossicodipendente autonomia e maturazione della personalità, tali da potergli consentire di durevolmente sottrarsi al consumo di droga, ne consegue che la metodologia adottata nelle comunità Narconon non è idonea al raggiungimento dello scopo, quale è inteso dagli esperti accreditati e quale è da noi condiviso.

E ciò anche se talvolta la protratta sospensione dalla assunzione di stupefacenti (livello minimo come risultato terapeutico) può permettere una spontanea evoluzione della personalità in senso positivo.

In altri termini, la metodologia della comunità Narconon può consentire, nei casi positivi, il raggiungimento di quello che è di fatto solo il punto di partenza di un autentico iter terapeutico, cioè la semplice cessazione del consumo di droga.

La metodologia adottata nelle comunità terapeutiche Narconon, alla luce degli elementi valutativi di cui il collegio dispone, è inoltre in ogni caso priva di caratteristiche di professionalità, con le conseguenze negative che ne derivano.

A questo proposito, con riferimento sia alla idoneità che alla professionalità, va sottolineato che questo collegio (psicologico-psichiatrico) non ha affrontato partitamente i problemi medico- biologici, nelle due aree internistico-metabolica e neuro-biochimica, essendo stato demandato questo compito ad altri periti. Non sfugge peraltro a questo collegio la assoluta mancanza da parte degli operatori delle comunità Narconon di qualsivoglia riferimento scientifico alle aree sopra citate... la prassi in concreto adottata nelle comunità Narconon prese in esame risulta in contrasto con le finalità terapeutiche e di recupero; per certi versi la prassi è inoltre da ritenersi effettuata con violazione di principi deontologici e con omissione di cautele doverose"

Tale discorso va integrato altresì con le conclusioni sostanzialmente analoghe cui giungono i periti incaricati di esprimersi sulla natura efficacia in generale e specificità nel settore delle tossicodipendenze della somministrazione di massicce dosi di vitamine e dell'effettuazione di saune (cfr. vol. 101):
"Riguardo alla validità terapeutica della sauna essa è evidentemente da considerare nulla a parte il significato rituale
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che, soprattutto i popoli nordici le attribuiscono. Teoricamente si può pensare che l'eliminazione di certe sostanze organiche di struttura relativamente molto semplice come ad esempio l'alcool venga favorita dalla pratica della sauna (come in ogni forma di sudorazione).

Ma al di fuori di questo null'altro può essere attribuito sul piano terapeutico a tale pratica. Il ritenere che la stessa abbia proprio la funzione di eliminare certi farmaci e droghe assunte in epoca di molto (quindi già eliminato) precedente attraverso quel procedimento di restimolazione per il quale compaiono sul viso delle macchie rosse dalle quali la droga verrebbe espulsa, appare del tutto immotivato e non facilmente sostenibile scientificamente."

Sempre a riguardo della genesi della teoria delle "restimolazioni" i periti spiegano quale possa essere la sua base "scientifica" richiamando il c.d. "flash back" derivante dall'uso di LSD:
"Dal fenomeno del "flash back" tipico del'LSD, Hubbard estende il suo discorso addirittura a tutte le sostanze di provenienza esogena all'organismo che possono esercitare un'azione comunque tossica sullo stesso.

Da tale discorso deriva poi quello, fondamentale per la Dianetica, della restimolazione e conseguentemente della applicazione della pratica della sauna insieme alla somministrazione di sostanze vitaminiche minerali questi ultimi, da ritenere gli unici giustificabili sul piano scientifico in quanto in grado di compensare gli eventuali squilibri prodotti dalla sauna. >Come si vede tutta la teoria dianetica della restimolazione è basata su presupposti che non trovano giustificazione alcuna sul piano scientifico.

Ne deriva che gli schemi terapeutici cui ci si riferisce nella dottrina dianetica sono da considerare privi di efficacia alcuna se teniamo conto di quelle che sono le conoscenze che in merito ci derivano dalla ricerca scientifica"

L'esame dei periti si conclude quindi con l'affermazione:
"In realtà non si ha notizia alcuna dell'efficacia delle vitamine nel superamento della sindrome di astinenza, l'eventuale uso di vitamine potrebbe risultare di una certa utilità unicamente ove sussistessero carenze alimentare o nutrizionali dovute agli effetti dello stato di tossicodipendenza".
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Più in particolare, infine, a proposito della conclamata efficacia della niacina contro le radiazioni nucleari si dice:

"Ribadiamo che la niacina di per sé non protegge dalle radiazioni, ma se si tiene presente che tra gli effetti delle radiazioni sul metabolismo vi è anche quello di favorire la lipolisi mentre la niacina è un tipico farmaco ipolipemico, se ne può molto semplicisticamente derivare che la niacina è un farmaco antiradiazione. In realtà è vero solo che la niacina contrasta solo uno degli innumerevoli effetti delle radiazioni"

C'è a questo punto da evidenziare come, stante l'estrema comunanza con l'associazione di Scientology delle pratiche seguite presso i centri Narconon gran parte dei discorsi fatti in precedenza si attagliano anche all'ipotesi fatta in esame. Ci si intende riferire ad esempio al valore "indottrinante" degli insegnamenti Hubbardiani, del tutto privi quindi di una specifica potenzialità disintossicante, ovvero all'assidua opera di proselitismo imposta anche ai ragazzi tossicodipendenti o ancora alle pratiche della stesura degli O/W e delle dichiarazioni di "successo".

Alcuni imputati hanno contestato vivacemente che le pratiche nelle quali si sostanziava il c.d. "ciclo di etica" si risolvessero sostanzialmente nello svolgimento di lavori di fatica oltre che, naturalmente, nella redazione delle proprie colpe.

Sembra però che, sul punto, sia stato riportato nei capitoli che precedono più di un esempio testimoniale attestante proprio quanto appena detto (si veda, comunque più avanti nel cap. 13 a proposito del capo 39)

Per semplice memoria sembra sufficiente richiamare le parole dei testi D. (cfr. vol. 34), R. (cfr. vol. 36), C. (cfr. vol. 34) e B. (cfr. vol. 34), riportando ancora invece, quanto affermato da M.:

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"...Durante lo studio vi era tutto un comportamento al quale bisognava attenersi e chi commetteva errori veniva sottoposto ad una punizione di etica consistente in genere in pulizia dei locali e dei tavoli oppure nell'accusarsi per iscritto dei pensieri cattivi che erano passati per la mente circa la scienza dianetica... A volte riuscivano anche a convincermi che, oltre a quelli da me attribuitimi, avevo fatto anche altri "peccati" e mi mandavano a scriverli... dopo aver scritto quelle che dovevano essere tutte le mie colpe e dopo che, secondo quanto mi si diceva, L'E - Meter aveva confermato che non ero colpevole d'altro, venivo ammesso a continuare lo studio, dopo che avevo scritto una dichiarazione in cui sostenevo che grazie alla Dianetica avevo ottenuto un "Successo", che veniva messo in un fascicolo segreto personale... successivamente CL. andò via mentre BA. e la FU. andarono a Milano a scontare una punizione di etica (consistente nel pulire per un mese i locali di Milano dell'associazione)"
A proposito degli Overts (O/W) dei quali come forse già detto si ha copiosa prova allegata ai vari rapporti dei CC. giova rammentare un fatto singolare.

Risulta infatti da un paio di rapporti inviati per conoscenza anche a questo G.I. che ragazzi denunciati alle Procure competenti per aver confessato, nei noti O/W fatti penalmente rilevanti ed individuabili nello spazio e nel tempo, una volta incriminati e interrogati, hanno riferito che quelle dichiarazioni erano frutto della fantasia determinate cioè dall'esercizio stesso cui essi erano tenuti presso i centri Narconon, il quale prevedeva, tra l'altro, una sorta di immersione fantasiosa in certe realtà problematiche.

Solo sul punto dei rimborsi non sembra di essersi soffermati adeguatamente nel sottolineare come, ancora una volta, si riscontrino da parte della associazione gli stessi atteggiamenti evasivi più volte sottolineati anche nel paragrafo che precede.

In particolare si ritiene di dover richiamare l'attenzione ancora una volta sulla ricca documentazione acquisita presso Le. e Zu.. A titolo solo esemplificativo si rammentano l'all. 6

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gruppo 5 cart. 101/50 ovvero l'all. 6 pacco 7 cart. 122/1 (cfr. vol. 72) nel quale ultimo ad esempio si ha un tipico esempio di manovra dilatoria. La sintesi di quel carteggio infatti è che il soggetto che abbia avanzato domanda di rimborso viene invitato confermare tale volontà ed in caso il concetto venga ribadito allora si rinnova la richiesta ponendo un termine di decadenza per... l'accettazione, di modo che se, malauguratamente, il soggetto non confermi per l'ennesima volta l'intento già più volte espresso di ottenere il risarcimento, il suo silenzio gli viene quindi opposto come una sorta di implicita manifestazione di volontà di recedere dalla richiesta di rimborso stessa.

Altra tecnica ricorrente, specie in questo settore di Narconon, è quella di inviare lettere dal tono vagamente indignato nelle quali si rammenta a colui che abbia chiesto il rimborso che ciò che egli aveva versato era una "donazione" vale a dire una sorta di "contribuzione per servizi pastorali" che quindi come tali non dovrebbero essere richieste in restituzione. Di fronte alle insistenze del richiedente le missive assumono allora il tono di generosa concessione per cui, pur rimarcandosi il fatto che la donazione in sé non sarebbe rimborsabile, si dice che ciò viene fatto ugualmente perché è "prassi comportarsi con la massima correttezza e definire ogni controversia con la soddisfazione degli associati dissenzienti" (cfr. all. 3 cart. 109/26 vol. 70; cart. 95 seq. Zu. vol. 39) e ancora sempre sullo stesso tono la documentazione contenuta nella cartella 209 (cfr. vol. 39) ove si nega il rimborso a tale L. F. che ha pagato 2.550.000 lire per 4/5 giorni di permanenza in un centro, sull'assunto che la somma versata era una donazione e dello stesso tenore è la lettera contorta contenuta nella cartella 254 (cfr. vol. 39).

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Infine a dimostrazione ulteriore di quanto sviluppato anche nel capitolo 6 par. 6 circa le pretestuose inadempienze dell'associazione di Scientology occorre rilevare che esse si verificano con lo stesso stile anche nel settore Narconon. Ed infatti dalla cartella 239 (cfr. vol. 39) si apprende dell'invio di una serie di lettere circolari a tutti i creditori per giustificare la loro inadempienza con la chiusura del centro Narconon di S. Quirino.

Con la stessa logica secondo la quale questo G.I. è stato, per così dire, ritenuto responsabile di inadempienze a macellai e fornitori inviati per esigere il credito dopo la chiusura della Chiesa di Scientology di Milano o di altre città, analogamente, nella specie, ci si atteggia come se la sopraggiunta impossibilità ad adempiere fosse da attribuirsi a terzi implicitamente da ritenersi responsabili della chiusura del centro. Non si specifica però, nelle missive in questione, che la chiusura è stata determinata da una precisa ordinanza comunale di sgombero per violazione di norme sulla abitabilità. Come pure si specula sul fatto che i creditori forse ignorano che istituzionalmente esisterebbe un organismo, la Lega, che giustifica sontuose trattenute sulle rette dei tossicodipendenti per fare appunto fronte alle difficoltà di varia natura che possano occorre ai centri oppure, per usare le parole dello ZA. a riguardo, per far sì che i centri non debbano distrarsi dall'attività loro precipua di disintossicare, con problemi di varia natura.

Tutto ciò dunque conferma ancora una volta l'abituale tendenza dell'associazione, qualunque sia il settore di azione in esame, ad eludere ogni occasione in cui si debba render conto o in termini economici o in termini più generici di responsabilità.

 
 
 
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